Koh Rong – L’isola che c’è

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Nel sud della Cambogia ci sono due isole piuttosto grandi che hanno praticamente lo stesso nome, la prima si chiama Koh Rong e la seconda Koh Rong Samloem. In realtà per i cambogiani sono entrambe Koh Rong e dunque le abbiamo confuse per un bel po’, fino al momento in cui abbiamo deciso di prenotare il nostro bungalow sulla spiaggia.

Queste due isole sono molto diverse fra loro, Koh Rong è la piu turistica frequentata da backpacker, tipicamente festaiola, frequenti son i full moon party sulla spiaggia dove i superalcolici sono a volontà. Nella parte più isolata poi ci girano Survivor il reality che da noi si chiama Isola dei Famosi anche se ci vanno dei mezzi sconosciuti, nel resto del mondo sono totalmente sconosciuti ma fanno la fame ugualmente quando gli basterebbe una nuotatina per trovare un Mojto ghiacciato.
Data la nostra età giovanile ma non giovane optiamo per la seconda isola; spiaggia, mare e nient’altro e quando si dice – Nient’altro – non è in senso figurato.

Koh Rong Samloem ha la forma di un ferro di cavallo, ha delle spiagge bellissime, quasi incontaminate circondate da una vegetazione estremamente intensa che arriva a ridosso della spiaggia. Prenotiamo da Phnom Penh un breve soggiorno di tre notti, giusto per toglierci un po’ di voglia di mare.

Partiamo con la nostra ormai consolidata compagnia di bus Giant Ibis, considerata come una delle migliori in Cambogia, questa volta ci va meno bene, abbiamo un autista giovanissimo e con la frenata facile, cerchiamo di non far caso alla strada e pensare ad altro per le quattro ore di viaggio che risulteranno lunghe e pericolose.

Una volta arrivati a Sihanoukville raggiungiamo l’ufficio del Diving Center presso il quale abbiamo prenotato il bungalow, sappiamo che li ci lavora Irene, una ragazza italiana con la quale abbiamo avuto alcuni scambi di mail. Negli uffici però ci accoglie Cristina, una spagnola che abita ormai da tanti anni in Cambogia. Ci spiega che oggi Irene non lavora cosi rimane con noi volentieri, scambiamo quattro chicchere e ci da qualche consiglio su cosa fare tornati dall’isola. E’ lei che ci accompagna al pontile a prendere il traghetto delle 15 con cui raggiungeremo Koh Rong Samloem. Il traghetto diretto sull’isola parte da Sihanouk due volte al giorno, il tragitto dura poco meno di un paio d’ore e ad ogni fermata guardiamo incantati le bellissime spiaggette sperando di aver scelto quella giusta.

KohRong (1)Saliamo sulla barca, in tre ci sediamo fuori,  Max, Mael e Raffaella, per ammirare la trasparenza dell’acqua e per godere dei caldi raggi di sole, il mare ci rende euforici.

Arriviamo a destinazione dove siamo gli unici a scendere, il pontile lungo circa una cinquantina di metri ci porta all’unica struttura in bamboo presente sulla spiaggia, è la reception dei nostri bungalow.

Non c'è nessuno, la spiaggia della baia è lunghissima
Non c’è nessuno, la spiaggia della baia è lunghissima

Non c’è nessuno, la spiaggia della baia è lunghissima, la sabbia bianca e il mare ha una trasparenza davvero impressionante e un colore verde smeraldo. Camminiamo sul pontile fino a raggiungere la reception che funge anche da bar, un ragazzo si alza dall’amaca e con una calma che batte tutti i record di flemma incontrata fin’ora. Ci spiega a grandi linee e nel suo inglese migliore di come funzionano i bungalow e ci informa sugli orari in cui avremo l’energia elettrica, dalle 18 alle 22. Già, qui non c’è energia elettrica. Un generatore ci permetterà di accendere la sola lampadina presente nel bungalow e di ricaricare i nostri computer, l’idea di vivere qualche giorno in modo cosi essenziale ci piace.

L’atmosfera dell’isola è davvero rilassata, siamo alla fine della stagione delle piogge e insieme a noi ci sono altre 2 coppie di ragazzi e i quattro cani che abitano nel resort, gironzolano avanti ed indietro annusando la sabbia, ci accompagnano durante i nostri giri sulla spiaggia e ci si sdraiano affianco silenziosi ed educati come fossero della famiglia.

Molti occidentali vengono su queste isole e se ne innamorano, le spiagge qua sono state praticamente tutte vendute, a oggi singoli privati vi hanno costruito piccoli bungalow in paglia, strutture semplici, essenziali che rappresentano il sogno di chiunque abbia voglia di scappare dalla realtà, le grandi società di investimenti immobiliari invece costruiranno nei prossimi anni colossi alberghieri e renderanno le spiagge di quest’isola inaccessibili a chiunque voglia visitarle senza aver prenotato una stanza nei loro resort.

La vita trascorre lenta e ci divertiamo a costruire castelli di sabbia un po’ originali, un pinguino col becco di ossi di seppia e persino un vulcano che farà fumo vero . Il mare porta a riva di tutto: bottigliette di shampoo, ciabatte in plastica reti da pesca, cannucce da cocktail, la spiaggia è coperta di schifezza cosi di nostra iniziativa ci mettiamo a ripulirla, già, perché qua tutti vivono nella loro tranquillità e relax assoluto e nessuno prende l’ iniziativa di raccogliere ciò che il mare sputa sulla sabbia, il secondo giorno la raccolta sarà ancora più copiosa, la appoggiamo anche questa in bella vista e magicamente nel pomeriggio tutti i dipendenti dell’ Ecodive (neanche troppo Eco ) partiranno con la cariola a pulire. A volte essere i rompiballe di turno paga.

