La Piana delle Giare

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Si parte presto. Ormai lo abbiamo imparato, in Asia si parte sempre presto perché quando si arriva non si sa. Il tuc tuc ci porta alla stazione dei bus e qui sono decisamente più recenti di quelli presi fin’ora. Uno solo in un angolino ha l’aria di essere davvero in attesa dell’ultima corsa. Max sfodera il suo brillante ottimismo per-adolescenziale: – Come minimo è quello!– ci guardiamo con una forma di inquietudine consapevole ma non ci vogliamo credere tutti gli altri sono di questo secolo ed hanno l’aria condizionata, ci aspettano 7 ore di viaggio.

-Phonsavan?- chiediamo al bigliettaio. Pare di leggere compassione nei suoi occhi. Ci da i biglietti e indica la piazzola alla sua sinistra. Il solito culo dei Morelli. Max aveva ragione.

I biglietti sono numerati e il numero è scritto sulla cappotta del bus a pennarello ma noi facciamo finta di non capirlo per stare vicini, a volte non farsi capire ha i suoi vantaggi. In ogni caso i compagni di viaggio non sono poi così turbati dalla piccola angheria e di posti vuoti ne restano abbastanza. Sfidando le apparenze il bus parte e appena fuori Luanprabang la strada diventa come già la conosciamo. Si aggiunge una nota di colore locale quando parte l’immancabile musichina pop/liscio locale con ritmi di batteria da pianola Bontempi, in questo paese nessuno deve studiare percussioni. La pausa pipì serve a riposare le orecchie, la cassa è appoggiata proprio sopra la nostra testa. Per un momento il filo che la collega allo stereo si stacca ma il solerte hostes/bigliettaio/portantino ed anche fonico la sistema nonostante salti e curve… il solito culo dei Morelli 2 volte in un solo giorno.

L’unica altra passeggera occidentale del bus è Valentina una ragazza italiana che di mestiere fa il revisore dei conti. Immaginiamo sempre chi fa questi lavori come qualcuno un po’ rigido, precisino e con poca fantasia, nelle commedie sono sempre dei tipi noiosi con la calcolatrice nel taschino. Valentina proprio no, è curiosa, ha girato letteralmente mezzo mondo e per un po’ sarà una dei 4.

Arrivati e completamente rincoglioniti dalla musica Lao trattiamo col tuc tuc di turno per arrivare in città, come sempre la stazione dei bus è lontana. C’è n’è uno che non è in vena di sconti e particolarmente antipatico così quando gli facciamo notare che col suo simil Apecar ci fa lo stesso prezzo del minibus con l’aria condizionata i sedili in pelle ci dice – some prefer tuctuc, some minibus. Same same! –

Same same! È un espressione locale per dire “ è la stessa cosa” sono convinti che sia inglese e dopo un po’ cominci ad usarlo ance tu. Visto che è “same same” e che di trasporti pittoreschi abbiamo fatto il pieno andiamo col minibus che vuole a tutti i costi portarci nella sua guest house. Il nostro nuovo acquisto da brava viaggiatrice è una dura, mettiamo insieme le conoscenze (guide, siti internet ecc) e ci facciamo portare dove vogliamo; la prima guest house è un po’ triste, ci facciamo portare in un’altra mentre il nostro autista insite; la seconda è troppo cara. Insiste ancora.Alla fine ci arrendiamo e la sua dritta non era male, andiamo a vedere le camere (mai comprare a scatola chiusa in questi paesi) pulite, decenti ok. Perfetto per le due notti del resto Phonsavan è davvero brutta.

Il nostro quasi amico autista, Ham, insiste per farci vedere su carta il suo tour personalizzato nella piana delle giare, noi all’inizio esitiamo poi, seduti a tavolino ci convince e inizia la contrattazione. Si parte da 70 dollari scende a 60, a 55… insomma ce la caviamo con 45 dollari e ci aggiunge anche la guida che parla inglese.

Il giorno dopo Ham, l’autista, è già pronto alle 7,30 , passiamo quindi a prendere la guida e ci dirigiamo verso l’ufficio del turismo situato a 9km dal centro, comodo insomma, a prendere i permessi per entrare nei siti delle giare.

Dietro l’ufficio la nostra guida ci fa vedere alcuni dei residuati bellici che sono stati rinvenuti recentemente nell’area Phonsavan, vediamo ceste piene di bombe a mano, decine di scocche di bombe a grappolo e gli involucri pesantissimi delle heavy bomb.Piana GIARE (1) Le guardiamo increduli e ci rendiamo conto che quella è solo una piccola parte di ciò che hanno trovato. Durante il nostro giro avremo anche occasione di incontrare camion del UXO Lao all’opera e di visitare la sede del Mine Advisory Group . ( vedi il post :La guerra segreta LINK )

L’entrata al primo sito della Piana delle Giare è composto da una struttura nuova dotata anche di un piccolo museo, ma non paghi alla biglietteria bensì all’autista della macchinina che ti porta vicino alle prime Giare, ci diciamo che forse oggi il bigliettaio ha un giorno off.

