Kuala Lumpur – Un’altra famiglia di viaggiatori

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KualaLumpur (2)
KualaLumpur lo skyline di notte

Da quando internet si porta in tasca un viaggio come il nostro lo si fa senza mai lasciare casa . Si “parla” con la famiglia e con gli amici quasi quotidianamente. I nuovi amici, fatti lungo la strada, diventano contatti anche loro, mai definizione fu più azzeccata perché si resta in contatto e si va a curiosare cosa fanno. Capita che un “contatto” che non vedi, dal vivo, da una vita ti scriva un commento o un saluto, a noi è capitato che ci abbia invitato a casa sua.

Anais è un amica di Giordano, lavoravano insieme in Francia. E’ una di quelle persone che continuiamo a considerare amiche anche se non le vediamo più. Perché abbiamo opinioni comuni, perché è una persona affidabile, perché almeno una volta le abbiamo raccontato un nostro guaio e abbiamo ricevuto solidarietà. Sono tante le ragioni per cui un amico rimane tale anche se non lo sentiamo più. Ve n’è però una sola per la quale questo accade. La pigrizia.

Dunque appena finito di leggere chiamate o mandate un messaggio ad un amico che non vedete da molto, passato il primo minuto di imbarazzo la conversazione ripartirà da dove si è fermata l’ultima volta.

La prova che gli altri ci pensano e ricordano più di quanto crediamo è che Anais vede i nostri post e ci invita a passare da lei a Kuala Lumpur in Malesia. Contraddice la nostra regola di viaggiare sempre verso Est perché dal Vietnam dovremmo tornare indietro ma, dato che il Viaggio decide da solo, risulta che andare li e poi in Giappone costa esattamente come andarci direttamente dal Vietnam. Lo interpretiamo come un segno e dunque si parte.

Insieme a lei c’è Nicolas, il suo compagno e loro figlia Albanne. Anche loro sono in viaggio ma in un altro modo. Hanno cominciato lasciando Parigi per il Belgio circa 10 anni fa poi il Viaggio li ha portati in India e poi qui in Malesia, che è un posto ideale per visitare il sud est asiatico. Da li partono voli per tutta la regione grazie a Air Asia una compagnia simile a Ryanair.

Arriviamo e, grazie a delle istruzioni meticolose, troviamo il condo ( i condomini fighetti si chiamano così ) dove abitano. Kuala Lumpur è una metropoli fatta di palazzi modernissimi il suo simbolo sono le torri Petronas, le due torri gemelle che si tengono per mano. I nostri amici stanno in una bella residenza al 28esimo piano circondati da un parco grandissimo, cosa rara da queste parti dove lo spazio prezioso si occupa in verticale. Dal terrazzo la sera vediamo le torri illuminate e nella settimana che trascorriamo qui sarà l’ultima volta. Una nuvola di fumo arriva dal Borneo e avvolge la città a tal punto che fa sparire ogni cosa. Un bel pezzo di Indonesia e Malesia brucia a 400KM da qui avvolgendo la città per quasi un mese. La gente gira con le mascherine, le scuole vengono chiuse, le autorità invitano a restare in casa.

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la mattina dopo 2 torri di 450m e 88 piani sono socomarse

E’ uno scenario degno di Blade Runner o chissà quale film di fantascienza. Questo succede perché noi si possa mangiare Nutella e a noi, in Europa, nessuno dice niente naturalmente. Qui coltivano l’olio di palma che abbiamo constatato essere praticamente ovunque (non solo nella Nutella) perché  costando poco ha sostituito altri oli la cui produzione non é così disastrosa, infatti parte del processo per accelerare i tempi consiste nel bruciare i migliaia di ettari di coltivazioni. Il risultato è che 200.000 persone ne sono intossicate direttamente e che questa gigantesca nuvola di schifo se ne vada a spasso per il globo.

Scrivete a Nutella non perché sia più colpevole di altri, ma semplicemente perché è un simbolo e se dovesse cambiare questo ingrediente per tornare alla vecchia ricetta senz’altro farebbe cambiare idea a molti grossi produttori.
basta cliccare QUI e chiedergli di non usare olio di palma 

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Qui siamo a 400km dai roghi pensate cosa deve essere a 4km

Anais ci da 4 mascherine e noi partiamo comunque a scoprire la città. La Malesia è un paese mussulmano così capitiamo davanti ad una grandissima moschea. Ci presentiamo all’ ingresso e dei signori ci accolgono sorridenti con acqua e biscotti. Fa un caldo afoso e l’acqua è un regalo apprezzatissimo. Ci chiedono di togliere le scarpe e indossare degli indumenti che ci prestano. A Dio non piacciono le spalle nude di Raffaella e probabilmente ancora meno i polpacci pelosi di Giordano. I bambini invece piacciono anche così.

