Il solito culo dei Morelli

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Il solito culo dei Morelli” è una frase prêt-à-porter usata da un nostro caro amico, l’avvocato Giulio Bonoraspa. E’ una frase quattro stagioni perché si può usare per esorcizzare una tragedia appena avvenuta o festeggiare una vera botta …di fortuna.

Questa mattina ci svegliamo e andiamo a prendere il battello proprio sotto il nostro palazzo. Lo abbiamo appena scoperto. E’ un mezzo divertente e rapido nelle ore di traffico. Dalla banchina si salta letteralmente su una barca che accosta per pochi secondi, poi ci si aggrappa ad una cordaci si attaca a una corda o ci si siede su una panca. Per scendere altro salto verso la banchina. Da noi non potrebbe esistere perché è impossibile usarla se si è invalidi o semplicemente non in forma. Ma fa un servizio davvero buono e costa pochissimo. I bigliettai stanno in piedi sul bordo e aggrappati strappano biglietti, danno resti e attraccano al volo la barca con una cima per permetterti di scendere, tutto con una destrezza ed agilità fenomenali. Portano un casco ed abbiamo capito che è dovuto al fatto che si passa sotto ponti molto bassi e loro in piedi fuori rischiano la testata facilmente.Max e il bigliettaio volante

Con due battelli, facciamo tutto il canale fino alla Golden Mountain, un monastero che sovrasta il centro di Bangkok da una collina. E’ lì che vorremmo andare ma non ci riusciremo, non oggi. Appena usciti dal pontile i riccioli dei ragazzi (accadrà spesso) attirano un signore che ci chiede da dove veniamo -Italy- gli rispondiamo – Ahaahh! Milano!- Con buona pace di tutti gli altri connazionali sappiate che qualsiasi thailandese a cui direte Italy o Italia vi risponderà dicendo Milano. Le prime 2 volte cerchiamo di spiegare, senza successo, la geografia italiana e da dove veniamo poi cominciamo a dire – near! (vicino) – alla fine la sequenza diventa:

Un Thai -whel you flom?-

Uno dei 4 -Italy-

Un Thai – Ahahh?! Milano!

Uno dei 4 – Yes!

Torniamo al signore curioso che mi fa’ – Today your lucky day!- Mi chiede la nostra mappa di Bangkok e con la penna comincia a disegnarci su un itinerario che passa per i vari wat (templi) dove ci sono i 4/5 Budda più belli ed aggiunge in mezzo l’ufficio informazioni turistiche ( STATALE. Ci tiene molto e lo ripete ) dove potremo prenotare il nostro soggiorno a Changmai ( prossima tappa) nel nord, allo stesso prezzo che pagano i thai. -Lucky day lucky day!- e ride – Ma perché sarebbe il mio giorno fortunato?- chiedo. Mi spiega che oggi è una qualche festa buddista e quindi tutto sto giro con un tuctuc lo pago 20 baht a testa è i bambini sono gratis ( fa 1€ )

Ci puzza, quanto ci puzza, sopratutto perché continuo a chiedere cosa succede in questa festa buddista e quello che sia Raffi che io capiamo e che ti fanno lo sconto ovunque vai. -Religione Saldi dei popoli- avrebbe detto uno dei fratelli Marx. -Parmì le na ciavada!- avrebbe detto Raffi che parla ferrarese solo all’estero.

Comunque. Chiama uno dei piloti li affianco, tratta i 40 bath per noi facendogli vedere la cartina e spigando bene tutto poi se ne va. -Lucky day!! Lucky day!-

Cinici come avvoltoi, moriamo dalla voglia di scoprire dove sta la fregatura.

Il tuctuc ingrana la marcia e parte a razzo nel traffico.

Lo zio di Shrimp, la protagonista del libro letto da Mael sulla Thailandia fa il pilota di tuctuc e quindi lo dovevamo comunque provare. E’ divertentissimo.

Arriviamo al primo Budda, è gi-ga-nte-sco e mi viene in mente un buon titolo per un articolo “Allah sarà grande ma anche Budda non scherza” poi però mi viene in mente che forse passiamo per la Malesia allora decido di giocarmela più discreto mettendo la battuta nelle pieghe di questo post.

