Coyotes, fantasmi e miniere d’oro… vivere nel deserto

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Usciti da una curva si apre davanti al nostro Ford una valle. Il paesaggio brullo e grigio fatto di pietre e polvere ad un certo punto è interrotto da grandi dune non più gialle come quelle di Kelso ma grigie. Sono davvero grandi e ci immaginiamo i pionieri che arrivati qui, dopo giorni nel deserto si trovavano davanti queste montagne di sabbia con la sola possibilità di aggirarle. Questa è la Death Valley. Morta solo per gli uomini dato che qui vivono molti animali e piante che hanno sviluppato sistemi infallibili per sopravvivere. Con il nostro “carro” moderno è tutta un’altra storia arriviamo fin sotto le dune con l’aria condizionata, i vetri fumeè e la consapevolezza che nel nostro frigo c’è acqua, Coca e due bottiglie di Sierra Nevada IPA fresche, ambrate e profumate di luppolo . Parcheggiamo e cominciamo ad arrampicarci sulle dune, ormai uno dei nostri paesaggi preferiti. Superati la maggior parte dei turisti decidiamo di continuare oltre, si vede una splendida duna dalla quale Max, Mael e Giordano DEVONO assolutamente rotolarsi. Raffaella ci aspetterà lì.

Raffaella ci aspetta sulla duna in compagnia del Sole
Raffaella

Il suo amore per il sole la fa sedere sulla sabbia a godersi un po’ di silenzio mentre gli altri 3 si allontanano. Le dune hanno il potere di assorbire i rumori così dopo poco le grida di Mael e Max scompaiono dietro un’altra onda di sabbia.

Un onda di sabbia
Scompaiono dietro un’onda di sabbia

Scalarle è faticoso come camminare nella neve ma quando si è in cima è una sensazione rotolarsi giù a salti e capriole. La sabbia entra nelle orecchie riempie i capelli si infila persino nelle mutande e solo una doccia la può far partire veramente ma è un divertimento così semplice da far tornare bambino Giordano e trattenere gli altri 2 in questo stato ancora un poco, prima che i doveri li costringano a crescere. Dopo essersi impanati per bene i 3 strisciano lungo le dune per sorprendere Raffaella alle spalle come veri Apache. La spiano sdraiati dall’alto della duna ma quando danno l’attacco vengono subito scoperti. Del resto non si sono mai visti gli Apache vincere.Coyotes (2)

Il bello di viaggiare con la nostra piccola casetta è che possiamo orientare la finestra della nostra “sala da pranzo” dove ci pare così anche oggi possiamo pranzare con di fronte uno spettacolo della natura. Passiamo la giornata ad esplorare i dintorni ed in una sosta pipì in mezzo al niente Max è incuriosito da una montagnetta di pietre si avvicina e, nascosta sotto, trova una scatola di metallo verde militare tipo quelle che servono a contenere munizioni, la apriamo e scopriamo di avere trovato un Geocach senza volerlo. Geocach è un gioco di cui ci aveva parlato Anais in Malesia e che abbiamo praticato a Tokyo. E’ una caccia al tesoro planetaria dove la gente nasconde scatole microscopiche o grandi e da degli indizi agli altri per trovarla e lasciare un messaggio o un oggetto. Noi scriviamo qualche frase e l’indirizzo del nostro sito su due piccoli cimeli recuperati a Las Vegas e prendiamo in cambio un piccolo bossolo vuoto. Nel frattempo si ferma un fuori strada e scende un signore che con un accento pazzesco ci chiede: -Do you know who I am?- (sapete chi sono?). Naturalmente la risposta è -No-. Non ci dice chi è ma fa un’altra domanda: -cosa state facendo?- il tono e il viso non sono cordiali così Giordano sorridendo spiega cos’è il Geocach e mostra cosa abbiamo trovato, la nostra dedica e quella di tutti gli altri che lo hanno trovato. La data più vecchia è di 5 anni prima dunque quel signore che ci dice di abitare li vicino (ma li vicino dove visto che attorno non c’è che il nulla?) passa da quella strada tutti i giorni e non s’è mai fermato a curiosare. Anzi ci dice che li attorno sono morte almeno 5 persone a causa della troppa velocità, e forse qualche birra. Ci indica i punti ma non si sa quanto lontani. Pensava che quel cumulo di pietre fosse una sorta tempietto ad memoriam e ci credeva dei profanatori. Chiarito l’equivoco cambia totalmente tono e si rivolge a Mael chiedendogli da dove viene, se gli piace il deserto del Nevada e via così. Il piccolo esploratore risponde sciolto con il suo inglese e quando arriva alla parola Nevada il signore burbero e simpatico lo corregge con il suo accento -Nevada?? Nooo Nvàra- allora Mael ripete -Nevada- e l’altro Nvaada, Nvaada- e Mael – Nvadaa?- ci riprova, – No nooo. NvaaRaa-. Il ping pong va avanti un po’ e ci fa sorridere tutti. A noi la pronuncia di Mael sembra uguale ma il signore ridendo fa un cenno con la mano come dire – lascia perdere- Ci saluta e chiede se abbiamo acqua con noi e quanta, tutti i locali ci fanno queste due domande. Lo rassicuriamo e cominciamo a salire per raggiungere il campground dove trascorreremo la notte. La Death Valley essendo appunto una valle è circondata da montagne. Percorriamo la strada dritta che sembra squagliarsi al sole e in fondo scorgiamo la neve della Sierra Nevada, quando arriviamo al camp fa freddo. Questo è spartano come gli altri ma completamente gratuito. Chi arriva si sceglie una piazzola, c’è il solito spazio per fare il fuoco le latrine e altri campeggiatori. Sono per lo più ragazzi della zona che salgono qui con i PickUp stracarichi di legna, le tende e le ghiacciaie per la birra passano la sera a parlare e ridere attorno al fuoco ma qui non c’è TunciaTuncia ne Techno ne Rock (esistono altri generi?).

