Corri ragazzo laggiù vola tra lampi di blu. Ovvero quando i Vegani non erano dei vegetariani e invadevano Tokyo

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Akihabara
Akihabara

Un post intero dedicato al papà di Pippo.

Chi negli anni 80 aveva l’età di Max, di Mael o poco meno ha respirato Giappone, mangiato Giappone, giocato Giappone. Tutti i personaggi di cartoni animati e giocattoli nascevano li senza nessuna vergogna della loro provenienze. Una piccola bambina cresciuta sulle Alpi di nome Heidi aveva la faccia da giapponese. Quando Raffaella e Giordano erano piccoli il più forte lottatore del mondo era giapponese, l’unica squadra di calcio che potesse battere il Brasile di Pelé era giapponese, se mai un mostro doveva arrivare sulla terra sbarcava a Tokyo, un’invasione di extraterrestri tipo i vegani del pianeta Vega? Cominciava dal Giappone.

Tutte le razze ostili che arrivavano da noi dopo aver attraversato l’infinito universo atterravano a Tokyo in Giappone. Per fortuna o semplicemente per l’alta domanda di salvatori del mondo che c’era in quell’area, a Tokyo abitavano tutti insieme: l’uomo Tigre, Doreimon, Goldrake, il Grande Mazzinga, Gig Robot d’acciaio, Gundam e chissà quanti altri. Se uno era di riposo c’era sempre nei paraggi un robot alto 20 metri pronto a menare il povero alieno che si era fatto un paio di galassie a piedi per crepare in neanche mezzo episodio.

Poveri Vegani fossero atterrati a Comacchio sarebbe stato tutto più semplice per loro, e noi saremmo tutti a cavolfiore e insalata da almeno 30anni.

La torre di Tokyo. Gli UFO volevano sempre buttarla giu
La torre di Tokyo. Gli UFO volevano sempre buttarla giù

Nei nostri scambi di messaggini con l’Italia ci arriva una richiesta. Mandare al papà di Pippo una foto del Gundam scala 1:1 che difende il centro commerciale di Odaiba, scopriamo che è davvero vicino a noi e così la monorotaia ci porta fino a questa area commerciale gigantesca dove si trova anche una ruota panoramica simile al Londoneye ma più piccola (la seconda al mondo) e un Statua della Libertà ma più piccola (la seconda al mondo) . Usciti dalla stazione camminiamo e camminiamo, l’area é grandissima e non lo troviamo. Non riusciamo a trovare un Robot samurai di 18 metri.

La guardia giurata di un immobile ci vede passare con l’aria dubitativa di chi cerca ed esce dalla sua guardiola. Ci fa’ – Gandam ?- Lo guardiamo – #@%^@ ロボット….? Gandam?-

Ma certo. Ci chiede di Gundam solo che lui lo pronuncia all’americana con accento giappo.

-Yes. Gandam!- rispondiamo.

e lui -@#%$@&*こんにちは背後に右ここロボットガンダムを試してみて、観光客^^, @#%$#@*! – La spiegazione va avanti un po’ ma invece di ascoltarlo ci basta seguire la sua mano a paletta che da destra gira attorno ad un palazzo immaginario, quello di cui lui é custode. Diventiamo la mano della guardia e facciamo la parabola attorno al palazzo, quello reale, e infatti eccolo sbucare dietro gli alberi . La reazione dei ragazzi è tipo -mh carino- La reazione di Giordano e più tipo – Nooo dai! –

non ci essendoci più i cattivi di una volta si deve essere riciclato nella security.
non ci essendoci più i cattivi di una volta si deve essere riciclato nella security.

