4000 Isole e nemmeno un goccio di mare.

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Il Laos è l’unico paese della sud est asiatico a non avere accesso al mare ma qui nel sud al confine con la Cambogia c’è un posto che chiamano le 4000 isole. Sono quelle del grande Mekong che ci accompagna da quando siamo entrati. Si dice che nella stagione secca sia il numero di isolotti che sbuca fuori dall’acqua a noi tocca fidarci visto che il fiume è bello gonfio.

Arrivare qui c’è costato 17 ore di bus con due pause di mezz’ora. L’unica cosa divertente è stata quando le signore del ristoro hanno chiesto di farsi una foto con Max e Mael che qui sono delle star per via dei capelli. Arrivati in stazione alle 2 del mattino non c’era più mezzo per allontanarsi. La prospettiva era di vagare tutta notte nella sozza e buia periferia di Pakse o dormire sulle panchine della stazione insieme a bestioline varie e varia umanità, la clemenza dell’autista ( si c’è ne uno solo che guida per 17 ore ) ha fatto si che dormissimo sul bus con lui, il suo tutto fare ed altre due passeggere che già si erano sistemate. Non è stato il miglior riposo possibile ma l’alternativa era da brivido e la situazione era così imbarazzantemente disperata che mancavano solo due tipi col sombrero a dirci – Turista fai da te? ahi ahi ahi ahiii- ( se non l’avete capita chiedete a mamma e papà. Avete meno di 30 anni )

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sogni d’oro

Pericolo scongiurato ci svegliamo all’alba e scopriamo che di fronte parte un tuc tucone, in realtà un camion con delle panche, che porta fino all’imbarco per le isole. Allora forse Dio c’è davvero è si diverte a mandarcene una cotta e una cruda. Dopo il tragitto drammatico e il finale a sorpresa è arrivata quella “cotta”.

Due sono le isole abitate, Don Deth e Don Kong, ci fermiamo sulla seconda prendendo la barca dalla riva dove il tuc tuc ci ha lasciato, è la più grande e ci sono una miriade di guest-house e bungalow. Il lato più bello è quello del tramonto e dato che è bassa stagione non abbiamo difficoltà a trovare posto.P1060004_1280x719 Camera molto spartana con due belle amache davanti e la promessa di un tramonto incluso nel prezzo. Intanto però s’è fatto pomeriggio e se li fra qualche ora ci sarà il tramonto puoi star certo che qualche ora prima avrai il sole dritto in faccia. Fa un caldo, un caldo tale che siamo costretti ad andare a passeggiare. Anche qui non troverete ne Caravaggio ne il peggiore dei suoi allievi. Qui oltre a lavorare per i turisti si coltiva la terra e si porta il maiale o il bufalo a pascolare tenendolo al guinzaglio con una cordina.P1050802_1280x719 Ci sono parecchi bambini in giro a piedi, in bicicletta e immancabili, sul motorino. Al centro dell’isola gli alberi tropicali giganteschi di cui siamo davvero innamorati e risaie.

Questo luogo è famoso tra i backpaker, quei giovinastri che girano il mondo con lo zainone e i piedi sporchi, perché costa poco, fanno i full moon party ( festa di luna piena ) e perché si può fumare liberamente. Se stavate già prenotando il volo per quanto avete appena letto vi dobbiamo smontare. Non c’è niente di tutto questo ed il mondo si evolve più in fretta di quanto facciano le guide turistiche. Si c’è un bar, gestito da occidentali, dove ti sdrai per terra su dei cuscini, ci sono delle specie di Nargilè sulle delle mensole e una TV che trasmette a ruota episodi della serie Friends in lingua originale dove Joey e Chandler hanno sempre 30anni, per i suoi avventori silenziosi e sonnacchiosi tutti rivolti religiosamente verso lo schermo. L’atmosfera non ha nulla di trasgressivo o estremo anzi è molto più cool e rilassata che altro. L’unica cosa “rock” dell’isola uscirà la sera stessa dall’ipod che ci siamo portati da casa, collegato alle casse del ristorante indiano vicino a dove abitiamo ( dopo tanta lagna nelle orecchie ne avevamo bisogno ), l’altra trasgressione è la onnipresente Birra Lao che con questo caldo sembra persino buona. Agli amanti consigliamo la Dark Lao, unica variante scura e con toni di caffe e cacao (come piace ad Antonella)

Il tramonto.

