Le dune di Huacachina – Peru

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La circonferenza della terra misura 12745km più o meno ma le distanze reali tra un posto e l’altro sono molto diverse a seconda del mezzo che potete utilizzare per arrivarci. Così 2 città del Cile possono essere ad un giorno e mezzo di distanza d’estate e ad un paio di mesi d’inverno mentre NewYork e Lima sono appena a 9 ore e qualche minuto. Tanto ci serve per essere catapultati in un altro continente che si chiama, quasi come quello da cui veniamo.

Arriviamo in Sud America di notte dopo aver letto cose poco rassicuranti su Lima così abbiamo chiesto al posto dove dormiremo di mandarci a prendere con una macchina. Troviamo l’autista fuori con un cartellino che ci aspetta e caricati gli zaini cominciamo ad attraversare la città. dobbiamo arrivare a meno di 1 chilometro ma per farlo, sensi unici e cavalcavia ci fanno girare attorno per un po’. Tutto e poco illuminato, case e palazzi non sono finiti, gli unici edifici che sembrano essere pronti per essere usati sono le concessionarie delle grandi case d’auto. Il nostro alberghetto è in una piazza con al centro un giardino ma a quest’ora è deserta. Fin qui non è un granchè. Paghiamo e chiacchieriamo col padrone chiedendogli se c’è un bus che porti al terminal dei bus ma lui ci dice che non lo sa e che è troppo pericoloso per noi. Non sa che siamo gente di Willliamsburg? Sospettiamo che in verità voglia venderci il suo tassista carissimo così non insistiamo ed andiamo a dormire.

La periferia di Lima

La periferia di Lima é un cantiere perenne

Vogliamo arrivare all’oasi di Huacacina. E’ patrimonio dell’umanità dell’UNESCO anche se ormai abbiamo capito che entra nella lista qualsiasi luogo in cui un dirigente dell’UNESCO voglia andare in vacanza a scrocco, quindi (avviso agli amministratori locali) la presenza di almeno un hotel 5 stelle o di un buon ristorante è fondamentale per per avere questo riconoscimento.

La mattina, dopo un po’ di negoziazioni, accettiamo il passaggio del padrone dell’albergo in persona. Si mette in tasca i soldi della corsa, mette una calibro 9 nel tascone dello sportello della macchina e partiamo, ci scarica vicino ai bus e noi troviamo posto su un mini van che si riempie un po’ alla volta. -Quando si parte?- chiediamo – En breve amigo, en breve- Facciamo atto di fede mentre ci chiediamo come saranno quelle 5 ore schiacciati li dentro. Non  lo sapremo mai. Il nostro spagnolo è così buono che non abbiamo capito che quella è una navetta che ti porta al Bus più grande. Lo fa sbarrandogli la strada dato che sta quasi per partire. L’autista ci indica con la mano e quando gli chiediamo conferma – Huacachina?- Borbotta qualcosa di incomprensibile capiamo solo che ha fretta e che quello davanti dovrebbe essere il bus giusto.

Eccoci di nuovo in viaggio. Attraversiamo il centro di Lima e poi la periferia. A parte qualche palazzo dell’era coloniale la vista conferma l’impressione avuta ieri sera cosi, quando comincia la campagna siamo abbastanza contenti.

Arrivati prendiamo un minuscolo taxi sgangherato e questa volta ci lasciamo consigliare dal tassista per trovare un posto per dormire. É una casa un po’ fatiscente che però ha 4 stanzette in fondo ad un bel giardino ed una piccola piscina. L’acqua é torbida ma e un dettaglio trascurabile dato il caldo che fa, poco male visto che arriviamo da una settimana dove, a NewYork, la temperatura media era di meno nove…

L’oasi é piccolissima. Attorno ad un laghetto con delle palme c’é qualche costruzione vecchia in cui i borghesi peruviani di fine 800, primi 900 venivano in vacanza. Tutto attorno le altissime dune proteggono Huacachina dal vento. Diamo la scalata ad una per vedere l’oasi dall’alto e il deserto. Lo spettacolo é davvero bello ma il confronto con i parchi della california ci viene spontaneo. Tra la sabbia spuntano cannucce, bicchieri e bottiglie. Lontano, vediamo rotolare su e giù per le dune buste e sportine di plastica colorate. Eppure di turisti, locali e stranieri, ce ne sono davvero tanti ma la cura del fenomeno che li porta qui non fa parte della cultura locale. É sempre un aspetto che non riusciamo ha capire. Se non lo fai per l’ambiente perché non lo fai almeno per quello che ti da da mangiare?