Budda è grande
Budda è grande

Secondo Budda, anche lui degno di rispetto. Nei tragitti tra uno e l’altro il nostro pilota ci chiede i cellulari e li ispeziona mentre guida, resterà deluso siamo gli occidentali con i cellulari più scarsi in circolazione.

La terza tappa è l’ufficio del turismo. Noi non abbiamo ancora delle date precise ma andiamo a verificare se la dritta appena ricevuta è buona.

Ci accolgono calorosamente, nell’informa turismo per i Thailandesi ci siamo: noi, una coppia di francesi e 2 ragazze forse olandesi. Aria condizionata a manetta e bottiglietta d’acqua. In buona sostanza, è un’agenzia viaggi. Diamo alla signora le date presunte, i luoghi la categoria d’alloggio e se ne esce con un prezzo neanche troppo malvagio solo che noi non abbiamo ancora deciso i giorni precisi dunque le diciamo che ripasseremo, ci ragioneremo, il pressing diventa pesante vorrebbe i nostri nomi per fare le prenotazioni subito, le spiego che a noi non servono oggi ma mi prendo, credo, un vaffa o qualcosa di molto simile prima di uscire. Tutti i thai con cui tratteremo saranno estremamente sorridenti durante la trattativa e altrettanto pessimi giocatori se non andrà in porto, sembra la prendano come un offesa come se chiedere un prezzo sia già una forma di impegno.

Usciti troviamo il nostro bolide e l’autista che mi propone tra un Budda e l’altro di portarmi in una sartoria dove mi faranno un completo giacca e pantalone su misura. Cerco di fargli capire che come mi vede ora (maglietta e bermuda) è praticamente il vestito della festa e lui si intristisce. Allora ci fa capire che per la corsa prenderà poco ma che se porta i turisti in quel posto gli danno un buono carburante. Ha la faccia simpatica e noi 11 mesi da perdere Raffi poi mi dice -però è onesto!- E allora dai ci lasciamo sequestrare. -Si ma non compro nienteee- WRUUM l’Appetto passeggeri è già ripartito a tutta birra.

Arriviamo alla sartoria, un negozio pieno di pezze di stoffa e di venditori col metro pronto. Ci fanno accomodare in un divanetto non possiamo nemmeno far finta di guardarci intorno perché non c’è nessun capo pronto solo pile di cataloghi di Armani ed altri da cui scegliere il modello da una foto. Mostro i marchi a Raffi e il venditore che se ne accorge assume un aria deontologicamente molto seria e mi spiega che l’etichetta però non ce la mettono ( quella dev’essere riservata all’export ).

-quante camice?-

-completo?-

-vestito per signora?-

Come gli spiego che devo stare in giro un anno, con solo uno zaino che dormirò in posti poco lussuosi e soprattutto che la prossima volta che avrò bisogno di una cravatta sarà al mio funerale?

Alla fine si scoccia lui, chiude il catalogo e ci liquida con un – buona giornata- incazzaticcio.

-Papà, ma gli danno il buono a quello del tuctuc?-

-Non lo so Mael intanto usciamo-

Il nostro pilota ci informa che non gli hanno dato niente perché non abbiamo comprato – ma fijo mio! Te lo avevo detto!-

-Allora vi porto da un altro Informa turismo dove mi danno il buono, dai, dai!Per favore-

La si butta in ridere ci si fa rapire una seconda volta. Neanche a dirlo dentro solo occidentali. Scenetta, omino offeso, arrivederci. Mael ora è davvero preoccupato per il nostro “amico” – Papà, ma stà volta gli danno il buono!?- Con la fatica che stiamo facendo mi auguro di sì.

Ormai l’omino ha preso il controllo e ci tocca un’altra sartoria e relativa scenetta,-però poi Wat Pho!- gli dico. Questa volta il commesso disperato tenterà, quasi sulla porta, di mollarci due chimono di finta seta per Max e Mael che non metterebbe neanche la più brutta Geisha di Kyoto. Sono chiaramente da donna ma di una misura che dalle nostre parti non esiste.

Insomma altro commesso offeso e non sapremo mai sei i buoni li ha avuti, se ne ha avuti 3 o 1 o che.