Dunque ci vestiamo, in fondo sono davvero molto più accoglienti di altri paesi mussulmani che abbiamo visitato in passato dove non ci hanno neanche lasciato avvicinare. Fa caldo, caldissimo e sotto a quel vestito lungo e pesante Raffaella incomincia a sudare, il velo che ha sulla testa lascia scoperto solo l’ovale del viso. Ci guardiamo allo specchio e rimaniamo sorpresi, ci fa un effetto strano vederci cosi, un effetto sicuramente non bello. Giordano scatta una fotto alla mamma coi due figli ma quell’immagine gli procura un senso di fastidio. Con tutti i rispetti dovuti quando si parla di religione quella tenuta addosso a qualcuno che hai sempre conosciuto diverso provoca un vero fastidio.

questa foto ci da un po' di fastidio ma ve la mostriamo comunque.. per favore non commentatela
Questa è una delle foto che ci da fastidio ma ve la mostriamo comunque.. per favore non commentatela

Visitiamo la moschea e una ragazza mussulmana che si trova all’ingresso della sala di preghiera ci chiede se abbiamo domande o se siamo curiosi di sapere qualcosa, li per li non ci viene in mente niente poi, quasi spontaneamente mi viene da chiederle come fa a sopportare il caldo umido e afoso sotto quell’abito lungo, sorridendo mi dice che per lei è normale, dice che soffre soltanto i primi dieci, quindici minuti poi ci si abitua … ma la realtà è che poi lei non ha scelta. Io intanto continuo a grondare di sudore.

Continuiamo a parlare, ci spiega tante cose e si offre gentilmente di scattare per noi delle foto della sala di preghiera visto che a noi non è consentito entrare. Ci consegnerà anche degli opuscoli in italiano sulla moschea e sul corano, li riponiamo gentilmente nel nostro zaino, non saranno mai letti ma solo per pigrizia. Usciamo dalla moschea e veniamo rifocillati ancora con datteri, biscotti e acqua a volontà! Il signore che è all’ingresso continua a guardarci e ci dice che dobbiamo idratarci… ma si vede che abbiamo sudato cosi tanto?

La città di Kuala Lumpur è costruita su più livelli, girando in metropolitana e in autobus ci accorgiamo che ci sono strade costruite una sull’altra fino ad arrivare a quattro strati, un Millefoglie di cemento armato e catrame intricatissimo, pieno di svincoli e di indicazioni dai nomi strani. La guida a sinistra inoltre non aiuta e probabilmente non saremo mai in grado di guidare qua. Per fortuna tocca ad Anais che ci accompagna per una giornata intera in giro per la città. Andiamo nella Kuala Lumpur vecchia, non siamo lontani dalle Petronas Tower, si tratta di un piccolo quartiere fatto di poche vie ma che è ancora preservato, ci sono dalle casette indipendenti fatte di legno colorato e con il porticato esterno fatto per sedersi fuori a prendere il fresco. Questo quartiere si è salvato dalle gru e dalle grandi imprese di investimenti immobiliari, sembra strano ma a meno di cento metri da qui ci sono centri commerciali e grattacieli altissimi. Non so se sopravviverà ai prossimi anni, questa città è in continua evoluzione e quegli appezzamenti di terreno valgono talmente tanto che molto probabilmente qualche proprietario prima o poi cederà la propria baracca per lasciar spazio ad un grattacielo in vetro.

Mael e Max vanno a scuola di Batik da chi il Batik lo ha inventato e aggiungono talenti al loro curriculum.

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Le serate a casa di Anais e Nicolas trascorrono tranquille, i ragazzi stanno bene e Albanne, 7 anni, è contentissima di averci a casa con lei, parla a Max e Mael passando dal francese all’inglese come se dovesse solo girare un interruttore. Facciamo progetti per il week end, nella speranza che il fumo, l’haze come lo chiamano i bollettini, diminuisca.

Abbiamo poca fortuna, la situazione peggiora. Decidiamo comunque di continuare a visitare questa città che è molto diversa da quelle viste dall’inizio del nostro viaggio, siamo in una città ultra moderna, pulitissima, pensata per le auto dove i marciapiedi sono rari ma si fanno km a piedi nei mall tra le boutiques di lusso. Dove i primi due vagoni della metropolitana sono riservati solo alle donne, da prima pensiamo ad una segregazione religiosa poi pensando ai palponi della metro di Parigi, di Roma ed altrove pensiamo che, almeno nelle ore di punta, pare una buona idea, tanto che decido persino di provarla staccandomi per un po’ da Max, Mael e Giordano.

