Ma Simba dov’è ?

Ma Simba dov’è ?

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Questo post è molto faticoso. Infatti è difficile raccontarvi qualcosa che non avete già visto in un film o letto in un libro. Da “La mia Africa” al “Re leone” ognuno ha un’idea dell’Africa e in particolare della savana che è così ben definita che, anche non essendoci mai stati, la conosciamo tutti molto bene. E’ uno di quei paesaggi che appartengono a tutti come il far west, o le dune del Sahara.

Partiti da Nairobi noi 4 e la nostra guida abbiamo viaggiato fino alla città Narok, capoluogo amministrativo della regione dei Masai, poco fuori la città finisce la strada asfaltata e comincia l’area di 1500 km2 che i Masai stessi non hanno voluto dichiarare Parco Nazionale per non avere il governo centrale tra i piedi. Masai Mara è una Riserva Naturale con i suoi Renger e i suoi regolamenti, è il confine con la Tanzania e il Serengheti dove vivono altri Masai. Non c’è nessun recinto ed in buona parte è abitato da gente che vive in basse casette fatte di legno e fango costruite attorno ad un recinto altissimo dove la notte ricoverano mucche e capre. Li chiamano villaggi ma in realtà quelli che vi abitano sono quasi tutti della stessa famiglia . A chi è cresciuto in Emilia Romagna fanno pensare a quei grandi casolari con l’aia in mezzo che si vedono nel film 900 di Bertolucci, anche se diversi, si immagina lo stesso tipo di intimità a volte forzata e a volte fastidiosa di una piccola comunità che è obbligata ad essere solidale. Comunque tipica di tutte le zone rurali d’Italia e altrove.

Justus, la nostra guida, ci chiede di fermarsi per il pranzo nel villaggio della sua famiglia per poter salutare i due figli di 2 e 4 anni che di solito vede per 10 giorni ogni 2 mesi quando fa una pausa dal lavoro a Nairobi. Si ferma a 500 metri dalla decina di case, ci apparecchia un picnic e si allontana per andare dalla sua famiglia.

Justus ci apparecchia un pic-nic vicino a casa sua
Justus ci apparecchia un pic-nic vicino a casa sua

Passa una mezz’ora e lo vediamo tornare con i due bambini e la moglie. Il più grande ci viene incontro chinando in avanti il capo, prima da Raffaella poi da me. Pensiamo che sia per ricevere un bacio invece Mael ci spiegherà di aver letto su un libro che i Masai salutano in maniera famigliare fronte contro fronte, è il nostro bacio sulle guance. Non vogliamo creare imbarazzo così non chiediamo di vedere il villaggio, ci limitiamo a un paio di foto con i bambini e la moglie. Lei è ha un bellissimo sorriso ma è evidentemente imbarazzata.

La famiglia di Justus
La famiglia di Justus

Ripartiamo per il Gate della riserva che in realtà e più un check point dove registrano tutti quelli che entrano. Difficile considerarlo un vero cancello visto che non c’è nessun recinto. Poco prima carichiamo il nostro cuoco, Joseph che si presenta in divisa kaki da safari con il logo del Camp da cui veniamo.

Oltre il cancello c’è un area che è riserva nella riserva ma le prime Gazzelle e Zebre le abbiamo già avvistate.

Mentre ci registrano arriva una nuvoletta di donne in abito tipico che vuole ammollarci un po’ di tutto: bracciali di perline, mestoli e statuine di legno che posso giurare di aver visto dai Vuccumprà dei Lidi di Comacchio. Sparano delle cifre che fanno sorridere persino Justus quindi penso che i souvenir li compreremo l’anno prossimo a Porto Garibaldi o al Lido di Spina.

Il furgoncino riparte e dopo una curva il panorama cambia. Da colline di verde scuro e terra rossissima ci troviamo nella savana. Ci si apre davanti ed è proprio quella che vi aspettate. La stagione delle piogge è appena finita, l’erba alta un po’ verde e gialla incontra il cielo all’orizzonte. Un mare verde senza la minima presenza dell’uomo. Non un palo, una casa, una strada. I sentieri che prendiamo io non li farei neanche in bicicletta.

– Girafa. Girafa!!- Indica Justus. Lontano una silhouette inconfondibile.

girafa girafa!
girafa girafa!

Poco dopo una famiglia di elefanti alla quale andiamo vicinissimo, li guardiamo in silenzio. Passano piano piano strappando l’erba con la proboscide certi che da noi non devono temere nulla.

