I pesci rossi di Ho Chi Minh

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Altro che viaggiar lenti. Viaggiamo alla velocità della luce e mentre leggete questo post noi siamo già in un altra epoca dove siamo tornati indietro nel tempo e sconfitto le tenebre grazie agli amici incontrati per strada e a quelli che ci accompagnano da casa ma, per l’appunto voi, eravate rimasti alla stazione di Saigon ad aspettarci (Vedi: Ho Ci Minh City o Saigon ?) ed è da li che vi riprendiamo.

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Due giorni in più a Saigon sono stati tutto sommato piacevoli. E’ una città strana, pulita ma incasinata di traffico di motorini che vanno ovunque e quando non bastano più la strade invadono i marciapiedi. Per chi ha guidato scooter in giro per Roma come Raffaella e Giordano dovrebbe esserci una certa abitudine eppure, persino l’anarchia della capitale a confronto é una timida irriverenza.

Partire in aereo per la prossima tappa è una piccola delusione ma davvero non ci aspettavamo che i treni fossero così gettonati anche visto il fatto che costano più o meno quello che costa un aereo ma impiegano 15 ore invece di una.

La nostra meta é Hoi Han un città sulla costa a metà del Vietnam e per arrivarci atterriamo poco lontano a Danang. Sul volo facciamo amicizia con un giovane business man che ha l’ufficio appunto a Danang ma che gira molto tra la capitale, Saigon e qualche volta la Thailandia. Ha voglia di raccontarci del suo successo ed è colpito dal nostro racconto ma poi dopo aver chiesto a Giordano del suo lavoro, non capisce perché non ne approfitti per fare un po’ di scouting, un po’ di visite a potenziali clienti.

– Potresti stare con la famiglia una settimana e passare 3 giorni a visitare clienti- suggerisce.

Proviamo a spiegargli il senso di un viaggio come il nostro, dell’andare piano (si fa per dire), di mettere in pausa la vita “reale” per esplorare un’altra vita possibile che non risponda alle regole tradizionali o imposte dalle convenzioni ma, è come se il suo business English non contenesse quelle parole, quei verbi, quegli aggettivi. Semplicemente non capisce ed insiste che potrei approfittarne. Lui vede una straordinaria occasione di fare un po’ di soldi e non ha torto, e noi cerchiamo di spiegargli che vorremmo vivere con meno. Noi siamo i nipoti del consumismo che hanno avuto tutto e ora cercano di rallentare e lui è nipote di un comunismo che non ha avuto niente tranne belle promesse ed adesso finalmente vede la possibilità di AVERE. Non può capirci e probabilmente ci giudica come dei viziati scansafatiche.

Ci lasciamo non prima che ci abbia dato il suo biglietto da visita. Giordano non ne ha con se per ricambiare e, di nuovo, vediamo lo sguardo di uno che si chiede se chi ha di fronte ha davvero messo in pausa un lavoro e una vita attiva o è semplicemente nato ricco.

Arriviamo a sera e il taxi attraversa questa città nella metà esatta del Vietnam. Non è ne importante come Hanoi ne grande come Saigon, ma sfoggia grattaceli moderni,  ponti futuristici e un poco kitsch. Ci porta alla GuestHouse che abbiamo prenotato prima di partire. Un altra notte in un drugstore non si poteva proprio fare. Costa poco, è abbastanza vicina all’aeroporto e domani mattina vogliamo andare presto alla stazione per prenotare il biglietto del treno fino ad Hanoi per poi partire  5 giorni a Hoi Han che dista 40 minuti di macchina. Questa volta non vogliamo rinunciare al treno a cuccette, un mezzo di trasporto che da noi è destinato a sparire per sempre a favore di ben più pratici treni veloci. E’ ancora una volta la velocità che cerchiamo di battere non perché non sia bella, anzi, ma perché è ancora più bella quando la possiamo scegliere e non ci viene imposta.

Superiamo alberghi e guesthouse e ci dirigiamo in un aerea più residenziale ma non strepitosa, ci sono pochi commerci e quelli che ci sono stanno chiudendo, forse negli anni 90 il proprietario aveva scommesso su un area che non è diventata quella che sperava, così oggi, questo posto è fermo al 1994. Le TV a schermo piatto nella hall sono si piatte ma belle cicciotte, la fontana da interni è vuota e un po polverosa e gli specchi che coprono tutti i muri sono fumé. La camera, anzi la suite, che abbiamo prenotato poi è qualcosa di speciale.

