Indiani nel Mojave – Arizona

http://4azonzo.com/indiani-nel-mojave-arizona
Share Button
Il deserto del Mojave
Il deserto del Mojave

L’italiano più famoso al mondo é Colombo. Scoprì qualcosa che molti avevano scoperto prima e non si accorse nemmeno che non era il posto che pensava. Per merito suo oggi ci confondiamo tra 2 tipi di Indiani. Questa è la storia di come abbiamo incontrato gli Indiani nel deserto del Mojave in Arizona.

Da Twentynine Palms appena fuori dal Joshua fino a Las Vegas ci sono 400Km. Metà sulla Higway 40 e poi sulla 15. Se si vogliono risparmiare 100Km bisogna, invece di aggirarlo, attraversare il deserto del Mojave la strada è più lenta ma, potendo scegliere, che panorama preferireste?

Anche noi dunque cerchiamo la stazione radio più AMMEREGANA e tamarra che c’e, Raffaella mette in moto il nostro Bungi, Ford E350 .

Clicca PLAY, metti in moto anche tu e continua a leggere.

Una strada taglia il Mojave in due parti quasi uguali, anch’esso è un parco nazionale dunque la legge americana ci consente di accostare il Van e dormire a patto di “non lasciare tracce” . Qui lo chiamano no footprints e noi staremo ai patti. Non solo perché é giusto ma anche perché siamo rimasti sorpresi come tutti qui facciano un attenzione straordinaria a conservare questi posti come se, davvero, prima di te ci fossero passati solo Billy the Kid e i suoi. In più abbiamo a bordo 2 Ranger freschi di nomina e non vorremmo stuzzicarli.

Non sappiamo ancora dove accostare, quando ci piacerà lo faremo, per ora guidiamo affacciati a questo spettacolo. Incrociamo poche macchine e 3 o 4 treni merci lunghi forse un paio di chilometri e tirati da 4 motrici. Giganti e lenti sono quelli che portavano Kerouac insieme ad altri hobo da Est a Ovest senza che nessuno se ne accorgesse, o quasi.

Verso metà pomeriggio scorgiamo quella che sembra una duna di sabbia tra due montagne.

In mezzo al paesaggio secco e fatto di rocce e arbusti questa cosa chiara riflette la luce. Abbiamo già visto dune prima d’ora e questa ci sembra davvero in un posto strano, eppure è là, anche se non capiamo quanto è grande. Per un bel po’ l’abbiamo davanti sulla sinistra finché una strada sterrata incrocia la nostra ed un cartello indica – Kelso Dune –

Se il Viaggio ce l’ha messa li una ragione ci sarà, dunque abbandoniamo l’idea di raggiungere il visitor center che si trova 40 km più in su e andiamo a vedere.

Non si arriva proprio sotto. C’è un parcheggio, le latrine senza acqua, come nell’altro parco ed un cartello che avvisa di prendere con se acqua, fare attenzione ai serpenti e agli scorpioni e non lasciare il sentiero.

California - cell Raf127Sassi e pietre lasciano posto alla sabbia e dopo 200 metri si fa più fatica a camminare. Giordano non resiste  e deve togliersi le scarpe, di li a poco Mael fa lo stesso, incrociamo gente che scende ma nessuno sale. È sempre più ripido e faticoso sono quasi le 5 e il sole comincia a calare. Decidiamo di fermarci li ad aspettare il tramonto sotto la duna e poi di dormire dove siamo. In cima ci andremo domani mattina prima di ripartire. Mentre siamo seduti per terra le ombre si allungano dietro di noi, la sabbia diventa giallo arancione e le nuvole rosa, si alza un po’ di vento e siamo da soli fino a quando non vediamo due figure dirigersi verso di noi, o meglio verso la cima seguendo il sentiero. Sono una coppia, la pelle più scura della nostra, non sono altissimi. Lei vedendo Giordano a piedi nudi gli chiede se sia meglio così o con le scarpe. -Per me cosi! – risponde.

California - cell Raf145Lei si inginocchia come per slacciare lo scarponcino da trekking poi ci ripensa. Scambiamo ancora qualche battuta e poi loro proseguono fino in cima. Più la luce cala e più fa fresco. Torniamo giù e cominciamo a spadellare, anche in mezzo al deserto ci assumiamo tutta la nostra italianità, se ci sono due fornelli, bisogna farli lavorare tutti e due.

