Kampot non é Zonzo o forse si

Kampot non é Zonzo o forse si

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cambogia - Kampot lumix (27)_1280x719Kampot é ancora un pezzo dell’impero coloniale francese lasciato in fretta e furia. Le ultime case sono tipicamente degli anni ’50, larghi viali paralleli si incrociano con altre strade a 90°. Lungo il fiume c’è una promenade con tanto di lampioncini e balaustra che ricordano quelle della costa del sud della Francia dove abita zia Giada.   Un ordine che non ha niente a che vedere con questa parte di mondo.

La cittadina è carina e i Barang ( vedi post: Arrivano i Barang ) che la abitano oggi sono di tutt’altra specie. Ci sono tanti occidentali, turisti, ma anche tanti che vivono qui: inglesi, australiani, francesi e anche italiani. In comune hanno che da noi sarebbero tutti border line. Non in senso per forza negativo ma sicuramente  diversi dalla massa. Una sera ci sediamo a chiacchierare con uno di loro nei tavolini del suo ristorante, il Divino, affianco c’è un avventore, inglese, che già conosciamo perché il giorno prima, ubriaco alle 10 di mattina, diceva a Max di dar sempre retta alla mamma, ora sono le 21 del giorno dopo ed è ancora ubriaco ( sarà la stessa sbronza o fra le 2 avrà riguadagnato un’ora di lucidità? ) facciamo finta di parlare solo italiano perché è uno di quelli che quando bevono diventano pesanti ma lo sentiamo dire che Giordano assomiglia a quell’attore che ha fatto James Bond. Dei tanti James Bond non sappiamo a quale si riferisse ma anche prendendo il meno fascinoso e muscoloso è evidente che non sarebbe in condizione di guidare nemmeno un triciclo. Lo ignoriamo e continuiamo la nostra chiacchierata. Ci è mancato il confronto con qualcuno, qui anche chiedere una direzione è molto difficile, Andrea abita in Cambogia da qualche anno è stato un po’ in Thailandia poi è venuto qui.

Speriamo che il 2000 si migliore
Speriamo che il 2000 si migliore

E’ un altro scontento dell’Italia ma poi parlandoci anche scontento di dove si trova ora e di alcuni che ci vivono, insomma superata l’apparenza un po’ rasta, un po’ figlio dei fiori vien fuori una persona meno aperta e meno “cool” di quanto le apparenze facciano sembrare. Con noi è gentile ma l’impressione generale che ci resta non è granchè . Andrea è uno che come noi è partito a cercare Zonzo, il paese immaginario della canzone ma lo cerca in un posto reale invece di cercarlo ovunque e in ogni persona così ci è passato accanto senza mai intravederlo e questo lo  ha incattivito e deluso, cercheremo di ricordarci di lui per non perdere il senso del viaggio.cambogia - Kampot lumix (29)_1280x719

C’è anche un altro italiano qui a Kampot, Cristina la ragazza spagnola che lavora nell’agenzia di Sianoukville ci ha consigliato di andare da lui a mangiare la pasta, pare sia la migliore in Cambogia ma non è questa la sua particolarità bensì un altra. Anche lui, come l’80% degli italiani all’estero fa da mangiare ma lo fa in modo diverso. Non ha aperto un ristorante con le tovaglie a quadretti, si è aperto un baracchino per strada come quelli dei cambogiani, laossiani e tailandesi che abbiamo visto fin’ora. In una via accanto a baracche che fanno noodle e spiedini c’è la sua “cucina”, un mini forno a legna che cuoce una sola pizza alla volta e due panche con un tavolo. cambogia - Kampot lumix (17)_1280x719Dario è un umbro che fa gnocchi, tortelloni e pappardelle per strada in Cambogia. C’è un menu ma in realtà si mangia quello che c’è. Nel tempo che stiamo lì infatti si riduce sempre più, quando ha finito tutto chiude e buon notte.Ci racconta che aveva un azienda di lavaggio di camion, guadagnava bene e la domenica pomeriggio si trovava con gli amici a guardare Alle Falde del Kilimangiaro in TV poi chissà cosa è successo eccolo qua in un paese povero ha fatto il suo business ma a differenza di altri non l’ha fatto con l’idea di un giorno rivendere e fare soldi perché non c’è niente da rivendere è una baracca come ce ne sono centinaia di migliaia in sud est Asia dove l’unico valore aggiunto è lui stesso. Ci dice – Non c’è bisogno di gran chè per fare da mangiare-