A fine giornata la promessa è mantenuta e ci si trova in parecchi ed in silenzio sulla terrazza di legno a guardare il sole che scende. L’orizzonte è ampio, i colori sfumano in tutte le tonalità tra il giallo e il viola e lontano si vede una colonna di pioggia cadere dritta dalla nuvola al fiume. I più giovani Mael e Max, i più vecchi Raffaella e Giordano.P1050818_1280x719

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lontano si vede una colonna di pioggia cadere dritta dalla nuvola al fiume

I ragazzi attorno parlano a bassa voce e fanno sospiri che terminano in un sorriso sereno . Con l’aria che esce dai polmoni escono anche demoni di una vita così diversa da qui. Molto più comoda ma molto più stressata, migliore ma peggiore. Noi non faremmo a cambio ma questo momento cerchiamo di assaporarlo. Lontano si sente il fragore delle cascate che sbarrano la risalita del fiume tra un isolotto e l’altro.

Trascorriamo qui un po’ di tempo per poi trasferirci sull’isola vicina dove ci assicurano un esperienza più “ autentica”. Potremmo arrivarci attraversando il ponte che i francesi hanno costruito negli delle colonie

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il ponte della ferrovia dei francesi, le rotaie vendute da un bel po’

ma preferiamo farlo in barca. Prima però bisogna ritirare dei soldi per pagare l’alloggio a Don Kong. Non vi abbiamo detto che qui non c’è il bancomat?

Tocca andare al molo aspettare che una barca si riempia, attraversare, tornare al paese dove l’autobus ci ha lasciato, ritirare i soldi e fare il percorso nell’altro senso. Parto solo per la missione che mi costerà un paio d’ore più che altro passate ad aspettare, sulla barca chiacchiero con due ragazzi italiani che vengono da Ferrara, lei è in viaggio da più di un anno e non tornerà prima di Natale, lui, Riccardo, è un amico che in vacanza ha deciso di fare un pezzetto di strada con lei e torna a casa dopo domani. Non solo è dello stesso posto da cui siamo partiti noi ma è solito andare a farsi una birra al Clandestino il pub sotto casa dei 4. In passato ci era già successo di incontrare un compagno delle elementari nel centro di Parigi, un ex-collega passeggiando per Central Park a NY ma mai un ferrarese in canoa.

Don Deth

L’altra isola in effetti è ancora più selvatica. La luce per strada non c’è e la strada è terra battuta. Affittiamo 4 bici per 3 giorni e a Mael tocca arrampicarsi su una bici da adulto abbassata al massimo, per fortuna gli adulti in Laos non sono poi così alti ma ogni volta che si ferma gli tocca saltare giù. A parte qualche piccolo incidente ed imprecazione ci porteranno dove vogliamo andare. Visitiamo il tracciato della vecchia ferrovia dei francesi, la giungla e le cascate. Queste ultime non sono alte ma estesissime ed hanno la portata d’acqua più grande di tutto il sud est asiatico. Il rumore è fortissimo e la corrente impressionante. Un bello spettacolo con un extra. Nel parco delle cascate c’è un grande bar con una spiaggia sul fiume attrezzata, qui cercano sempre personale occidentale quindi se in Italia non trovate proprio niente fate un salto qua chissà che un anno lontano da casa non vi faccia venire l’idea che cercate.

P1060005_1280x719Il Maekong è marrone e qui particolarmente perché l’acqua ha appena fatto il salto ma il caldo è tale che Max e Mael un pezzo alla volta finisco per fare il bagno. Corse e tuffi, il fiume che pochi metri più in la è rapide e corrente in questa ansa è placido e basso, sembra invitare i bambini a giocare un po’ con lui e loro non si fanno pregare.tuffo2_1280x361