Una "piccola" famiglia
Una “piccola” famiglia
elefante
elefante

La vicinanza con gli animali è la cosa che più di tutte impressiona. Stanno li come se noi fossimo invisibili e a volte si ha l’impressione che siano loro a guardare noi. Gazzelle sottilissime, Impala, e poi una grande mandria di Bufali che ci guardano e sbuffano.

sbuffano
sbuffano

Di nuovo le mie origini prendono il sopravvento e pensando a quante mozzarelle uscirebbero da quella mandria chiedo alla nostra guida se qualcuno li alleva, mi guarda un po’ come se gli avessi prospettato un allevamento di Pastori Tedeschi per ricavarne prosciutti e caciotte

la fabbrica delle mozzarelle
la fabbrica delle mozzarelle

e poi mi spiega che i Masai non cacciano nessun animale selvatico e mangiano solo le loro pecore, mucche e galline. – Se li cacciamo poi si potrebbero arrabbiare- conclude. Suppongo che questa frase racchiuda tutta l’essenza del loro rapporto con la natura che non bisogna più di tanto infastidire.

Incrociamo qualche altro 4×4 e qualche freccia che indica dei Camp che però io non vedo.

Ora smettiamo di inseguire gli animali e andiamo verso il nostro campo, Joseph deve cominciare a prepararci la cena, non prima però di aver incontrato sua maestà appollaiato su un albero. Tre dei Big 5 ( elefante, bisonte, leone, rinoceronte, leopardo ) li abbiamo trovati.

Sua maestà
Sua maestà

Intanto che mi chiedo perché l’ippopotamo non sia considerato un Big abbiamo abbandonato anche quel po di sentiero e scendiamo giù da una collina di cespugli fino a un fiumiciattolo dove il mezzo dovrebbe passare su un guado fatto di pietre più stretto dell’asse delle ruote e infatti…

…restiamo piantati nella risalita dell’altra sponda. Le ruote girano a vuoto, la frizione comincia a puzzare e per la prima volta vedo il volto di Justus preoccupato. Il rumore del motore su di giri ha attirato 4 Masai che danno ognuno un indicazione diversa all’autista, ancora una volta si sente “odore” di casa. Ultimo arriva un signore incolore con un accento che riconosco per averci lavorato in passato. C’è un irlandese nello sprofondo dell’Africa. E’ Ken il proprietario del Fisi Camp dove dormiremo per due giorni. Ci invita a seguirlo e lasciare i nostri accompagnatori a vedersela con la salita. Pochi minuti e siamo al campo in cima alla collina. Appena in tempo per vedere tramontare il sole.

Giornata lunga e pienissima di cose da elaborare. Le nostre due tendone sono spartane ma comode dispongono di un letto con la zanzariera, tre lampadine ( fuori, dentro e bagno ) sul retro della tenda si apre la cerniera e c’è un bagno. Le tende sono 7 tutte uguali ed una è quella dove vivono i proprietari da 2 anni.

Nel campo ci siamo noi e 2 coppie di ucraini .

Si fa scuro e i Masai che ci hanno aiutato al fiume accendono un fuoco al centro di quattro tronchi sistemati in circolo, lavorano li e si occupano della sicurezza. Invitano me e Mael a sederci con loro davanti al fuoco. Mael esita un po’ ma poi…

…. ma questo ve lo raccontiamo poi . Seguiteci

9 comments on “Ma Simba dov’è ?Add yours →

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  1. Non era li, sono passati 16 anni ma ho ancora tutto così chiaro in testa e nel cuore! Magnifica l’Africa e la sua gente!

  2. Ragazzi che bello! Vi seguo quotidianamente … la prima cosa che faccio al mattino è vedere se ci sono novità, foto, racconti. Grazie perché mi regalate un’emozione… è come stare un po’ con voi! a presto con un abbraccio forte anche dai miei polli e conigli 😉

  3. …è vero conosciamo tante cose, film e documentari ci portano in giro per il mondo….raccontato da voi è diverso…sono insieme a voi 4 con google maps.
    A presto

  4. Questi post vi fanno sembrare così vicino…….ma qualche volta mi si annebbiamo gli occhi vvb!

  5. Grazie per i racconti e per le foto meravigliose! ora aspettiamo di leggere cosa vi hanno raccontato davanti al fuoco i Masai… confidenze tra uomini?

  6. Vi seguiamo ogni giorno! Ci piacciono le esperienze che fate!! Ho già capito il mal d’Africa non è una fantasia……esiste davvero!