Ho Chi Minh City o Saigon ?

Ho Chi Minh City o Saigon ?

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Attraversiamo a piedi la frontiera tra Cambogia e Vietnam, non ci sono macchine, qui tutti camminano con il motorino o la bicicletta a mano.

Il minibus che ci aspetta appena dopo la sbarra ci fa segno di mettere i nostri zaini nel bagagliaio, aspettava proprio noi e tiriamo un sospiro di sollievo.

La stazione è distante pochi km dalla frontiera, un po’ buia nessun turista in giro, ci accorgiamo da subito che siamo in un altro paese perché adesso riusciamo a leggere le scritte sui pannelli, i caratteri sono finalmente uguali ai nostri e ci sentiamo un po’ meno analfabeti.

Lo sleeping bus parte alle 8, ci togliamo le scarpe appena saliamo e le infiliamo nel sacchetto di plastica che l’autista ci ha consegnato, abbiamo i quattro posti in fondo, il loggione. Da lassù vediamo tutto e tutti, compresi gli schermi con Karaoke e le lucine led, rosse e  blu, che circondano tutto il perimetro del bus.

Arriviamo a destinazione con tre ore di anticipo rispetto all’orario che la signorina dell’agenzia ci aveva felicemente annunciato, potrebbe essere una buona notizia, peccato però che siano le 2:50 del mattino.

Ci troviamo cosi nel bel mezzo della notte in una stazione dei bus di periferia di una città grandissima e sconosciuta,un dejavu del Laos. Siamo a Ho Chi Minh City o per i nostalgici Saigon.

Scendiamo dall’autobus un po’ scombussolati e sconfortati e, come se non bastasse, non abbiamo prenotato nessun posto dove andare a dormire, cosi prendiamo il primo taxi che ci capita e ci facciamo portare in centro, nel quartiere numero 1 dove c’è la maggior concentrazione di Guesthouse. Cerchiamo di capire anche se un po’ assonnati, se è possibile avere una camera per quell’ora, i primi due sono full mentre il terzo ci spara una cifra davvero oltre il nostro budget giornaliero.

Non abbiamo molte alternative, dopo una breve consultazione in famiglia decidiamo di aspettare l’apertura del mattino delle guesthouse.

Per strada ci sono solo taxi e qualche scoppiato innocuo, percorriamo ancora qualche decina di metri a piedi, entriamo in un Key Market, aperto 24h/24, si tratta di un mini supermarket o drugstore se preferite, di cui è piena Saigon e un po’ tutto il Vietnam, vendono pochi prodotti alimentari pre confezionati che puoi scaldarti al microonde. In fondo alla piccola sala, vicino ai detersivi ed ai dentifrici intravediamo dei tavolini dove puoi mangiare i tramezzini congelati del banco frigo e berti un caffè, poco male decidiamo di rimanere li, assieme a noi c’è una ragazza che dorme con la testa curva sul tavolino e le cuffie nelle orecchie, non si sveglierà prima delle cinque.

Giordano crolla dopo aver bevuto mezzo litro di succo di arancia, noi cerchiamo di non fare troppa confusione e osserviamo con aria sonnolenta la meticolosità del commesso che risistema gli scaffali usando il righello, ogni barattolo deve distanziare dall’altro di soli due centimetri, non uno di più o meno, ottimo passatempo per chi ha il turno di notte.

Sadicamente ci viene in mente di fingere di cercare qualcosa dove il commesso è appena passato. Così, per vedere che faccia fa se gli giriamo barattoli e scatoline ma poi la cattiveria immaginata basta a farci sorridere e non mettiamo in atto il diabolico piano. In fondo è il nostro ospite paziente che ci tiene lì e ci da rifugio dalle nostre piccole sciagure.

Sono le 5:15, Mael ed io andiamo in avanscoperta per capire se ci sono Gueshouse aperte ma è troppo presto, in compenso ci facciamo un giro per il mercato del mattino, centinaia di persone arrivano con i loro motorini carichi di frutta o verdura, noodles, carne, pesce e quant’altro. Tutti sono già al lavoro e Mael si chiede a che ora si sono svegliati tutti per esser li alle cinque. Come ovunque qua in Asia appena sorge il sole la giornata inizia, non c’è sabato o domenica che tenga.

Lasciamo verso le sei del mattino il Keymarket, salutiamo i commessi ormai nostri amici che hanno finito il turno e ci dirigiamo verso una guesthouse consigliata dalla guida, non abbiamo voglia di cercare altrove cosi entriamo nel vicoletto e la ragazza della reception si avvicina con un sorriso per aprirci il cancello e darci il benvenuto.

Non contrattiamo neanche, il prezzo ci va bene e la camera è già pronta, sprofondiamo nei letti e ci addormentiamo.

Saigon è una città super caotica, lo sapevamo perché era scritto su tutte le guide, ma finché non ci sei non puoi davvero immaginarti fino a che punto può essere tale. Per noi la prima mezza giornata è estenuante, per le strade non c’è ordine sembra non esistere un codice della strada, tutti vanno dove possono infilarsi e i pedoni è come se non esistessero.