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Plastica in paradiso

La sera alle 17 incomincia a tramontare il sole, dal pontile ammiriamo dei tramonti meravigliosi che la natura in questo posto ci regala generosa, difficile non immortalarli con i nostri modesti mezzi, non corrispondono ai colori veri ma danno un idea di cosa avevamo davanti.

Alle sei e mezza è praticamente gia buio, il generatore comincia a lavorare, il pontile si illumina con lampadine a basso consumo e noi rientriamo nel nostro bungalow ascoltando i rumori del mare e della natura che ci circonda ed il pot pot pot del diesel che ci da luce.

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Gechi davvero giganti

Sappiamo che sono presenti sull’isola un’enorme varietà di animali e rettili fra cui il cobra. Condividiamo il bungalow con alcuni di loro assai più amichevoli fra cui diversi gechi giganti, lunghi circa 40 centimetri, praticamente delle mini Iguana, che ci hanno impressionato molto la prima sera ma che poi sono diventati parte integrante della stanza.Una delle caratteristiche dell’isola è quella della presenza del plancton luminescente che si può vedere durante la notte. Questi micro-esseri, noti come pasto delle balene, invadono l’acqua nei pressi della spiaggia a miliardi e quando sono sfiorati irradiano una debole luce che fa brillare il mare intero intorno a noi. Koh Rong non ha niente di più, come niente di meno, rispetto ad altre isole tropicali più famose. Il suo vantaggio è quello di essere vent’anni indietro rispetto alla Thailandia o altri luoghi simili. Il villaggio vicino si raggiunge a piedi in venti minuti percorrendo la spiaggia che a tratti viene interrotta da rocce e quindi siamo costretti a passare per la foresta. Non c’è niente se non un piccolo pontile per le imbarcazioni e due piccoli ristoranti.

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La gente del posto vive ancora in modo molto semplice, i bambini giocano a nascondino fra le barche che sono sul molo facendo salti impressionanti che da noi farebbero rabbrividire ogni madre. Siamo consapevoli che questa semplicità ha poco tempo davanti a se, si sta evolvendo tutto in modo molto veloce, a breve anche qua sorgeranno resort e casinò e il modo di vivere di questa gente cambierà radicalmente. Alla fine del secondo giorno decidiamo di aggiungerne altri due, l’idea di avere una spiaggia di un km solo per noi ci fa sentire importanti.

una spiaggia di un km solo per noi ci fa sentire importanti
una spiaggia di un km solo per noi ci fa sentire importanti

Per ringraziarci il cielo manda giù acqua a secchiate, passiamo il tempo a leggere e giocare a carte sotto le zanzariere. Mael finisce un libro in 2 giorni, la storia lo ha colpito ma soprattutto qui non c’è niente a distrarlo, può lasciarsi rapire dalla fantasia.

I giorni passano e a noi pare di essere a casa di qualcuno non in un albergo, campeggio o altro. In effetti la proprietaria giapponese del posto è via ed i topi ballano.

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Un Burraco tropicale

Torniamo a Sihanoukville col battello a prendere i biglietti per il bus che ci porterà a Kampot ultima tappa prima del Vietnam e all’ufficio troviamo finalmente Irene. Chiacchieriamo e scopriamo che anche lei e di Ferrara, non solo è amica di Riccardo il ragazzo che frequenta il pub sotto casa nostra che Giordano ha incontrato su una canoa in un punto sperduto del Laos ( Rileggi la storia LINK ) moltiplicazione di coincidenze e simpatia immediata per questa ragazza un po’ scoppiata ( ma scoppiata in senso buono che si è laureata a lavorato un po’ per la gloria, come ci dice lei e poi col suo compagno si è detta – ma che ci stiamo a fare qui ? – non è la prima che incontriamo che ci dice così e la cosa ci mette un po’ di tristezza. Ci racconta che qui le manca la cultura e che forse si sposterà a Siam Rep per questo motivo ma comincia a preferire di vivere qui piuttosto che in Italia nonostante si senta che la ama ancora.

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Prima di salutarci ci dice di un posto dove andare a mangiare una pizza a Kampot la piccola città coloniale francese vicino la frontiera e chissà se riuscirà a battere la Margherita di Luanprabang.

4 comments on “Koh Rong – L’isola che c’èAdd yours →

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  1. Ciao a tutta la vostra bellissima famiglia, vi abbiamo visti in tv domenica, è stato davvero emozionante!!! Davide era eccitatissimo all’idea di rivedere Mael!
    L’isola che avete scelto è davvero bella, io però sarei terrorizzata dai “cobra”.
    Un abbraccio forte da Ferrara e da tutta la famiglia Cristofori.
    Sarah

  2. e quasi bello come il mare di Nizza quando c’è stato quel temporale chemi ha trattenuto altri due giorni. Leggo che incontrate amiciFerraresi è straordinario,questo mondo non più confini,e solo la gente cattiva ed egoista checontinua a fare guerre fra i popoli,Mi auguro che viaggi e persone come voi facciano riflettere.ciao ciao cia ciao 4 bacioni.