LA FINE DEL SOGNO, LA FINE DELL’INCUBO.

LA FINE DEL SOGNO, LA FINE DELL’INCUBO.

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Ok con le bici non è andata; loro non erano al top e francamente neanche i pedalatori ma comunque siamo fieri dei nostri 130/150 Km (a seconda di chi vi racconterà la storia) il nuovo mezzo che ci trasporta è un fuoristrada SuZuKi, meno fascinoso ma decisamente ideale per la seconda parte della Carretera Austral, dove ancora il catrame non è arrivato.

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La nostra Zuky 4azonzo.com

E’ l’ultimo mezzo disponibile a Coihayque e anche se costa un po’ di più del previsto ci lascerà più libertà dei bus, l’età media degli altri mocilleros (così chiamano quelli che viaggiano con lo zainone) è più bassa della nostra, anche se grazie a Max e Mael siamo in media, quello che ci differenzia è che noi grazie a quegli anni in più abbiamo una carta di credito e quando siamo stufi di soffrire la possiamo usare … con cautela. Dunque affrontiamo la prima salita fuori dal paese non più da timidi ciclisti ma con la spavalderia di chi ha 4 ruote motrici e con i nostri sederi ben alloggiati. Siamo comunque in debito con tutte le persone generose che abbiamo incontrato dunque, decidiamo che uno di quei polverosi mocilleros occuperà il quinto posto della nostra Zuki. Naturalmente quasi tutti viaggiano almeno in coppia quindi ci mettiamo un po’ a trovare Tobias. Un ragazzone alto che cammina con un poncho addosso, gli occhi chiari e la barba incolta (chi vi ricorda? Si vince una cartolina di carta).

Carichiamo dietro le sue cose e cominciamo a conoscerci. Si presenta come un carpentiere di Bremen, lavora il legno è fa una facoltà di design in Germania. In questo momento è qui perché fa 8 mesi di scambio con l’università di Santiago e, finito il semestre, sta viaggiando per il Cile prima di tornare a casa, tra un paio di settimane. Non ha una rotta precisa e chiede se può viaggiare con noi finché eventualmente non ci “stufiamo”. Sue parole.

Oltrepassiamo le salite e le discese dei 40km già percorsi in bici fino a El Blanco e le commentiamo come 4 veterani, chissà cosa pensa il nostro quinto a zonzo di questa famiglia italiana che si eccita e sghignazza alla vista di una salita d’asfalto quando tutt’intorno ci sono delle favolose montagne innevate e pascoli con cavalli liberi.

Dopo El Blanco comincia un altipiano e un po’ ci pentiamo di aver venduto le Tremenda, tirando la sola ai poveri cileni come dice Zio Sauro, invece di farle riparare. Bastano però pochi chilometri ancora a farci dire che nella sfortuna forse non è andata così male. Da qui in poi ci sono solo paesini minuscoli e trovare assistenza o venderle sarebbe stato davvero duro in più, la strada non sembra chetarsi, tutt’altro.

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L’amo della pesca

Facciamo sosta a Cerro Castillo dove la Carretera Austral diventa una strada di solo ripio cioè una sterrata di sassi. In questo punto si percepisce un’emozione forte della storia di questo paese ancora diviso in due anche se in pace. E’ il punto in cui simbolicamente è finito il sogno di Pinoché e forse gli incubi delle madri dei desaparecidos. La grande opera del dittatore è rimasta incompiuta per anni ed ora riprende il cantiere che dovrà asfaltarla e allargarla a colpi di dinamite per gli altri 500km circa fino a Villa O’Higgins. Questa volta però è dinamite repubblicana con lo slogan Chile Mejor. Speriamo.

Troviamo un Camping vicino al fiume dove proviamo a pescare senza gran successo. Il nostro compagno di viaggio si sistema vicino a noi ma non con una tenda bensì con una amaca coperta da uno spesso telo di plastica -Ma non avrai freddo? – gli chiediamo un po’ preoccupati, lui spergiura -Noo, ancora non mi conoscete posso dormire ovunque-.

La sera per ringraziarci ci offre la sua pasta con salsa alla Bolognese e dal momento che non ha del macinato nel suo sacco, questi viene rimpiazzato con della “carne” di soia. Una cipolla la rimediamo da un’altra coppia appena arrivata che così si aggiunge alla tavola, la pasta non è straordinaria ma la compagnia e il tentativo vanno premiati.

Pescador
Pescador
Tobias e il suo ragù vegetariano
Tobias e il suo ragù vegetariano

Anche questo camping è concepito attorno ad una grande sala comune dove c’è una grande cucina per tutti con un cucina a legna al centro che nel frattempo riscalda, diversi tavoli, e qualche poltrona per “sbragarsi”. Anche qui è facile cominciare a parlare con la gente mentre si cucina. Diventiamo un gruppetto è scopriamo che la giovane coppia che ci ha dato la cipolla ha appena terminato 20 giorni di bici per i primi 600 km di Carretera Austral ed ora è qui perché domani mattina, per rilassarsi, parte a piedi sul ghiacciaio che vediamo difronte. Lì pernotterà in tenda. Il loro entusiasmo stuzzica Giordano che si invita a salire con loro il resto dei 4 e già che c’è, convince anche il fresco 5°azonzo Tobias.