Una stanza ad L molto grande con salottino di velluto a coste, una specie di Venere in basso rilievo ci sorride contenta di avere le sue braccia a differenza della sorella famosa del Louvre. Le poppe lucide di smalto bianco e due manone tozze più da contadina che da dea. Affianco un tempietto greco sulla parete difronte al letto incornicia un grosso TV al Plasma, lo adornano 2 applique con gocciole di cristallo che quando si accendono, accendono anche dei led lampeggianti rossi e blu, inutile dire che gli interruttori sono dotati di variatore per fare la luce soffffft. Il bagno contiene alcune chicche, una vasca idro-massaggio con finale a Cappasanta e finezza delle finezze, difronte al Water un pisciatoio a muro così Eva e Adamo possono espletare insieme la piccola commissione chiacchierando amabilmente. Essendo una suite deve contenere anche i 2 letti per i ragazzi ed infatti per terra davanti al letto matrimoniale ci sono due materassi, l’arredatore non deve averla pensata per una famiglia. Che dite?

Non c’è nulla da mangiare ne lì, ne attorno, così la nostra cena sarà qualche biscotto. Poco importa, Max e Mael hanno trovato persino un film da vedere alla TV e domani si parte per un posto che promette molto Hoi Han la città delle lanterne.

Da Danang a Hoi Han la strada segue la costa o meglio la spiaggia che sarà lunga almeno 30km. Qui come in tutta questa parte d’Asia le città non assomigliano più a quello che erano 500 o 1000 anni fa ma nemmeno 100 anni fa. Solo qualche resto, soprattutto edifici religiosi e qualche palazzo davvero importante si è salvato dal divenire, dunque, Hoi Han è un fatto strano.

Hoi Han

Cittadina ricca, aveva un porto fluviale sul Mar della Cina che già nel I secolo era il più importante del Sud Est asiatico. Qui venivano e partivano merci e mercanti da Cina, Giappone, Olanda e India poi il fiume cominciò a insabbiare il porto e così dal mare le grosse navi faticavano ad arrivare, siamo alla fine del XVIII secolo quando l’interesse si sposta sulla vicina Danang.

I primi a partire furono gli stranieri, poi i ricchi borghesi ed infine tutti quelli che facevano lavori umili e qui non ne avevano più. Restò solo qualche pescatore, qualche contadino.

La città diventa un paese di 5000 abitanti e tutti se ne dimenticano per quasi 200 anni fino a poco tempo fa. Una città morta salvata dalla sua sfortuna. Infatti nulla cambia in questi 200 anni al contrario del resto del paese. Oggi è patrimonio dell’UNESCO e, la sera, i suoi vecchi vicoli si riempiono di turisti. I banchi dei mercanti cinesi di un tempo, case con magazini che danno sulla strada , sono ora boutiques, gallerie d’arte, negozi di souvenir, ristoranti ma il mercato affianco è un vero mercato di verdura, uova, carne, pesce e si respira un atmosfera piacevole e velata.

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Gli sposi vengono a Hoi Han a fare il loro book fotografico.

Gli sposi vengono a Hoi Han a fare il loro book fotografico. Ne incrociamo diversi per i vicoli con fotografo, truccatrice, galoppino del fotografo e facchino. Un sposa toglie le scarpe col tacco e nasconde sotto il vestito lungo delle scarpe da ginnastica piattissime per amore del futuro sposo. La sera tantissime lanterne di carta si accendono un po’ ovunque regalando una luce ed un atmosfera rossa e romantica. Sulle rive del fiume e sul ponte venditori ambulanti propongono di tutto e, delle vecchie signore, vendono piccole lanterne galleggianti con una candela che si poggiano sull’acqua con un lungo bastone. La corrente è quasi inesistente e dunque stanno li, mosse lentamente, a centinaia.vietnam - Hoi An lumix (19)_1280x719

Qui si sente l’influenza che l’occupazione millenaria da parte della Cina ha avuto sul Vietnam ed infatti il loro calendario basato sulle fasi lunari come quello cinese fa coincidere il nostro arrivo con una festività dedicata ai bambini. Una festività in cui gli stessi fanno il wǔshī cioè la Danza dei Leoni. Da ignoranti li scambiamo per draghi ma la differenza è semplice i draghi, quelli che si vedono per il capodanno cinese, sono animati da molte persone, mentre i leoni  solo da 2, che qui in Vietnam sono bambini.