Basta poco per far da mangiare
Basta poco per far da mangiare

Ed infatti ha ragione 2 fuochi, qualche pentola il suo ingegnoso mini forno a legna per la pizza e il passaparola fa il resto, anche in bassa stagione finisce tutto quello che aveva preparato e persino voi che leggete lo andrete a cercare se passate a Kampot. Stiamo lì un po’ e gli facciamo i conti in tasca, non diventerà ricco ma qui ci vive bene e l’investimento deve averlo ammortizzato il terzo giorno che ha fatto da mangiare. Anche lui ha qualche rimpianto soprattutto nei confronti della Cambogia di quando è arrivato in cui -Tutto era più facile-

Cambodian design
Cambodian design

Siamo l’animale che può sopravvivere a qualsiasi condizione, anche la più atroce come ci insegna questo viaggio, ma siamo anche degli inguaribili conservatori e quando troviamo una condizione che ci piace non riusciamo a capire che cambierà inevitabilmente o comunque cambieremo noi.

Il nostro alloggio ha l’aria condizionata, la TV e perfino una piccola piscina e così passiamo qui 3 giorni sereni a fare scuola e rilassarci tra sprazzi di sole e scrosci d’acqua. Infondo il lungo fiume è simpatico e il vecchio ponte di ferro oggi chiuso al traffico è una reliquia di archeologia industriale che ha il fascino delle cose vecchie.

Il vecchio ponte
Il vecchio ponte

Lasciamo la Cambogia

Compriamo un biglietto per passare in Vietnam. Da qui un minibus ci porterà alla frontiera una volta superata a piedi dall’altra parte un altro dovrebbe portarci alla più vicina stazione dei bus per prendere un Bus notturno con cuccette che arriverà a Ho Ci Minh City alle 5 di mattina. In Asia la giornata comincia molto presto così dovremmo arrivare in centro quando le guest-house aprono e cercheremo un posto che ci piaccia.cambogia - Kampot lumix (31)_1280x719

Da Kampot il minibus sfreccia come un pazzo siamo partiti con 40 minuti di ritardo perché l’autista è arrivato tardi a causa della pioggia torrenziale. I 4 altri passeggeri che sono con noi avranno speso più tempo ad aspettare che a fare il viaggio vero e proprio fino alla vicinissima Kep. Scesi loro rimaniamo solo noi 4 e l’autista. Ha una fretta cane, scrive sul telefono, suona il clacson e guida. Si volta per chiederci i passaporti li controlla e li appoggia sul cruscotto dopo averci infilato i 4 $ che gli abbiamo dato per la mazzetta ai doganieri, infatti sarà lui a far timbrare i passaporti. In frontiera salta giù sempre di corsa ed entra nell’ufficio, ne riesce 5 minuti dopo con i passaporti timbrati in mano. Saremo entrati ed usciti dalla Cambogia per le frontiere terrestri senza che nessun doganiere ci abbia realmente guardato in faccia dunque se volete sparire qui vi costerà in tutto 2$.

Sempre con una gran fretta il nostro fixer ci porta alla frontiera vietnamita da i passaporti alla guardia dietro al vetro, gli allunga un piccolo “obolo”, ci indica un furgoncino 200m più in là oltre la sbarra facendoci capire che è lì per noi poi si dilegua come un fulmine. Ci troviamo soli difronte alla guardia in divisa verde e berretto col sentimento che qualcosa non vada nel verso giusto mentre quello guarda, serio e silenzioso i nostri passaporti ci chiediamo cosa stia per succedere e se passeremo senza problemi quella sbarra. Anche qui c’è un regime, se pure molto soft, anche qui il militare di turno ha uno sguardo severo e parla solo la sua lingua. Chissà se il furgoncino è davvero lì per noi e chissà cosa ci chiederà il doganiere quando alzerà lo sguardo dai passaporti. E’ facile scoprirlo … seguiteci.

4 comments on “Kampot non é Zonzo o forse siAdd yours →

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  1. Mamma mia che ansia!!!!
    Speriamo che vi abbiano fatti passare. Ma possibile che il doganiere non parli altre lingue oltre la sua? E’ assurdo. Certo voi non avete l’aria di trafficanti o furfanti della peggior specie….
    Scriveteci presto, non fateci stare sulle spine!

    …alza la sbarra…..alza la sbarra…alza la sbarra….alza la sbarra…..

  2. Stupenda la frase: “lo cerca in un posto reale invece di cercarlo ovunque e in ogni persona….” in bocca al lupo per il Vietnam!