Perché partire

Perché partire

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Dobbiamo convincere chi resta?

La parte apparentemente più dura prima di partire attorno al mondo per un anno è annunciarlo .

Lo sguardo degli altri. Siano essi famiglia, amici o relativi che accostiamo per lavoro o altro fa impresione. Per i più sei una pazzo irresponsabile con l’aggravante di avere due bambini a cui fai subire le tue scelte insensate. Temo sia inutile cercare di convincere queste persone del fatto che non si tratta di un capriccio o di una decisione giocata a testa o croce. Certo la scintilla nasce da un briciolo di follia, dal desiderio di mettere le cose sotto sopra, di vedere,annusare e mordere tutto quello che al mondo c’è da vedere, annusare e mordere ma poi vengono le notti a pensare se, appunto, è giusto coinvolgere tutto il tuo piccolo mondo in questa avventura. Per fortuna io ho una compagna che ha 40 anni e l’anno scorso ha festeggiato un anniversario che sanciva il fatto che avesse trascorso più vita con me che con i suoi genitori ( fatevi due conti ) . Si insomma siamo letteralmente cresciuti insieme. Confido in lei come nell’essere razionale, nella parte che mette in fila i SE e i MA e sa farmi “ragionare” sulle cose. Eppure dopo qualche mese di vita non esaltante, ne UP ne DOWN, semplicemente piatta alla mia idea/proposta ha reagito con un immediato, istantaneo e sincero “why not!” … “perchè no!”

Allora i dubbi e l’insonnia si moltiplicano.

:” Cazzo! Ho perso la mia ultima ancora di salvezza? La parte razionale che mi manca e trovavo in Lei oppure , oppure “pourquoi pas!”

 

19 metri contro il Polo

Nel 1893 Jean-Baptiste Charcot parte con una barca di 19,50 metri costruita con l’eredita lasciatagli dal padre verso il Polo. La barca si chiama Pourquoi Pas ( perchè no ). Questo signore era un medico, figlio di medico, nato a Neuilly-sur-Seine (che è il posto alle porte di Parigi dove nascono tutte le perspourquoipas_IV.jpgone “per bene” di Francia) benestante tra i benestanti spenderà da allora tutta la sua vita e fortuna per esplorare i Polo Sud e Nord su barche che chiamereà  Pourquoi Pas I,II,III e IV. La passione lo consuma fino al gesto estremo degno degli uomini di quel tempo. Il 16 Settembre 1936 la sua barca (nella foto) naufraga al largo delle coste dell’Islanda e il capitano Jean-Baptiste Charcot muore insieme a 39 marinai diventando una leggenda per marinai, geografi e amanti dell’avventura senza che sua padre avesse mai neanche sospettato che incredibile uomo fosse.

Non è però la sua fine che mi interessa quanto il suo inizio.

Perchè, anche se già appassionato di vela e di mare fin da bambino Jean-Baptiste ha scelto di studiare da medico anziche fare il marinaio?

Forse perchè era nato a Neuilly dove tutti sono ed erano, ricchi, colti e conformisti con un destino tracciato. Forse perchè il padre era medico, fosse stato avvocato avrebbe studiato legge. Forse, anzi sicuramente, perchè la persona che amava e temeva di più, suo padre, non si sarebbe mai fatto convincere a scambiare un figlio medico con un avventuriero, marinaio, sognatore… o forse si, chissà. Fatto sta che Jean-Baptiste non ebbe mai paura del ghiaccio, del mare e della tempesta che lo uccise quanto dell’opinione del padre tanto che ci volle la sua morte per trasformarlo da medico nel marinaio, capitano di vascello che fin da ragazzino aveva sognato di essere.

Nel frattempo sono trascorsi meno di 80 anni, la più grande guerra che l’uomo ricordi, lo sbarco sulla Luna, il 68, la caduta del muro di Berlino. Oggi si attraversa l’Oceano andata e ritorno in aereo con 600€, si può parlare alla famiglia in video,gratuitamente da Macciu Picciu con Skype, volare in Marocco per 90€, raggiungere le prime dune del Sahara ed essere a Roma il giorno dopo per vedere giocare la Roma all’Olimpico per la stessa cifra.

E’ un mondo diverso ed incomprensibile per il nostro Jean-Baptiste, eppure a lui non avrei dovuto spiegare perchè parto, perchè la persona che più di tutti mi conosce vuole partire con me senza esitazione e perchè vogliamo portarci dietro due creature che ancora non hanno facoltà di scegliere.

Il mondo non ci appartiene e non è più di nessuno, allora, come hanno detto tanti viaggiatori prima di me, non è tanto importante dove vai ma la strada che percorri per arrivarci. Fare quella strada insieme ai futuri padroni del mondo ( i miei figli tra gli altri ) sarà per me un privilegio come sarà per me motivo di orgoglio vederli adulti coscenti delle mille pieghe e differenze degli uomini ridere in faccia agli ottusi e agli ignoranti che vorranno convincerli che c’è un “vicino”, un “altro” che vuole rubargli qualcosa che è colpevole di qualcosa o vale meno di loro.

D’altronde potete dar torto a me ma non al più grande pensatore dell’occidente per molti perfino santo.

Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.Sant_Agostino_2.jpg

Sant’Agostino

 

 

 

 

13 comments on “Perché partireAdd yours →

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    1. E invece l’eccitazione diventa sempre piú impalpabile e surreale. Aspettiamo che succeda per capire che stá succedendo.
      Un abbraccio i 4.