20150920_162548_1280x960Passeggiando per il centro incrociamo delle piccole bande che litigano per chi deve essere il prossimo ad animare la testa del leone, sono accompagnati da uno che pare molto importante perché su un grosso tamburo da il tempo alla danza, assieme a lui altri con percussioni più piccole. Il leone colorato danza davanti alla gente importunandola e assillandola finché questa non sgancia qualche soldo per liberarsene. C’e anche un altro personaggio con una maschera di cartapesta dall’espressione antipatica e un ventaglio che sventola in faccia alle vittime finché queste non cedono, qualche volta continua comunque se trova che la cifra appena sborsata sia troppo poco.

20150920_162527_1280x960Tutte le “bande” che incontriamo hanno questa composizione quello che cambia è il numero dei bambini che vanno da 4 o 5 a 10/15, sono di età tra i 4 e i 15 anni. Ogni banda ha un colore che le contraddistingue. Solo chi porta pantaloni del colore della testa del leone potrà ballarci dentro.

I leoni sono dispettosi, entrano nei negozi a chiedere il pizzo con la loro danza. La testa distrae i proprietari dei banchi del mercato e il compare che sta nelle zampe di dietro cerca di sgraffignare qualche frutto facendolo cadere dietro in modo che i compagni possano raccoglierlo. Qualcuno si spazientisce e li caccia in malo modo ma come avviene in tutti i carnevale del mondo, in quei giorni li i potenti devono subire e lasciar sfogare i più deboli e così i piccoli leoni impertinenti si prendono la loro rivincita su papà, maestre e grandi in genere, protetti dal anonimato della testa colorata del gattone.

vietnam - Hoi An lumix (15)_1280x719Se il bersaglio preferito sono sicuramente gli adulti e i bottegai, la faccenda si fa davvero seria quando sono due leoni ad incontrarsi. Assistiamo ad una sfida tra un leone verde ed uno rosso da una parte all’altra della strada si lanciano insulti e capiamo che i verdi stanno difendendo il loro territorio intimando ai rossi di non passare da li. Le 2 bande sono piccole e composte da bambini di cui i più grandi avranno 8 o 9 anni dunque, immaginate quanto possa essere seria la cosa. Il tamburo dei rossi comincia un ritmo da battaglia e subito due ragazzini si infilano sotto il costume del leone. Dall’altra parte i verdi agitano i pugni e gridano il loro avvertimento. Il ritmo cambia di nuovo e da il coraggio al leone rosso di attraversare e andare a ballare proprio sotto il naso dei verdi che, infuriati e presi alla sprovvista, cominciano a tirare calci al vento e qualcuno anche al povero gattone rosso.

i leoni sono dispettosi
i leoni sono dispettosi

Niente più di questo ma per Max e Giordano che sono proprio li davanti lo spettacolo del duello dei leoni è divertentissimo.

Altre bande di ragazzi più grandi incrociandosi faranno delle veri brevi danze/duello ma quella bella, feroce e sana cattiveria da Guerra dei Bottoni ce l’avranno regalato solo i più piccoli.

Anche a Hoi Han le amate bici ci porteranno un poco a spasso e fino alla spiaggia sul Mar della Cina, gita sconsigliata dalla guida planetaria a chi ha dei bambini, che smentiamo per l’ennesima volta e alla quale crediamo sempre meno.

Il bagno non era previsto ma il Mar della Cina è il Mar della Cina. Vuoi mettere con gli amici dire

– Chi di voi ha mai fatto il bagno nel Mar della Cina?-

Così 3 finiscono in mutande nell’acqua tiepida mentre mamma guarda dalla riva. Torneranno “sans culottes”, con le stesse ad asciugare al vento appese al cestino delle bici .