 la strada dritta che sembra squagliarsi al sole e in fondo scorgiamo la neve della Sierra Nevada
La strada dritta che sembra squagliarsi al sole e in fondo scorgiamo la neve della Sierra Nevada

Siamo attorno ai 2000 metri dunque il fuoco non è solo per creare l’atmosfera, ci sediamo attorno con le copertine della Turkish Airline e della Emirates sulle gambe, cimeli di un viaggio che sembra già lontanissimo e ritroviamo le chiacchiere. E’ incredibile come abbiamo sempre qualcosa da dirci pur passando insieme 24 ore al giorno, eppure, ci raccontiamo di più di quanto facciamo nella nostra vita “normale”. Il fatto di spostarci col nostro mezzo e di avere sempre un riparo rende il viaggio meno stressante. Certo bisogna trovare un porto sicuro dove fermarsi ma siamo più sereni per questo motivo e per il senso di pace che ci trasmettono questo silenzio e questi spazi.

Seduti attorno al fuoco
Seduti attorno al fuoco

E’ notte fonda quando un rumore sveglia Raffaella e Giordano -Cos’è? Ma è fuori o dentro?-

Viene da dentro, sembra lo scartocciare di uno che apre un sacchetto di patatine o qualcosa di simile ma Max e Mael dormono e gli altri due si chiedono -Da dove viene?-

Nei parchi americani dove ci sono orsi e lupi i Rangers ti danno un contenitore ermetico per non far sentire gli odori, le pattumiere hanno un apertura a prova di animale ed in continuazione ti dicono di non lasciare cibo in giro. Ora c’è da capire cosa vuol dire cibo per un orso, pare che anche una saponetta o uno shampoo a 2km di distanza faccia venire alla bestiola un certo languorino.
Qui non ci sono orsi ma coyote, orsetti lavatori (tutt’altro che carini e gentili con i loro denti affilati ed una certa grinta) e topi di varie razze.

Il rumore viene decisamente da dietro. Giordano si copre ed esce malvolentieri da sotto il piumone, esce e apre il retro del furgone cercando con la torcia tra i pensili della cucina, sposta un po’ di cose usando il mestolo ma non si vede niente ne ci sono tracce di qualcosa di aperto o rotto. – Bho? Io non vedo niente sarà un topino che è scappato- come sia entrato resta la domanda alla quale non sappiamo rispondere. Non passa mezz’ora che lo scartocciamento riprende. Stessa scena, torcia puntata e mestolo prolunga dell’avambraccio solo che stavolta due sguardi si incrociano e Giordano impara che topo Gigio deve essere un topo canguro. Infatti grazie ai programmi Junior Ranger fatti insieme ai ragazzi lo riconosce. Due occhioni sproporzionati con le orecchie tonde fissano la luce immobile prima di fare un bel salto verso di essa e scappare chissà dove. Non è uno di quei topacci schifosi anzi è un cicciotto con la faccia da furbo. Capiamo cosa cercava infilando la testa nella dispensa e sentendo l’odore dei Coockies, burro, cioccolato e noccioline il nostro naso deve stare a 20 cm per sentirlo ma probabilmente tutti gli animali della valle saranno già in viaggio per il nostro camp ground. Giordano parla al topo sotto voce – Ok. Facciamo un patto. Te ne do uno e ci lasci dormire- Il poveretto aveva smangiucchiato l’involucro esterno e cominciato a sgranocchiare la plastica che contiene i biscotti ma gli restava ancora parecchio prima di arrivare al premio. Contravvenendo alle buone regole del non lasciar tracce e di interferire meno possibile con la vita degli animali, lascia un profumatissimo cookie per terra a 2 m dal van e mette gli altri dentro al frigo. Il resto delle nostre provviste sono sigillate o in scatola.