Piana GIARE (4)Per arrivare bisogna percorrere un sentiero a piedi segnalato da piccole pietre con la scritta MAG, la guida ci consiglia di non lasciare mai il sentiero ma di camminare sempre tra le due piastrelle dalla parte biancha perché li il terreno è stato sminato. I ragazzi faranno molta attenzione e ce lo ricorderanno spesso durante la giornata.

Questo sito si trova su una collina vicino alla città, le giare hanno circa duemila anni,Piana GIARE (8) ci sono tante leggende attorno a questi “contenitori” la più bella è quella del popolo Hmong che

Uno Zombie delle Giare
Uno Zombie delle Giare

dice che gli Dei giganti che hanno creato questa valle spianando le montagne poi si riposavano bevendo vino di riso dentro a le giare. Finito il lavoro gli Dei zozzoni hanno lasciato la valle ai Hmong con tutti i loro bicchieroni e sono volati in cielo. Di qui sono passati archeologi di tutti i paesi ognuno con una teoria ma a noi è sembrato subito ovvio che si trattasse di urne funerarie.

Ce ne sono davvero tante, la maggior parte è ancora in piedi mentre altre sono sdraiate, la guerra ne ha inevitabilmente ammaccata qualcuna.Piana GIARE (3)

Attorno crateri, enormi buchi nel terreno lasciati dalle esplosioni delle bombe americane. Tanti buchi di 7/8 metri di diametro e profondi 5, la guida tende a farceli notare tutti come se fossero quelli la maggior attrazione del luogo. In effetti sono davvero d’effetto ed è impossibile passarci di fianco e rimanere impassibili.

sul cartellino la data del bombardamento
sul cartellino la data del bombardamento
Piana GIARE (5)
colline che ricordano la Toscana ma niente Chianti e niente Brunello

La visita continua al secondo e al terzo sito, le giare qua sono collocate in siti piccoli e il paesaggio è davvero meraviglioso, alberi secolari e colline basse che ci ricordano molto la nostra Toscana e qua ci sale un po’ di nostalgia, non solo per quella terra ma anche per il suo vino.Piana GIARE (6)

La guida in questi siti si limita a salire le colline con noi e ad indicarci la strada da fare fra i sentieri indicati dalle mattonelle del MAG. Ci rendiamo conto che in realtà non ci è servita a molto, forse potevamo farne anche meno ma siamo contenti di averla presa altrimenti non si sarebbe mai trovato dialogo con il nostro amico tassinaro Prosciutto, ( Ham in inglese ) Giordano ha cominciato a chiamarlo così e lui pare non dispiacersene,  il quale di inglese conosce solo due parole “Pay now”… paga adesso.

Piana GIARE (12)
clicca per ingrandire

Continuiamo con la visita di due Stupa. Entrambi sono avvolti da una vegetazione intensa quello più grande è ancora visibile e vi si può anche entrare all’interno. Il secondo Stupa, più vecchio, è avvolto da piante altissime ed è impossibile visitarlo. Ci accontentiamo di vederlo da lontano sovrastato da un antenna bianca e rossa per i cellulari piantata proprio affianco.

C’è anche un Budda che è quello che resta della vecchia Phonsavan,rasa al suolo dai bombardamenti e ricostruita poi qualche chilometro più in la.Piana GIARE (11)

La sera ceniamo con Valentina che ci racconta un po’ delle sue avventure e dei suoi tantissimi viaggi, parliamo del nostro viaggio in Laos e delle nostre prossime destinazioni , Max è felicissimo di avere qualcuno che capisce tutto quello che dice e le racconta un’infinitá di cose e dettagli di quello che ha visto, di dove è stato. Domani le nostre strade si separeranno ma la “minacciamo” di andare a trovarla a Bologna e lasciarla con Max e i suoi 1000 dettagli. Valentina andrà a Vang Vieng e noi… noi ancora siamo molto indecisi sul da farsi: Grotte di Konglor nel Laos centrale o 4000 isole 900km più a sud? Scelta difficile e ormai è tardi, decideremo alla stazione dei bus domattina … qualsiasi rotta sceglieremo voi intanto .. seguiteci.

Ecco cosa vedreste se foste sul fondo di una giara
Ecco cosa vedreste se foste sul fondo di una giara

3 comments on “La Piana delle GiareAdd yours →

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  1. Quante Fabiole Max e Mael ci stanno dentro ad una giara?
    Ho una domanda stupida……ma i coperchi non ci sono? Non ne avete visto nemmeno uno?
    Alla prossima!

    1. Stupida per niente, se ci fossero stati i coperchi ci sarebbe stato qualcosa dentro e dunque non ci sarebbe stato nessun mistero. Sono state tutte “svaligiate” ed una sola nel sito più grande aveva un coperchio accanto.

  2. E’ un posto davvero incantevole, peccato solo per il problema delle mine!
    Preferisco decisamente gli Dei sporcaccioni, almeno hanno lasciato qualcosa di veramente bello (la foto dall’interno della giara è FOTONICA).
    Non so quale prossima destinazione sceglierete ma, qualsiasi decisione prenderete, sarà sicuramente appassionante…come tutto il vostro viaggio del resto.
    Un abbraccio a tutti e 4!