Qui poi mangiamo il Ban Mi che è quello che i vietnamiti hanno saputo fare col patè di maiale e la baguette che i francesi gli hanno lasciato. Un paninone dove c’è dentro di tutto e che, se chiedete piccante, sarà davvero davvero piccante.

Si sta bene, persino la nostra scuola itinerante va avanti bene e senza tragedie, domani però si parte. Cinque giorni son passati.

vietnam - Hoi An lumix (21)_1280x719Abbiamo una cuccetta tutta per noi. Non è l’Orient Express ma Mael e Max sono eccitatissimi all’idea di dormire su un treno. E’ uno di quelli lentissimi farà i 70km/h al massimo e in alcuni tratti c’è un solo binario dunque se 2 treni arrivano in contemporanea uno dei due si mette su un binario morto ad aspettare. Anche questo è un viaggio in via d’estinzione si parla già di un progetto giapponese per rimodernare tutta la linea e alla fine non ci sarà più bisogno di dormire su un treno e i due fratelli potranno raccontare che quando erano piccoli loro, sui treni si dormiva ancora.

Hanoi

Dunque , la capitale, il nord, dove la gente si considera più ordinata, seria e meno caciarona di quelli del sud, un po’ come altrove. C’è una zona vecchia e centrale con case dei primi del 900 che di sera diventa una grande e divertente area pedonale con tanti posti dove mangiare e gente che fa piccoli spettacoli per strada.  È circondata da fiumi di motorini anche qui, quasi impossibile da attraversare. C’è anche un piccolo lago vicino alla GuestHouse di Madame Chau dove stiamo. In mezzo, un isoletta con un tempio buddista e tutto attorno il perimetro è una passeggiata dove al mattino schiere di vecchietti si trovano a fare ginnastica tutti insieme. Nel lato nord del lago ci sono dei gruppetti di ragazzi che fermano la gente. Una si avvicina a Giordano dicendo qualcosa in inglese e lui la liquida un po’ freddamente con un – No thanks – riflesso condizionato alle continue offerte. Raffaella invece si è fatta circondare da un gruppetto e sorride divertita. Si rivolgono anche a Max e Mael che cominciano col loro inglese a raccontare come si chiamano, da dove vengono , quanti anni hanno. Non hanno niente da vendere come pensava Giordano, sono studenti universitari che vengono li una volta alla settimana a parlare con i turisti per migliorare l’inglese nell’unico modo gratuito; costringendosi a parlarlo con degli stranieri. Sono divertiti dalla nostra storia e sbalorditi dall’idea che si possa fare un viaggio così lungo, sono sempre sorridenti. Trascorriamo con loro un bel po’ di tempo tanto che alla fine li abbiamo tutti attorno. Hanno lasciato stare tutti gli altri stranieri e chi parla meglio arriva a raccontarci che sogna di avere un bel lavoro e di viaggiare – Magari un giorno anch’io potrò fare il giro del mondo – ci dice una. Sembrano più ingenui dei nostri 20enni euroitalici, meno disincantati ma con una determinazione ed una voglia di fare che li renderà fortissimi. Un entusiasmo che ci contagia soprattutto quando ci incalzano – Dai! Chiedi qualcosa anche a lui?- e indicano un compagno che ancora non ha parlato e allora col nostro inglese pasticciato e pasticcione gli chiediamo che fanno e cosa vorranno fare.

vietnam - Hanoi lumix (4)_1280x719In un paese dove i capelli lisci sono il 100% Max e Mael diventano delle SelfieStar e poco dopo sono sui profili FaceBook dei nostri nuovi amici. Qui la gente è veramente cordiale, parla a bassa voce, sorride e cerca di aiutare sempre. Peccato aver dedicato solo 15 giorni a questo bel popolo. Stiamo per salutare il sud est asiatico per un oriente ancora più “estremo”.

