Mekong, frontiera del Laos

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Lasciamo la Thailandia

La mattina ci alziamo presto, raccogliamo le nostre cose ed usciamo dall’albergo, siamo rimasti un giorno in più a Chiang Rai a bighellonare. Appena sulla strada un tuc tuc ci avvista, fa inversione e viene a chiederci dove andiamo. Breve contrattazione e saliamo, direzione la stazione dei bus, siamo sul primo mezzo che ci porterà in un nuovo stato, il Laos.

Abbiamo visto e vissuto 10 giorni a Bangkok, modernissima e intasata, con i suoi centri commerciali di lusso grandi come transatlantici e i suoi mercati pieni di cineserie da poco. Abbiamo barattato il treno che volevamo prendere per il sud con un aereo che in un ora ci ha portato a Phuket, meta di turisti occidentali che vengono qui per le palme, le spiagge e i resort ed abbiamo fatto anche noi i turisti lucertola. Siamo volati nel nord a Chiang Mai, seconda città del regno, eternamente provinciale ed eternamente gelosa della capitale pur con i suoi tanti templi stupefacenti. Infine Chiang Rai, ai confini col triangolo d’oro, testimone per secoli dei loschi affari di droga e di bombe di inglesi e francesi prima ed americani poi.

Lasciamo questo paese che è stato casa per quasi un mese senza aver capito troppo della loro apparente imperturbabilità, dei loro contrasti e spesso di quello che ci dicevano. Lo abbiamo trovato meno sorridente di quanto dicano i depliant delle agenzie viaggi e anche Raffaella che era già stata qui tanti anni fa li trova più imbronciati di prima, questi abitanti della Terra del Sorriso. Avremmo potuto vedere di più: gli zoo umani dove espongono le donne giraffa. Tribù importata dalla ex-Birmania appositamente per i turisti. Gli elefanti ammaestrati crudelmente (vedi post .. ) che ti portano a spasso nella foresta ma sebbene abbiamo sempre detto che le cose “da turisti” sono divertenti ci siamo riservati di evitare quelle più trash.

Si parte

laos - huay xay (2)_1024x575Dalla stazione dei bus un mezzo sgangherato e pittoresco ci porterà da Chiang Rai a Chiang Kong frontiera sulle rive del Mekong. Questo luogo geografico è forse l’unico universalmente conosciuto da tutti noi in occidente in questa parte di sud est Asia. Per alcuni rappresenta la guerra del Vietnam in cui, a favore o contro, il più potente stato del mondo doveva arrestare il comunismo in un minuscolo paese di contadini, per altri tutto un genere di film belli e strazianti come Apocalips Now, Good Morning Vietnam, Platoon, Full Metal Jacket in cui i figli di quel grande paese hanno cercato di farci capire perché quella guerra l’hanno persa.

Il grande fiume però non racconta un paese ed una storia sola bagna tutti i paesi che visiteremo e lo incontreremo spesso. A bordo di una barchetta stretta che recensioni di altri viaggiatori dicono piena di buchi, sbarcheremo sulla riva del Laos.

Per ora 3 ore di bus per percorrere i 180km

Guidate sto coso per 3 ore
Guidate sto coso per 3 ore

che ci separano dalla frontiera. Arriviamo tra i primi sul bus c’è solo una altra famiglia di tre ragazzi madre e padre che hanno la nostra stessa meta. Una fortuna essere arrivati presto perché scopriamo che i seggiolini del lato sinistro son più stretti e persino Raffi col suo metro e settanta scarso non ci sta. Tanto per confermare che “chi prima arriva…” a bus pieno negli ultimi 2 posti liberi ( a sinistra ) siedono 2 ragazzi olandesi che sono più vicini ai 2 metri che al metro e novanta. I nostri 10cm in più valgono una businnes class e ormai dovreste sapere cosa direbbe il nostro, da noi sempre citato, amico Bonoraspa.