Sembra scavata nella sabbia un oasi che non é un miraggio

Sembra scavata nella sabbia un oasi che non é un miraggio

Decidiamo che l’indomani partiremo su uno dei tanti Bugy che rombano in mezzo alle dune e ti portano a fare surf sulla sabbia.

Nelle mani di un pazzo.

Avete presente le montagne russe? Aggiungete a quella sensazione il fatto di sapere che il mezzo che vi trasporta non é saldamente attaccato a dei binari come nel primo caso e capirete che quando si salta giù da una duna e il motore del Peruanito (così si chiama il nostro fuoristrada) romba in aria dalla bocca vi esce un grido o un’imprecazione. Max e Mael si puntano con i pedi per cercare di non volare fuori dal mezzo tutto aperto mentre noi grandi ci teniamo alle cinture a bretella. La carrozzeria non esiste siamo protetti solo da tubi e sebbene quando rallenta, nelle salite, siamo ben felici di prendere fiato é davvero … divertentissimo. Dopo qualche minuto di su e giù ci fermiamo in cima ad un duna bella ripida e a turno ci buttiamo giù sdraiati su una tavola di legno. Ci sarebbero gli attacchi per le scarpe ma evidentemente chi porta in giro i turisti non ha voglia di rogne e così a chi si mette in piedi chiedono di sdraiarsi.

Surfisti delle dune

Surfisti delle dune

Ci divertiamo così tanto che quando scendiamo siamo carichi di adrenalina, Mael e Max ne sono così entusiasti che decidono di investire i loro soldi pur di tornarci ma Raffaella, che si é fatta un paio di dune con gli occhi chiusi é categorica e così il giorno dopo saremo solo in tre.

Altri surfisti

Altri surfisti

Trascorriamo qui 3 giorni con un sentimento davvero spaccato in due tra la bellezza del posto e l’uso che ne viene fatto. Anche i bugy  tra le dune sono divertentissimi ma non certo un modo ecologico di sfruttarle soprattutto perché ce ne sono davvero tantissimi. Arriviamo a pensare addirittura che il posto andrebbe boicottato per un po’ in modo che chi ci campa (qui praticamente tutti) capisca che la conservazione ha un valore non solo per il futuro.

Bhe qui non c’é altro da vedere dunque giù ad Arequipa…non prima di aver fatto un giro.. seguiteci sulle dune in questo Li Proviamo per Voi che é pura ADRENALINA :

 

4 Comments

  1. GIOVANNA MORELLI

    aprile 5, 2016

    MA COME SIETE RISALITI DA QUELLE SPETTACOLARI DUNE DI SABBIA? E’ VENUTO IL DUM-BAGY.
    NON HO PIU’ PAROLE PER ESPRIMERE LA MAGNIFICENZA DI TUTTO QUANTO STATE VEDENDO E SPERIMENTANDO.MENO MALE CHE MANCA POCO AL VOSTRO RIENTRO,MA RIENTRATE POI?.
    BUONA GIORNATA PER OGGI 5 APRILE 2016.ZIA GIANNA .

  2. lella morelli

    aprile 5, 2016

    ….come farete tornando alla normalità!!!!!!!!! (bisognerà sapere cos’è normalità)…..Ciao.

  3. Sarah

    aprile 5, 2016

    Ma Raffa, come può non piacerti la discesa delle dune sulla tavola da surf???
    Deve essere spettacolare…
    Se non fosse così lontano, lo sperimenterei subito!

    • Raffaella

      aprile 5, 2016

      Non è la discesa con le tavole… Quella è stata fantastica! Sono rimasta traumatizzata dalla guida spericolata “del peruanito”. Pauraa!!!

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