vietnam - Hanoi lumix (65)_1280x719Senza saperlo e senza farlo apposta un bel pezzo del nostro viaggio in Sud Est Asiatico è passato parallelo al sentiero di Ho Ci Minh. Dal nord della Tailandia siamo entrati in Laos, l’abbiamo percorso dove le truppe del Vietnam del nord scendevano verso la capitale del sud passando per la Piana delle Giare dove americani, laossiani e vietnamiti si sono affrontati senza dirlo al mondo. Poi dal sud del Laos siamo entrati in Cambogia ultimo tratto del sentiero dove cadevano le bombe americane per fermare l’esercito del Nord che andava a rifornire la claustrofobica città fortezza, fatta di tunnel , Qu Chi, che si trovava alle porte di Saigon e che ha fatto impazzire i GI che non riuscivano a scovarla. Questi 4 paesi così diversi eppure cugini hanno in comune quella che qui chiamano la guerra americana (per noi del Vietnam) ed il fatto di aver contrastato o abbracciato un idea, quella del comunismo. Quando devo spiegare la politica italiana ad uno straniero, ormai da tempo, gli dico che 51% degli italiani sono di destra e l’altro 51% di sinistra.

La mia famiglia non fa eccezione e quella parola lì, quell’idea lì l’ho sentita spesso nei discorsi a tavola spesso anche infuocati. Del resto molti votano ancora per un partito perché era il partito comunista ed altri magari vorrebbero ma non lo faranno mai perché era il partito comunista dunque questa parte del post è dedicato al 102% degli italiani e alla mia famiglia.

E’ successo che i 3 paesi attraversati dal sentiero poi, nonostante tutto il casino fatto per impedirglielo, siano diventati comunisti anche se con sfumature diverse.

In Laos i segni sono quasi invisibili è ancora indietro ma muore dalla voglia di fare un po’ di soldi dunque falce è martello li tengono dietro la porta, in Cambogia è tornata addirittura la monarchia ed in Vietnam non si parla tanto di Comunismo ma di come Ho Ci Minh abbia ottenuto l’indipendenza, di come Ho Ci Minh vivesse in maniera frugale, di quanto Ho Ci Minh abbia voluto dare al paese una scrittura con caratteri occidentali per emanciparsi dalla Cina … ma … non si parla più di quell’idea la. Il culto della personalità cerca e riesce, se non a nascondere, a fare ombra alla falce e martello permettendo a tutta una generazione di fare affari con l’occidente capitalista persino quello americano verso il quale i giovani non hanno nessun rancore.

Sulle banconote c’è un signore magro e sorridente con la barbetta lunga, anche dentro alle poste centrali un gran ritratto sorridente. Non lo vedi mai imbronciato, in divisa, su tutti i soldi lo raffigurano sereno e simpatico. Ad Hanoi c’è il gigantesco mausoleo di pietra nera dedicato al padre della patria, davanti ci sono due guardie bianche immacolate ed immobili, poco lontano la via dove si trova il teatro dell’Opera ospita anche le gigantesche boutiques di marchi del lusso francesi e italiani e le Rolls e le Bentley sono poche meno di quelle che ho visto a Monte Carlo anni fa , solo che qui hanno la targa vietnamita e dunque devono essere di qualche comunista, dato che qui non c’è altro partito.

anche dentro alle poste c'è un signore magro e sorridente con la barbetta lunga
anche dentro alle poste c’è un signore magro e sorridente con la barbetta lunga

La breve visita agli appartamenti dove Ho Ci Minh ha vissuto anni da leader di un paese comunista non mostra una sola spilletta o bandierina o altro simbolo che possa far pensare a quell’idea là. C’è il suo casco, le sue penne, il suo letto , i suoi telefoni ma niente di “rosso”. A no, qualcosa c’è.

Pare che amasse contemplare i pesci così, in una vasca, ci sono i suoi pesci rossi. Certo non sono proprio quelli ma sono lì nel suo acquario.

Allora dopo aver trascorso quasi 3 mesi in questi paesi ci sentiamo di annunciare una notizia gigantesca al mondo o quantomeno al 102% degli italiani. Una notizia che dovrebbe essere in prima pagina e che nessuno ci ha mai ancora dato e chissà perché.

Il Comunismo è finito!

Ha cominciato a sciogliersi un po’ alla volta appena i suoi nemici hanno smesso di combatterlo. Resta solo il nome sul campanello come quando muore qualcuno di famiglia ma lo si lascia lì ancora un po’, per il postino.