La mattina dopo togliamo il campo, il biscotto non c’è più e il topo canguro è stato di parola.

California - cell Raf382Riscendiamo nella valle attraversandola nel lato più corto a metà ci fermiamo perché vediamo dei coyote vicino alla strada. Si lasciano fotografare e guardare o forse sono loro che guardano noi. Sulla superficie dura e crepata di quel tratto di Death Valley. Dal freddo della notte siamo tornati dove il sole picchia duro.

Forse è lui che guarda noi
Dietro l’unico cespuglio forse è lui che guarda noi

California - cell Raf383In lontananza vediamo un’altra duna a ridosso delle montagne ma abbiamo imparato che quello che sembra vicino è in realtà semplicemente gigantesco e dunque lontano quindi, nonostante la voglia di cavalcare un’altra onda di sabbia tiriamo dritto vogliamo arrivare ad una miniera abbandonata. E’ un’altra storia di oro e di frontiera ma non dei temi del old west questa termina negli anni 60. Un signore lasciò la Bretagna, dalla quale viene il nome di Mael, in cerca di fortuna. All’inizio del 900 era una regione povera di pescatori umili e silenziosi paragonabile alle miserie del sud d’Italia. Questo tizio parte capita qui, ottiene una concessione, trova un po’ di oro e continua a scavare. Le montagne qui attorno sono piene di buchi riempiti dei sogni dei cercatori ma questo è diverso perché non smetterà mai. Per 60 anni lavorerà alla sua miniera quasi da solo, tranne quando impiega operai per brevi periodi. Evidentemente ha trovato qualcosa ma non l’oro, o non tanto. Evidentemente la ricerca era più importante del premio visto che lui a differenza di tutti gli altri vi restò fino alla sua morte.
Di lui oggi resta un targa che ne racconta la storia, la sua baracca, che un po’ alla volta il deserto si sta mangiando e la carcassa della sua auto, parcheggiata non vicino alla case ma qualche metro più in là vicino alla miniera. In un posto che lontanissimo da dove era nato somigliava tanto ai bretoni e quindi forse a lui: silenzioso, duro e un po’ ruvido.

La sua auto vicino la miniera e dietro la casa
La sua auto vicino la miniera e dietro la casa

Lasciamo questo posto suggestivo e malinconico col suo fantasma. Lasciamo anche il deserto, dobbiamo guidare affianco alla Sierra Nevada anzi Nvara, per un bel po’ di miglia poi attraverseremo un passo per raggiungere il parco di Yosemite. Lì abbiamo appuntamento con un tizio che ha l’aria di essere straordinario, abita vicino al parco e qualche anno fa è diventato per un breve attimo famoso per un suo video postato su Youtube nel quale commentava e si commuoveva davanti ad un arcobaleno doppio. Il video è diventato virale ed è stato visto 40 milioni di volte, da allora tutti lo chiamano  Double Rainbow Guy (il tizio dell’arcobaleno doppio).Coyotes (9)

4 comments on “Coyotes, fantasmi e miniere d’oro… vivere nel desertoAdd yours →

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  1. Ciao finalmente e’ un po’ che aspetto vostri post, anche se temporalmente scollegati dal luogo in cui siete ora.
    Chissa’ se scrivendovi qui si riallinea il vs blog con la mia e mail!!
    Il deserto e’ meraviglioso a vederlo nelle vostre fotografie e leggendo i vostri post ma topo Gigio canguro nooooo!!!!
    Da noi in casa quando Pippo era piccolo piccolo sono entrati 2 topini cugino di campagna uno ha conquistato una confezione di cantucci da 1 kg e l’altro il citofono!!!
    Un grande abbraccio e raccontateci presto dell’uomo dei 2 arcobaleni.
    Besos

  2. peccato siete stati sorpresi nella notte dal topo canguro e non abbiate avuto modo di fotografarlo…non riesco ad immaginarlo

    a presto

  3. cari i miei ragazzi,finalmente vostre notizie e che notizie,la meraviglia di questi luoghi non ha parole,solo penso quanto è grande questa nostra terra,e se penso a chi sta cercando di scoprire altri pianeti (chi sa se vecchi o nuovi)e non conosce nemmeno il nostro pianeta terra anzi nemmeno lo rispetta come si merita,mi fa molto inquietare.avevo bisogno di vs notizie ,grazie mi pare proprio di viaggiare con voi,almeno in parte.grazie y adelante muchacios,zia Gianna.

  4. Il topo canguro sembra aver affascinato un po’ tutti! Io me lo sarei portato a casa.
    Certo che Giorda ha davvero un gran coraggio!
    Le vostro foto sono bellissime, Mael e la Death Valley poi…..