La partenza è fissata per le 9. Ci vogliono 3 o 4 ore per salire al ghiacciaio e un’altra per raggiungere il rifugio vicino al quale si può campeggiare. Andiamo a dormire con una nuova meta da raggiungere. Tobias ci annuncia che partirà sicuramente molto prima per fare foto con la luce del mattino e che ci troveremo in cima.

IMG_20160223_085407[1]_600x800La notte si alza un gran vento che raffredda l’aria soffriamo un po il freddo e dunque verso le 7e30 siamo già in piedi e andiamo a scaldarci e prepararci un the per sbrinare le ossa. Nella cucinona ci troviamo il silenzioso Tobias che dopo un po’ ci fa – Sta notte ho avuto freddo come non avevo mai avuto con la mia amaca. Ho pensato che forse torno giù a dormire e vi aspetto qui domani – in effetti era nella sala comune dalle 5, morto di freddo davanti alla vecchia cucina a legna. La Carretera ed il suo viento hanno piegato anche l’Alemanno!

Detto ciò si mette il suo poncho e parte per il sentiero.

Nel frattempo i ragazzi cileni che hanno lanciato la spedizione non si vedono arrivare. Alle 9, dopo aver deciso anche noi di fare andata e ritorno in giornata partiamo con sulle spalle fornelletto, gavetta, dadi da brodo e pastina. Non dormiremo su ma faremo una minestrina sul ghiacciaio, d’altronde ogni missione deve avere uno scopo.

Salire al Cerro Castillo significa un dislivello di circa 1000mt percorrendo un sentiero di 8,4km abbastanza facile per gente allenata, dunque per noi duro . La salita è bella e da li si vede tutta la valle, i fiumi e la Carretera snodarsi per chilometri. L’ultima ora e mezza è tutta pendenza e sassi, davvero tosta. Quando siamo in cima però il ghiacciaio difronte è magnifico e cola in cascate in un lago ai suoi piedi di un colore azzurro innaturale. Da qui si vedono altri 2 ghiacciai. Siamo solo, si fa per dire, a 2300mt ma lo spettacolo è quello delle nostre Alpi.

Il lago sotto al ghiacciaio
Il lago sotto al ghiacciaio

Due ragazze che han dormito qui e stanno cominciando la discesa ci raccontano che questa mattina la loro tenda era completamente ghiacciata e ancora una volta ringraziamo la nostra prudenza dell’ultimo minuto.

Non potremo star su parecchio perché il cielo è coperto e la temperatura è polare ma resta ancora la nostra missione da compiere prima delle 3 ore di discesa.

Riusciremo a far bollire l’acqua, sciogliere il dado da brodo e cuocere la minestrina al dente nei 7 minuti promessi dal pacchetto? …non mollate la cordata e… seguiteci.

11 comments on “LA FINE DEL SOGNO, LA FINE DELL’INCUBO.Add yours →

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    1. Lo zio Sauro che conosco io non avrebbe MAI cucinato la “salsa alla Bolognese (?)” con la SOIA!! Nemmeno in Patagonia… 😉

  1. …non solo zonzonieri ma anche poeti…..riuscite a trasformare tutto cio che i vostri occhi vedono in poesia e emozioni… ricevute le foto della notte in questo momento… Buonanotte

  2. per non svegliarvi per ora non vi do’ il buon giorno (Roma ore 9 a.m.) ma il vostro racconto mi riempie di felicità per le belle esperienze sia del pezzo di mondo e dei suoi abitanti che continuate ad incontrare,mi fa pensare che c’è un mondo recuperabile e che quindi le mie battaglie do amare tutti e volere per tutti la suddivisione dei beni comuni è corretta:grazie per darmi queste speranze.Baci.

  3. Poncho, barba incolta e occhi azzurri non può che essere il texano dagli occhi di ghiaccio…il mitico Clint Eastwood!
    Tobias però ha sicuramente meno tempra, non rispetto a Clint bensì rispetto ai favolosi “4azonzo”, ai quali neanche il ghiacciaio cileno mette ansia.
    Insuperabili!

  4. Sono d’accordo con Sara
    (Clint Eastwood)
    I racconti fanno sognare,ho il fiatone per la salita
    Sento il vento, e sono ancora schizzinosa non riesco
    mangiare gli spaghetti col ragù di soia.
    Vi amo❤️❤️❤️❤️

  5. Quella Zuki mi ricorda qualcosa!
    Io direi terence hill in “anche gli angeli mangiano fagioli”
    Buon proseguimento compañeros

  6. Direi anch’ìo Clint Eastwood, il texano dagli occhi di ghiaccio. Quello di “Anche gli angeli mangiano fagioli” con Bud Spencer era Giuliano Gemma!

  7. Per me’ il buon thomas assomiglia ad Obelix anche se la pancia non c’è. pero’ un po’ l’aria del vikingo ce l’ha…………. in ogni caso attendo la foto del brodino e pastina ……………..bravi super viaggiatori…………..
    Nico and family