C’è un museo che racconta la storia del Vietnam e del suo leader, l’indipendenza, la vittoria della Guerra Americana. E’ molto bello. Bello perché nel 2015 è un pezzo di design fatto da intellettuali di sinistra degli anni 50, 60 e ’70. E’ colto e complesso. E’ di quella cultura che i miei genitori e la loro generazione hanno usato per emanciparsi dai loro genitori, quella della pittura e scultura astratta, dell’impegno, di Mails Devis che suonava il Free Jazz. Qui le installazioni museali non espongono un documento in una vetrina ma lo inseriscono in uno spazio concettuale dove lo spettatore deve fare da solo lo sforzo di capire. La cultura è faticosa e comprensibile solo da chi ha cultura.

Cosa ne avranno capito di questo posto i contadini ignoranti portati qui in massa in viaggio premio per aver prodotto tanto riso? Poco, davvero poco. E la prova ne è che i loro nipoti preferiscono farsi un selfie con Max e Mael piuttosto che fotografare le sculture del museo.

vietnam - Hanoi lumix (87)_1280x719A me fa pensare ad un parallelo italiano, alle mie estati da bambino quando si andava a passeggiare la sera alle feste dell’Unità dove c’erano persone che erano lì per fare i tortellini e cuocere salsicce ed altre per presentare le collane di Storia della Letteratura in 20 tomi edite da Einaudi. Tutti convinti di essere lì per lo stesso motivo senza sapere di essere così lontani tra loro. E sì la mia famiglia faceva parte di quel 51% lì.

Cosa ne avranno capito di questo posto dei contadini ignoranti
Cosa ne avranno capito di questo posto dei contadini ignoranti

Dunque è finito. E’ finito anche qui, senza annunci e senza clamori, senza avvisare e senza lasciare granché a coloro che avrebbero dovuto più “goderne” . Qui però la gente pragmatica dell’Asia non ha buttato giù muri a picconate come in Germania e non fa documentari nostalgici su suoi Berlinguer come da noi fanno ex-segretari di partito. Non hanno ancora ben chiaro dove stanno andando ma intanto vanno. E’ il divenire delle cose insieme a 2500 anni di filosofia buddista. Attaccarsi al ricordo, voler a tutti i costi conservare le cose è presuntuoso ed inutile.

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I pesci rossi di Ho Chi Minh

Inutile quanto esporre, nella casa di Ho Ci Minh, pesci che non possono essere di Ho Ci Minh perché si, sono rossi come allora ma sono tutt’altra cosa.

… seguiteci.

5 comments on “I pesci rossi di Ho Chi MinhAdd yours →

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  1. Velocità o lentezza ????
    Il valore del tempo é un soggetto che mi interessa da sempre.
    Deve essere difficile per voi alimentare questo blog nonostante il “decalage“ che vivete. Leggere questa bella conclusion sull’Asia e immergersi nelle atmosfere del Laos Cambogia e Vietnam sapendovi in america centrale é strano anche per noi. Come si fà a riflettere sull’Asia vivendo emozioni Sud Americane??
    La mia percezzione del tempo segendovi é cambiata e confusa.Ho un’impressione di grande rapidità. Vi immagino spesso correndo da un posto a l’altro con pause brevissime, ma in realta leggo testi di persone a rilento. Forse quando no si va a lavorare o quando non si va a scuola, les giornate sono estensibili…???

    pensiero sotto voce:
    “Mon Dieu si c’est ainsi il faut trouver le moyen d’arreter de bosser“

    Se ho ben capito é un testo a 4 mani allora tengo a incoraggiarvi a continuare a scrivere perché non credo sia facile a mantenere la cosa con qualità
    Bravi bravissimi i 4 a zonzo

    1. Puoi anche dirlo ad alta voce è proprio così .
      Le mani sono 8, davvero 8.
      Il tempo e lo spazio poi sono davvero una bufala. Se impiego lo stesso tempo che impieghi tu per andare da casa a Nizza per andare da Los Angeles a San Francisco abbiamo percorso la stessa distanza? Se la risposta è SI stai dicendo che 70km sono uguali a 600km. Se la risposta è no stai dicendo che un ora mia è 6 volte più lenta della tua.