Dopo lungo guidare e una breve sosta, i locali cominciano a scendere nel giro di poche fermate e ci ritroviamo in una dozzina di “western”. La bigliettaia/hostess/fattorina annuncia – Lao border! Lao Border !- il bus accosta, le porte non le ha mai chiuse dunque c’è un momento di incertezza in cui noi stranieri ci guardiamo senza muoverci. La signora ripete – Lao border! Lao Border !-ma sta volta accompagna con un due gesti del braccio teso verso la porta che potrei tradurre solo dal tahi al napoletano con un – iatevenne! – poi scende e comincia a scaricare gli zaini di tutti sul marciapiedi.

I due spirlungoni si aspettavano di essere lasciati in mezzo al Ponte dell’Amicizia per attraversare a piedi noi su una banchina del fiume gli altri non so, fatto sta che siamo al lato di una statale. Appena il bus si sposta il mistero viene chiarito. Una fila di tuc tuc è pronta a raccoglierci vado per primo a trattare, noi con gli zaini lo riempiamo già da soli dunque si parte così. Tre miseri chilometri a poco meno dello stesso prezzo dei 180 appena trascorsi. Parliamo sempre di poco per noi occidentali ma, viaggiando, abbiamo la grave responsabilità di come spendiamo, una mancia, un regalino un prezzo eccessivo possono sballare gli equilibri di un paese.

Alla frontiera Laotiana una grande hall moderna per il controllo passaporti. Ci mettiamo in fila, il visto l’abbiamo già fatto a Bangkok, il doganiere che ci controlla indica uno sportello successivo mi affaccio – one dolar!- avevamo letto che fuori dagli orari d’ufficio ti chiedono un dollaro a persona e che hanno tendenza a chiederlo comunque e sempre così faccio notare che sono le 11:30 -Si, di Domenica- mi fa lei. Pago.

Finalmente vediamo cosa c’è dietro. Una strada simile ad un autostrada, nessuna traccia di pontili o ponti. Nessuno ti dice cosa fare e la dozzina è di nuovo tutta lì a guardarsi in faccia. C’è un bus parcheggiato ed una biglietteria. Pago. Dopo alcuni minuti partiamo e attraversiamo il Mekong senza un filo di romanticismo tranne forse quando Mael ci fa notare che – è moolto più grande del Po-.

Scendiamo in una hall identica alla precedente, usciamo e lì una fil di tuc tuc ci attende ma più nessuno a dubbi sul da farsi. Pago.

Il viaggio non è per niente finito ci facciamo portare alla stazione dei BUS per prendere quello che va a Lunag Nam Thalaos - huay xay (7)_600x337 arriviamo giusto per prendere quello delle 12:30 solo che quello delle 12:30 non c’è. C’è su cartelloni, lo trovate su internet ma non c’è come quello successivo che pure dovrebbe esserci. Unica speranza di partire è alle 4 del pomeriggio con una prospettiva di 4 ore di viaggio e dovendo poi trovare un posto in cui dormire.

Come altre volte il viaggio fa di testa sua e ci spinge a Huay Xay dove effettivamente avremmo dovuto sbarcare secondo alcune guide datate 2014. La vecchia dogana fluviale è lì abbandonata da poco e di barche non c’è ne sono quasi più.

restano poche barche
restano poche barche

Da questo paesino parte Gibbon Experience un trekking un po’ speciale che eravamo indecisi se fare e che avevamo più o meno escluso visti i pareri molto discordanti. Quando però arriviamo nei loro uffici e vediamo la foto della casa sull’albero più alta del mondo decidiamo e acquistiamo subito 4 posti per il giorno dopo … abbiate pazienza, voi sulla casa in mezzo alla giungla a 38 metri ci salite domani … seguiteci

4 comments on “Mekong, frontiera del LaosAdd yours →

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  1. ….io aspetto….voglio vedere e salire con voi nella casa sull’albero. A presto bacioni

  2. Nooooooooo….esiste un fiume più grande del Po?!?!?!?
    Devo viaggiare un tantino di più!
    Mitico Mael