Famiglie intere in motorino
Famiglie intere in motorino

I motorini a Saigon sono circa quattro milioni, qui è un mezzo alla portata di tutti e tutta la famiglia lo usa per spostarsi e quando diciamo tutta la famiglia intendiamo tutti insieme, quattro o cinque persone alla volta, il più piccolo davanti in piedi poi il papà che generalmente guida e poi via via il resto della famiglia fino alla mamma che chiude il trenino e assicura tutti cercando di abbracciarsi a cintura al papà.

I motorini vanno ovunque, se il semaforo è rosso, il marciapiede è preso d’assalto, serve infatti per sorpassare tutti quelli che sono già in fila, Max e Mael sono sconvolti e noi cerchiamo di capire e studiare la migliore tecnica per attraversare la strada senza essere il bersaglio di qualcuno. Vediamo proprio davanti a noi un signore, turista, che corre per attraversare e si fa prendere sotto da un motorino allora elaboriamo la nostra tecnica osservando i locali.

Capiamo il modo di attraversare senza andare nel panico, si deve andare lentamente, ci si butta fra un motorino e l’altro, avendo fiducia nel prossimo, senza scatti improvvisi, l’importante è mai correre, facendo cosi si riesce ad attraversare senza problemi. Ci ha fatto da maestro un bambino di cinque o sei anni che era davanti a noi, pochi giorni dopo ne abbiamo avuto la riconferma da parte di alcune persone del posto.

Ho Chi Minh è una città moderna, in piena trasformazione e con cantieri futuristici in corso che però riesce a convivere con una parte ancora legata alle tradizioni, fatta ancora da mercati della frutta, da ambulanti in bicicletta, lustrascarpe, scrivani pubblici e galline che scorrazzano sui marciapiedi.

La mattina passeggiando incontriamo nel parco vicino tantissimi vecchietti vietnamiti (ma molto vecchietti) che si ritrovano per fare ginnastica, fanno movimenti molto lenti simili al thai chi ma un po’ più aerobici, ci passiamo accanto e li osserviamo con una sana invidia, vorremmo arrivare alla loro età con la stessa forma fisica. Come in ogni città il bello della sua scoperta è entrare nel lento e fluido vivere della sua gente.

Ho Chi Minh ha diversi punti di interesse, quasi tutti relativamente vicini, decidiamo di girare la città a piedi dove possibile, oppure in bus ma non è sempre facile visto che la maggior parte dei vietnamiti non parla inglese, ma non ti dicono mai no, si sforzano, coinvolgono altri si consultano fra loro. Non sempre hanno idea di cosa ti stanno dicendo o dove ti stanno mandando, ci è capitato che ci abbiano fatto salire su un bus poi dopo un quarto d’ora ci hanno ripensato e ci hanno fatto scendere nel bel mezzo dell’incrocio dicendoci che quella non era la direzione giusta.

venditrice
venditrice

Ci sono pochi monumenti importanti a Saigon e hanno un’evidente impronta francese come il teatro che assomiglia un po’ al Petit Palais di Parigi oppure la chiesa dal nome originale, Notre Dame…

Non ci facciamo ovviamente mancare il museo sulla Guerra Americana, come lo chiamano qui, la guerra del Vietnam. E’ in pieno centro, lo raggiungiamo facilmente e dall’ingresso si notano subito i mezzi di artiglieria pesante nonché carri armati, contraerei o elicotteri sottratti all’armata US durante e dopo il conflitto della guerra del Vietnam. Il museo è un’enorme struttura moderna che si sviluppa su tre piani dove all’interno ci sono tantissime foto e testimonianze di quelli che sono gli orrori di una guerra, su invasi ed invasori dai manifesti sessantottini europei e statunitensi fino alle foto degli affetti devastanti dell’agente orange sulle popolazioni vietnamite. Giordano Max e Mael eviteranno alcune sale del museo, le immagini sono troppo forti, mentre a me lasceranno un misto di senso di malessere, impotenza e orrore, difficile da spiegare.

Dior e Comunismo
Dior e Comunismo

Anche se avevamo alle spalle le immagini del Laos e della Cambogia, non si è mai pronti ad affrontare tali barbarie, sono davvero lontane dal nostro modo di pensare e dalla nostra realtà.

Ne usciamo volentieri, è un po’ brutto da dirsi ma è cosi.

Andiamo in stazione per prenotare il treno per andare ad HoiAn al centro del vietnam ma siamo sfortunati, treni stra pieni. Non ce lo aspettavamo e non ci voleva, i nostri piani cambiano rimaniamo altri due giorni a Saigon e ad Hoi An ci andremo in aereo.

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  1. Questo tratto mi è sembrato faticoso. Ma tanto leggo e gia so chr è superata. Sempre con voi. Un abbraccio