Anche questi giorni trascorrono al ritmo del Laos, si va a mangiare e dopo aver ordinato qualcuno parte in bicicletta a fare la spesa. Una volta c’è capitato di vedere addirittura la cuoca andare a chiedere in prestito la pentola al ristorante affianco, i fuochi comunque sono 1 o 2 dunque se siete 3 non mangerete mai insieme, qualche volta non arriverà nemmeno quello che avete chiesto perché i Lao vi diranno – Sì- anche quando non hanno capito per paura di offendervi ma qui non serve agitarsi. Questa gente è mite e ignorante, un salto indietro nel tempo fino all’epoca, non tanto lontana, in cui ad essere così erano i nostri nonni e bisnonni, cresciuti sulla terra con le poche nozioni che gli servivano per affrontare il loro mondo. Un mondo tanto piccolo che lo si poteva percorrere in bicicletta. Noi abbiamo avuto 100 anni e ancora fatichiamo a capirci qualcosa del “progresso” . In Laos abbiamo visto un villaggio che ha la luce da 6 mesi, dal 2014 le loro banche fanno prestiti anche ai privati e tutta una famiglia ( quella allargatissima ) si tassa per comprare una macchina che vale più di casa loro, i giovani navigano su internet dal telefonino ma non sanno contare e quando c’è una TV accesa in un posto sono tutti ipnotizzati e nessuno in quel posto vi vede.L’ideologia, buona o cattiva, non c’è più e con lei sono spariti anche i padri padroni del Partito che ormai preferiscono occuparsi dei loro business da milioni con i cinesi e questa gente si trova come un bambino con una stanza piena di dolci senza nessuno che gli dica quando è ora di smettere.

Stasera vediamo l’altra sponda del Mekong e quella è la Cambogia. Un altra frontiera che attraverseremo via terra con un po’ d’ansia e già un po’ di nostalgia per questo paese così bello che lo vorremo immobile ma dove al contrario le cose cambiano ad una velocità folle. Folle per noi cresciuti in Europa e in Italia dove tutto e discussione, dibattito e conservazione. Infondo progredire vuol dire andare avanti ma noi “progrediti” ne abbiamo una paura fottuta. Non possiamo che fare gli auguri a questa gente incosciente nel senso buono e ricordare  questo paese così come lo abbiamo visto perché se mai ci torneremo sarà sicuro molto diverso. In fondo anche il nostro viaggio deve progredire quindi da domani sarà un altra storia da imparare e tanta strada da percorrere. Tanto voi ormai lo sapete cosa fare … seguiteci

 

11 comments on “4000 Isole e nemmeno un goccio di mare.Add yours →

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  1. Mamma mia, non ho parole per ringraziarvi. Il tempo che ci dedicate raccontandoci dettagliatamente la vostra avventura è un vero regalo. Le immagine del tramonto sulle rive del Mekong, la foto di Max che corre spensierato nel fiume, il volto di mael baciato dalla luce di un sole che pian piano cede il posto all’oscurità mi riempiono il cuore di emozioni.
    Dopo il vostro rientro dovrete scrivere un libro e sono certa che diventerà un Best seller!

    1. grazie ma dopo questi complimenti dovremmo regalartelo come minimo, più la copia che ci compriamo per noi…. non sarebbe un gran affare 🙂

  2. che belli questi racconti, la pausa é finita ed a causa vostra ho una sola voglia passeggiare lungo il mare denza pensare a niente.
    PS Max sei bellissimo sembri un atleta !!!

  3. Ciao a tutti voi e grazie dei bellissimi reportages che ci mandate! E’ una bella avventura che vivete con lo spirito giusto, di curiosità e adattamento, vi ammiriamo!
    Costanza, max, Clelia

    1. Ciao Costanza Max e Clelia,
      Grazie a voi che ci seguite, ci fa davvero un immenso piacere sapervi al nostro fianco.
      Un abbraccio
      I4

  4. Vi seguo con affetto anche se non ci conosciamo, visti di sfuggita tra piazzola e l’altra, ho visto giocare Max e Mael a nascondino nella roulotte della zia Lella, e pensavo proprio ieri che era un po che non vi leggevo, di pause ne dovute fare tante per mettermi in pari con i km che avete percorsi quando non riuscivo a connettermi 🙂 grazie, grazie perchè è bello viaggiare con voi e scoprire attraverso i vostri occhi cose che sai essere vere, ma fino a quando non te le racconta qualcuno che puoi vedere , a cui puoi stringere la mano sembrano impossibili. buon viaggio e grazie ancora perchè mi portate con Voi

  5. Post fantastico. Per le fotografie raccontate, oltre a quelle reali, e per il vostro spirito itinerante che mette in vibrazione le corde dentro ad ognuno di noi. Complimenti

    1. Grazie Matteo, le vibrazioni che percepiamo attorno a noi sono talvolta molto forti, siamo felici che arrivino fino a voi con il blog.
      Ti mandiamo un’onda di saluti.

  6. Bellissime foto e racconti emozionanti !!! Grazie. Ps. non vi chiedo di riportarmi una dark lao solo perché avete poco spazio negli zaini. Vi voglio bene ragazzi !!!!