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Squali e mante ci danzano attorno come se niente fosse

Il giorno successivo entriamo dall’ingresso principale delle Petronas, dentro le torri e nei palazzi attorno ci sono centri commerciali grandissimi dove la concentrazione di boutique è paragonabile a quella di Dubai e sotto quelle di Gucci e Prada c’è l’ingresso per l’acquario. Entriamo, siamo in pieno centro di una metropoli eppure una miriade di pesci tropicali nuotano sereni sopra le nostre teste. Squali e mante ci danzano attorno come se niente fosse, facciamo cento metri sotto un tunnel, abbiamo pesci ovunque, non sappiamo dove guardare, troviamo questo spettacolo affascinante e travolgente. L’acquario di Kuala Lumpur è uno fra i più visitati del mondo, non è uno spettacolo solo per i bambini ma anche noi adulti ci divertiamo tantissimo e scopriamo pesci che fino ad ora non sapevamo esistessero, i colori e le trasparenze delle meduse e creature che sembrano uscite dalla penna di un fumettista. E’ una giornata divertente e per i ragazzi diventa una lezione di biologia e biodiversità difficile da ripetere altrove.

Due occhi mi guardano. Solo due?
Due occhi mi guardano. Solo due?

Saremmo dovuti andare tutti insieme al nostro week end in “campagna” a veder lucciole purtroppo però salta, la nebbia che ricopre la città è ancora molto intensa, non ci resta che cambiare programma. Nicolas ci propone di portare i ragazzi nel suo “ufficio”, ma non ha nulla a che fare con i soliti uffici convenzionali. Nicolas è un colorist, lavora nel cinema, si occupa di “dar colore” alle immagini e il suo ufficio è una vero e proprio cinema, ma data la qualità di chi lo occupa è probbabilmente molto meglio dei cinema in cui siete abituati ad andare. Al posto del pubblico c’é una console con tre palline che Nicolas fa scorrere guardando davanti a se dichiarandoci ad alta voce che sentimento verrà fuori. Dietro di lui i divani destianti a registi e produttori dove oggi ci sediamo noi
-Scena di paura- I colori del film diventano freddi e cupi

-Scena d’amore- I colori diventano caldi e morbidi

Lo schermo? E' tutto il cinema
Max fa il colorist. Lo schermo? E’ tutto il cinema

Strumenti alla mano, ci fa vedere come, con pochi tocchi, i colori dei film in realtà siano tutti tarocchi, sono le persone come lui che ci permettono di sognare se guardiamo film con verdi brughiere irlandesi, campi di grano giallissimi o cieli azzurri. Ogni cosa si può correggere e modificare e guardando lui sembra davvero facile. Dopo un po’ prepara una sequenza, si alza e chiede a Max di provare gli spiega i concetti di base della teoria del colore e delle luci e lui comincia a correggere un film che ancora deve uscire al cinema. Giordano lo prende in foto – Queste le mandiamo al tuo profe di tecnologia altro che word e excell-

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Mael fa il colorist. Quando fai play il proiettore del cinema va in moto

Tocca anche a Mael, provano a fare del loro meglio per modificare piccole sequenze ma i risultati non sono proprio gli stessi, i volti assumono più tonalità tipo Avatar e il grigio permane in sottofondo. I ragazzi sono davvero impressionati dalla difficoltà ma anche dalla potenza di questi strumenti e ci chiedono – ma allora tutti i film che vediamo c’è uno come Nicolas che li trucca?- la risposta – ogni secondo, ogni film e ogni pubblicità che vedi-

Nicolas è una persona di poche parole ma da grande artigiano è riuscito a trasmettere la sua passione ed il suo talento.

Fare la Pizza é cosa seria
Fare la Pizza é cosa seria

Li ricambiamo facendo la pizza tutti insieme, chiacchierando di tante cose e quando è ora di partire sentiamo che avremmo voglia di continuare quella conversazione ma la regola del Viaggio è che si deve andre avanti, trovare altri “contatti” , tanto ora sappiamo che quando avremo voglia di rivederli, passato il primo minuto di imbarazzo, la conversazione riprenderà da dove la abbiamo lasciata.

Ora noi andiamo a prendere un aereo che ci porterà in Giappone e se volete sapere com’è che ci siamo andati.. bhe.. Seguiteci.

3 comments on “Kuala Lumpur – Un’altra famiglia di viaggiatoriAdd yours →

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  1. …è vero, io ho cercato un amica, dopo 50 anni, e quando ci siamo sentite era tanta la gioia….ero andata aprendere il latte e ritornata…..grazie Raffy, stiamo viaggiando insieme a voi e scopriamo spazi e luoghi sconosciuti, ma spesso in questa vostra narrrazione si risvegliano sentimenti assopiti. Un forte abbraccio

  2. altre bellissime foto del vs. viaggio,mammamia che esperienza fantastica state facendo.che invidia buona la mia,meno male che la fate voi epoi dovrete raccontarmi tutto o quasi.Buona giornata del 7 dicembre.

  3. Nessun prof di questa sempre piu triste scuola italiana potra
    dare mai le emozioni e le belle esperienze che i ragazzi stanno facendo…..poi magari troveranno ancora qualche prof che ci crede e che sogna…..speriamo! Buon prosegiumento