  1. Ciao Giordano,
    che belle queste tue riflessioni. Sono certa che Charcot aveva i vostri stessi dubbi prima di partire per il grande viaggio della sua vita, ma il fuoco sacro per la scoperta del mondo, e con esso anche se stessi, supera tutto.
    20 anni fa sono partita anch’io da Ferrara verso est, per terminare il mio giro del mondo in 4 mesi, di cui 2 settimane a bordo di un veliero simile a Pourquoi Pas, timonando insieme all’ equipaggio da Auckland fino a Tahiti. Prima della partenza avevo 1000 dubbi, e la paura per l’ ignoto a volte prendeva il sopravvento. Ma è tutto passato col primo passo verso est, quando la passione ha fatto sì di accettare con fiducia che tutto succedesse, come un salto nel buio ad occhi chiusi, ma con un thrill senza precedenti che ti fa sentire più viva che mai.
    E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita, vivendo cose incredibili, anche oltre ciò che avevo immaginato, e senza esitazioni la ripeterei ora con i miei figli, che comunque ho sempre portato con me fin dalla loro nascita anche fino agli antipodi. Ma un anno, come il vostro, è il miglior dono che possiate fare loro…aprirà la loro mente, li renderà cittadini del mondo, nel senso più autentico del termine, e condividere insieme questa esperienza sarà un tesoro inestimabile per tutti voi.
    Non ve ne pentirete, statene certi. Prendetevi per mano, lasciate alle spalle chi vi dà dei pazzi e saltate. Buon viaggio!

  2. Che verità! Dover sempre dare spiegazioni o giustificazioni per il fatto che vai vontrocorrente, che sei estremo, un pazzo, si solo per il desiderio di conoscere e andare oltre. Approvo, anzi potrei essere la vostra fotografa di viaggio
    Vi seguirò con molta invidia!!! Baci a tutti

    1. Ciao Ale, ahh che bello sarebbe avere una fotografa brava come te al seguito! Seguici anche se le foto non saranno bellissime 🙂
      un bacio grande
      I 4

  3. si si a pensarvi mi viene il magone ed io lo so non sarei mai capece di farlo ma proprio per questo sono felice che avete deciso di partire…..quel pizzico di follia accompagna sempre delle scelte coraggiose.

    1. Ciao Fabi!
      si, credo che un po’ di follia dia colore alla vita.
      Siamo felici che tu sia felice!
      un grande abbraccio

  4. Pourquoi pas……ragaźzi vi conosco da anni ormai, specialmente raffi. ho sempre pensato che eravate persone ad un passo avanti agli altri e non mi sono sbagliata. Io CONDIVIDO tutte le vostre scelte. pure io sono tornata in emilia, ma gia mi sento soffocare. chissa..un giorno vi raggiungero…vi auguro il meglio..e di trovare il futuro fuori dal nostro paese, che ormai lo vedo morto e pieno di gente senza motivazione..gruppo di pecore..insignificanti. .senza voglia di ritrovare la propia serenità. vi auguro tutto il meglio e tenetemi aggiornata sui vostri spostamenti. ..chissa che non mi venga il prillo di partire di nuovo…tanto è come se ci rincorressimo…ahahah a bientôt. ..pourquoi pas!!!!!

    1. Oddio! Sei davvero incazzata, bhe noi partiamo un po’ più sereni. Non stiamo scappando da una situazione o condizione che riteniamo misera, non stiamo scappando in generale.
      Partiamo per imparare qualcosa in più come tribù, come famiglia. Le lezioni migliori le abbiamo sempre apprese viaggiando ( non me ne vogliano i miei antichi maestri ) e questo era per noi il momento migliore per farlo.
      E’ vero che nel nostro paese l’atmosfera è abbastanza deprimente ma chi scappa scopre presto che se sei triste nel partire la tristezza ti seguirà.
      D’altronde il nostro racconto di viaggio si chiama 4aZonZo proprio perché andiamo in cerca di quel paese immaginario della canzone.. poi, noi facciamo tutto il giro per trovarlo ma c’è chi lo trova a pochi km, chi sotto casa, chi non lo trova mai. Comunque prima di cercare ci vuole un bel respiro e un gran sorriso.
      dunque vai qui: https://www.youtube.com/watch?v=2pOruz_Qxmw alza il volume e saltella a tempo

      Un abbraccio, i 4.

  5. Non immaginavo, quando vi ho visto l’ altra sera, però un po’ lo sospettavo…. Ci vuole coraggio, idee e un pizzico di follia, i bimbi quanti anni hanno chiede la Robi? E come si dice bon voyage?

    1. Mah Dario! Noi intanto andiamo poi del coraggio ti dirò. E’ una vita che volevo passare ma la pigrizia è un macigno e le cose si fanno sempre all’ultimo.
      Max ha 11 e Mael ne ha.. comunque la loro età è la più semplice per viaggiare loro digeriscono proprio tutto.
      Un abbraccio, i 4.

  6. Carissimi,
    la notizia della vostra prossima avventura ha monopolizzato i discorsi degli ultimi giorni. Contateci tra i vostri grandi fans. In realtà non sono sicuro che i veri pazzi siate voi oppure noi a rimanere in questo posto sgarrupato.
    Una grande invidia ma ci piace avere anche l’illusione di riuscire prima o poi a raggiungervi durante questo anno che vi auguriamo essere meraviglioso.
    Keep in touch e bon voyage.