Nel frattempo la coppia è tornata giù, sposta la macchina vicino al nostro Bungi e comincia a montare una tendina tra le due. Questo posto è talmente grande e sperduto che era l’area alternativa a Cape Canaveral per far atterrare lo Space Shuttle in caso di emergenza.
Siamo nel centro preciso di un deserto di 38.000Km quadrati, ci siamo solo noi e loro. Voi che avreste detto?California - cell Raf142

E invece sghignazziamo accorgendoci che il montaggio della tenda è davvero buffo. Prima di tutto è buio, secondo si erano messi li, solo ora é evidente, per riparasi dal vento che continua a gonfiargli la tenda e a tirarla in tutti i sensi. Dopo un po’ li vediamo reimpachettare tutto e buttare giù i sedili della macchina. È l’ora della solidarietà.

-Volete una luce?-  -Volete da mangiare qualcosa di caldo?-

Rifiutano cortesemente e ci chiedono se dopo mangiato abbiamo voglia di chiacchierare.  -like invite a duck to drink!-

Aditi e Koustubh sono Indiani e non sanno montare una tenda quando tira vento. Loro fanno parte del miliardo e duecentomila individui che, per colpa di un Italiano che 500 anni fa si è perso alle Bahamas, sono costretti a rispondere alla domanda – Indiani, Indiani? – per distinguersi da quelli nati in questo deserto. Come quando noi 4 abitavamo a Roma e dicendolo a persone appena incontrate ci sentivamo chiedere – Maa.. Roma,Roma?-
La conversazione è piacevole, anche loro sono viaggiatori, vivono negli negli USA e appena hanno l’occasione prendono e partono. Stanno esplorando il continente dove vivono ma progettano di andare in Costa Rica (posto per il quale credo abbiamo già un biglietto di sola andata) e poi in Brasile e in Europa e poi un giorno anche loro vorrebbero prendersi tanto tempo e partire alla ricerca di Zonzo.

Foto di Koustubh Kulkarni
il nostro indirizzo nell’Universo. Visto dal Mojave Via Lattea, Sistema Solare, terzo pianeta a partire dal sole. Foto di Koustubh Kulkarni

È calata anche la luna mentre ci dividiamo una birra e sopra noi 6 c’è il cielo più stellato mai visto. Le stelle cadenti filano senza doverle aspettare troppo. Giordano ne vede una intensissima e quando lo annuncia con l’entusiasmo che abbiamo tutti davanti a questo fenomeno, Aditi ci dice di averla vista anche lei, la prima della sua vita. La via lattea si vede ad occhio nudo, la indichiamo ai ragazzi dicendogli – Quello lì é il nostro indirizzo nell’Universo. Via Lattea, Sistema Solare, terzo pianeta a partire dal sole.-

group
Aditi e Koustubh sono Indiani Indiani e graandi viaggiatori

Il mattino dopo ci salutiamo. I nostri viaggi vanno in direzione opposta, loro vengono da Las Vegas e vanno al Joshua Tree e noi il contrario, sappiamo però che saremo in Costa Rica nello stesso momento. Chissà, ormai dal Viaggio ci aspettiamo le coincidenze più strane, tutte li a dimostrare che il mondo é davvero piccolo e Zonzo un po’ ovunque.

Ora via a finire questo deserto e a cercare la Route 66 e poi il Gran Canyon, tranquilli guidiamo noi, voi mettetevi comodi… seguiteci.

4 comments on “Indiani nel Mojave – ArizonaAdd yours →

Comments are closed. You can not add new comments.

  1. Ero rimasta indietro ed ho letto tutti e tre i post di fila! Il respiro si e’ fatto lungo come ad immaginare di respirare con voi in quegli spazi immensii
    Waiting the next!

  2. ragazzi leggo quesro vs, ultimo resoconto,solo ora poichè sono redeuce di una cena (dopo una giornata furibonda alla italiana)da Augustarelli di testaccio con l’amico Franrk, figlia e fidanzato italiano, mi rendo conto dell’immensità di questo piccolo mondo di cui voi state visitando e conoscendo abbastanza.vi voglio bene e vi invidio tutti e 4, mi auguro di avere il tempo di condividere e commentare queste vostre meravigliose esperienze.