-Adesso però ci porti da Budda.-tuctuc 1

Arriviamo a Wat Pho il tempio del famosissimo Budda sdraiato

Il nostro pilota ci fa capire che la corsa è finita e che all’uscita non lo ritroveremo. Gli allunghiamo un biglietto da 100 bhat e lui fa

-Tip, tip,tip,tiiip-

-Tip, tip,tip,tiiip-

Gli occhioni da gattone, le sopracciglia imploranti

– Ma te l’ho già dato il “tip” ( è la mancia in inglese ). Erano 40 ti ho dato 100?-

Sbuffa mette in moto e con la faccia indignata e sfreccia via. Per essere una giornata santa mi sembrano tutti molto incazzaticci. Poco importa il giro è stato divertente e siamo all’ingresso della star di tutti i Budda di Bangkok..

.. ma voi entrerete un altro giorno.

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15 comments on “Il solito culo dei MorelliAdd yours →

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  1. Mi verrebbe da dirvi: il solito culo dei Morelli….Ma non ve lo siete guadagnato. Ma come si fa a rifiutare un vestito di Armani per il prezzo di un gelato piccolo?….

  2. Ma c’erano anche le borse di Chanel ???? Hihihihi
    Non mi dite che vi siete convertiti al buddismo ehehehe con Buddha seduto e Buddha alzato!

    1. Ciao Ale!!
      i Buddha ci sono in tutte le posizioni. ..seduti, alzati, mani in su, mani in avanti, sdraiati, proni, supini…varie ed eventuali.
      Forse ci convertiremo.
      Forse.

  3. movimentata ma senz’altro una esperienza positiva……Mael cuore grande…….tutta colpa dello zaino altrimenti un bell’abito completo su misura….. lo potevi fare. Baci

  4. Ben ben il chimono lo potevate anche prendere! Potevamo organizzare una vendita on line al ritorno

  5. Confesso…io non avrei resistito mi sarei fatta fare un vestito da sera di quelli che non ho più occasione di mettere e lo avrei spedito!

    1. Hai ragione Fabi… ma
      ho girato e rigirato pagine di cataloghi (più che altro per perder tempo) poi ho pensato che anche a Ferrara…ma dove lo metto un abito da sera? 🙂

  6. Certo sono strani questi thailandesi…un po’ troppo incazzaticci come dici tu!
    Tanta finta gentilezza, preferisco noi italiani…
    Ma quanto grande è Budda!!! Sono davvero curiosa di vedere quello sdraiato, io lo avevo visto solo seduto. Raffy, le tue esternazioni in ferrarese “all’estero” sono mitiche!
    Un bacio a tutti.
    Sarah

    1. E’ il normale disequilibrio che si crea quando i valori e i pesi sono così diversi. Quando si è disposti a pagare una cosa 5 o 6 euro in più senza comprendere che qui rappresentano 40 euro in più si crea un danno a loro e li si imbruttisce. Quando trovano quello spilorcio che il gioco non l’accetta anche se si tratta di spiccioli ( per noi ) la cosa li irrita. Si diranno “con tutti i ricconi europei a me sto poveraccio di italiano mi doveva capitare”
      Dunque in vacanza non regalate anche se sembra poco, perchè non fate un favore.
      E per il seguito… è quasi pronto

  7. Io avrei fatto come Fabi almeno per alleviare il cuore sensibile di Mael

    Aspettiamo di varcare l’ingresso

  8. Domanda : in mezzo a tutti quei Buddha è vero che si respira un’energia mistico/religioso/spirituale ? qualcosa che risveglia dentro una connessione con ciò che ci circonda ed il desiderio di migliorare come individui ? ve lo chiedo perchè in più persone mi hanno detto di non essere rimasti indifferenti in quei luoghi.. e voi??

    Attendo il seguito e le foto.. curiosa ed impaziente come sempre! 4 bacioni

    1. Macchè a noi non è successo niente illuminazione ma forse è un bene, mi spiego. Qui i Wat, i templi sono una cosa viva. Nel giardino attorno ci sono i baracchini che cuociono le salciccie, dentro la gente appende banconote e regala ai monaci delle ceste con spazzolini da denti cartaigenica e Nescaffè, i monaci stessi sono per lo più ragazzini troppo giovani per essere saggi e sul retro hanno i bilanceri per fare sollevamento pesi. Insomma più materiale che spirituale. In compenso tanta tolleranza per noi che entriamo da turisti e facciamo foto, sghignazziamo e capiamo poco molto poco ed è proprio di questo che parliamo nel prossimo post…. quasi pronto