Eccolo li, un “vecchio” amico d’infanzia che qualche coetaneo diventato 40enne s’é divertito a realizzare. Max e Mael non hanno mai visto quei cartoni animati dunque per loro non é così fico come meriterebbe ma qui in Giappone non ha mai smesso di esistere e ci sono comitive di tutte le eta che vengono a farsi un selfie. È stato messo qui  nel 2010 per festeggiare il 30esimo anniversario della creazione del personaggio e poi gli è successo quello che spesso accade ale cose grosse appoggiate li per poco. La gente ci si è affezionata e nessuno ha più avuto il coraggio di spostarlo. D’altronde anche noi abbiamo dormito più tranquilli da quella notte sapendo che c’era Gundam a proteggerci a qualche fermata di metro da casa. La replica é davvero opera del perfezionismo di questa gente tanto da sembrare che debba animarsi da un momento alla altro.

Quando eravamo piccoli questi erano i Vegani
Quando eravamo piccoli questi erano i Vegani

Insomma se siete vegetariani, fruttariani o vegani non ci passate da Obaida non si sa mai che Gundam non conosca la differenza.

Akihabara

Manga, videogame e tecnologia sono l’immagine della parte moderna di questo paese e niente le esprime e concentra meglio del quartiere di Akihabara, dunque saltiamo nuovamente in metro.

Star Wars esce il 17 Dicembre ma qui La Forza è già schierata
Star Wars esce il 17 Dicembre ma qui La Forza è già schierata

Già dentro alla stazione il quartiere é cominciato. Negozietti anonimi vendono gadget di vario tipo per computer, tablet e cellulari ma é appena fuori che i colori si sovrappongono selvaggi e senza regole. I palazzi fanno a gara per rubare il vostro sguardo dunque la salagiochi della SEGA di 8 piani é un rettangolone rosso fuoco con la scritta della marca dei videogiochi in blu, affianco e intorno personaggi di manga coloratissimi coprono gli altri palazzi. Il corso principale é pieno di neon e di luci. Dal frullatore alla stampante in 3D c’é davvero tutto.

C'è di tutto. Cuffie con microfono da super Gamer
C’è di tutto. Cuffie con microfono da super Gamer

Noi non cerchiamo niente in particolare, abbiamo fatto voto di non comprare niente anche perché un ricordino in ogni posto ci raddoppierebbe il bagaglio che già così é pesantuccio. Le salagiochi con le palline che scendono e rincoglioniscono per il rumore, una sorta di slotmachine locale che non siamo riusciti a capire. Elettronica ad ogni angolo, in molti posti si può provare così Max e Mael ci mostrano una nuova tecnologia straordinaria l’Oculusrift, indossi un casco e delle cuffie e sei completamente immerso in un mondo a 360 nel quale puoi interagire. Aspetta un momento. Ma questa è la realtà virtuale. Me l’hanno promessa per tutti gli anni ’90, doveva rivoluzionare il mondo e adesso cercate di rifilarla ai miei figli come una cosa nuova?

" Are you talking to me? " in realtà virtuale
” Are you talking to me? ” in realtà virtuale

È comunque divertente, tranne per Raffi che ne ha subito la nausea. Max accanto sta correndo in macchina su un computer che a 3 schermi, un sedile da auto, volante e tutto il resto, il commesso mi assicura che “offre la migliore esperienza di gioco” , si, se la cameretta del bimbo é abbastanza grande da parcheggiarci un video gioco grande come una Panda sicuramente. In un negozio vendono solo materiale per costruire robot, non di 18 metri certo ma si trovano motori, ingranaggi, cervelli programmabili, piccoli pannelli solari, piastre di metallo. Chi viene qui non ha le istruzioni, si compra i pezzi ed inventa. Poi ci sono i negozi di carte, quando Max vede Card World tocca fare un giro. Sono 4 sale una sopra l’altra che espongono migliaia di carte di ogni gioco possibile. All’ultimo piano dei tavoli e gente che gioca, giovani ma non tutti giovanissimi. Qualcuno é uscito dal lavoro e ha ancora il badge con la sua foto e il nome della ditta attaccato al taschino della camicia.

tokyo - Lumix A1 (152)

Nelle vie più piccole laterali delle ragazze vestite come personaggi dei cartoni o cameriere dell’800. promuovono dei bar dove queste ragazze ballano e cantano con vocine stridule, pare esistano anche versioni maschili ma noi non li abbiamo notati. Non succede niente di osceno tanto che in questi bar che si trovano al secondo piano si può vedere dentro dalle finestre, non riusciamo però a capire quale sia la parte che attira così tanto la gente ad andarci, pare che faccia tutto parte della cultura dei manga, i fumetti e cartoni giapponesi che sono diffusissimi anche tra gli adulti. A noi manca una chiave per capire e dunque resterà un mistero buffo e bislacco.

Anche ad Achihabara dopo le 5 tanti piccoli bar si riempiono di colleghi d’ufficio e amici che si fermano un po’ o un bel po’ prima di tornare a casa.

Ancora una volta ci rendiamo conto che qui ci piace perchè nonostante tutto non é poi cosi difficile da capire, non é poi così lontano da noi. Ci sono punti di riferimento comuni, c’é questa cultura alla quale siamo stati esposti dalla TiVù e viceversa ci sono codici e usanze tutte occidentali che loro hanno assunto e digerito da anni. Chi parla del rischio di appiattimento della mondializzazione ha sicuramente ragione ma noi ci chiediamo se non sia anche un bene visto che ci avvicina e dunque allontana i conflitti dovuti alla totale incomprensione. Noi cresciuti in mezzo al Mediterraneo siamo molto più simili ad un Giapponese che vive e lavora a Tokyo piuttosto che ad un Tunisino che vede ad occhio nudo la costa della Sicilia quando c’é bel tempo. Facciamo meno fatica ad accettare e comunicare con una persona che è nata a 9000km da Roma in una cultura che frequentiamo da appena 50 anni piuttosto che uno nato a 600km da Roma e la quale cultura si incontra e scontra con la nostra da prima Annibale e Scipione. Dunque se la mondializzazione ci fa un torto Il più grosso è quello di affratellarci a gente lontanissima allontanandoci da quelli che sono così vicini da poter quasi arrivare da noi a nuoto.

Continuiamo il nostro giro dentro e fuori dai negozi, le sale giochi e per strada. In effetti è tutto pieno di piccole curiosità ma niente che non possiate trovare in una grande città italiana, lo spettacolo più bello è quello delle luci. Abbiamo fame e questa volta riconosciamo il “bancomat” degli ordini fuori dalla porta del ristorante dunque brodino con funghi e tofu, una tazzona di riso bianco e sopra manzo e cipolle. Entriamo ci sediamo e non si sa come capiamo che i nostri vassoi sono pronti quando il signore dietro al bancone ci chiama -@#%$@&*^^誰が注文したことはスロップです, @#%$#@*! –

-Si belo, arrivo!.- Buono abbiamo fame.

Domani l’esplorazione arriverà più lontano. In questo viaggio siamo già stati a casa di un re, sua maestà Bhumibol Adulyadej Ramadhibodi Chakrinarubodin Sayamindaradhraj Boromanatbophit, ( Rileggilo cliccando QUI ) . Questa volta andremo direttamente a casa di un imperatore ma che dico di un Dio. Allora pensando a quanto era inadeguato il  nostro abbigliamento in Tailandia a casa del Re ci chiediamo: ma come ci si deve vestire per andare a casa di un Dio vivente… se ci volete accompagnare tirate fuori il vestito buono e… seguiteci.

2 comments on “Corri ragazzo laggiù vola tra lampi di blu. Ovvero quando i Vegani non erano dei vegetariani e invadevano TokyoAdd yours →

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  1. WOW!!!
    Il papà di Pippo vi adora!!!
    Grazie per questo bellissimo post!!
    Anche la seconda parte dedicata a Star Wars ci è piaciuta moltissimissimo!!!
    Adesso su WA vi mando io una fotina del mio anticipo di regalo di Natale.
    Besos
    Betta e Cla

  2. Bello parlare di supereroi e vedere per una volta che ad essere sbigottiti non siamo noi ma i nostri figli!!!
    …che meravigliosi ricordi…
    Grazie, come sempre!
    Sarah