Phnom Penh e i Khmer Rouge

Phnom Penh e i Khmer Rouge

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cambogia - phnompen (2).MTS_snapshot_00.25_[2015.10.08_10.26.56]L’arrivo a Phnom Penh è relativamente semplice e le indicazioni del nostro prossimo padrone di casa sono precise tanto che guidiamo facilmente il nostro di tuc tuc.

Tra l’ambasciata tailandese e una banca c’è un piccolo vicolo poco più largo di una macchina. Sui lati due baracche luride dove fanno da mangiare hanno unto le pareti grige e senza finestre dei due immobili di cui sopra. Seduti su degli sgabellini di plastica attorno diverse persone hanno l’aria di essere lì da chissà quanto ad aspettare chissà cosa.

Max si chiede ad alta voce (ma non è una domanda) – Non sarà mica quello? – e invece lo è.

Come spesso in questa parte di Asia le cose cambiano in pochi metri e, entrati nel vicolo, subito dopo i due immobili fronte strada ce ne sono di più bassi, entra più luce e cominciano delle abitazioni come sono qui nelle città. Al piano terra c’è una vetrina aperta sulla strada con una grande sala che può diventare salone da barbiere, negozio, salotto di casa. Sul retro c’è una cucina e la scala che sale per quattro piani con 4 stanze una sull’altra. Se dalla cucina vi serve qualcosa in camera, auguri.

Scopriremo che forse abbiamo dedicato troppi giorni a questa città nella quale non resta più molto da raccontare e da vedere ma avevamo voglia di fare la spesa, cucinare avere una propria stanza, guardare il film della sera e in sud est Asia è quasi impossibile affittare una casa per brevi periodi dunque appena avuto l’occasione lo abbiamo fatto.


La pioggia diventa una festa in questo video di pochi secondi

Nel nostro vicoletto ci sono sempre persone davanti alle case/botteghe, bambini molto piccoli che vanno su e giù in bicicletta.

Si scatena un temporale davvero forte ed è un occasione di gioco per i bimbi che escono in strada corrono sotto alle grondaie, qualcuno ne approfitta per tirare fuori il motorino e lasciarlo lavare da questa doccia impressionante altri ancora mettono fuori secchi da far riempire alla pioggia, probabilmente una vecchia abitudine visto che hanno acqua corrente e potabile in ogni casa.

Phnom Penh non ci è sembrata bella, tutt’altro una delle sue attrattive maggiori riguarda l’incredibile storia dei Khmer Rouge, decidiamo un po’ titubanti di andare con i bambini a visitare un posto che racconta una storia spaventosa. Un campo di sterminio dei Khmer Rouge.

In Cambogia è successo qualcosa di incredibile ed incomprensibile tra il 1975 e il 79. Non un esercito di invasori venuti da lontano ma un esercito di ignoranti indifesi dalla loro ignoranza ha fatto sparire ¼ della popolazione del suo stesso paese. Noi abbiamo provato a pensare a 4 persone che conosciamo e poi fingere che una di loro sia morta poi abbiamo pensato ad altre 4 e abbiamo fatto la stessa cosa. Provate anche voi a dirvi una ventina di nomi di parenti e amici e ogni volta al IV immaginarlo morto vi darà un idea di cosa potrebbe significare. Un folle che si faceva chiamare Pol Pot prende il potere in Cambogia ed in poche ore mette in opera un progetto degno di un romanzo di fantascienza di serie B.

Phnom Penh allora contava 2 milioni di persone, Pol Pot la svuota in 48 ore riducendola a 50.000 abitanti. In 2 giorni tutti coloro che abitano una città vengono mandati a coltivare riso. I cittadini sono corrotti, il Fratello numero 1 (un altro dei nomignoli che ama il dittatore) è un ex professore che provava una feroce diffidenza per tutti coloro che sapevano leggere e scrivere, che parlavano una lingua straniera o semplicemente sapevano suonare uno strumento. Ogni forma di cultura è corruzione. Si veniva deportati ed uccisi perché scrittori, musicisti, politici, commercianti. Si veniva condannati a morte perché si possedevano libri o perché non si sapeva coltivare il riso non avendolo mai fatto. Molti, forse 1/2 milione, muoiono di fame e di fatica nelle “fattorie”, un altro milione e mezzo viene portato in campi ed ucciso nel giro di 48 ore con bastoni, zappe, picconi perché le pallottole sono troppo preziose e vanno usate solo per difendere la rivoluzione.

Visitiamo dunque questo luogo ad un’ora da Phnom Penh. Non c’è quasi niente da vedere se non dei crateri che sono le fosse comuni in cui hanno recuperato migliaia di corpi. Talmente tanti che hanno deciso di metterne solo 7000 in un ossario e lasciare gli altri li dove sono, a riposare.

Un audio guida in italiano ci fa immaginare il luogo attraverso le voci dei torturatori e dei torturati, i visitatori girano in silenzio accompagnati dal canto degli uccelli, senza la storia che stiamo ascoltando questo sarebbe un luogo piacevole e rilassante ma dal suolo si vedono spuntare brandelli di vestiti e ossa che dei cartelli chiedono di rispettare. Camminiamo sopra ad un genocidio. Anche qui come in altre parti del mondo si è cercato di industrializzare lo sterminio, gli ultimi giorni, solo in questo campo, riusciranno ad uccidere 300 persone al giorno per motivi sempre più futili.

C’è un grande albero su cui la gente mette dei piccoli braccialetti. La guida ci spiega che qui venivano uccisi i bambini sbattendoli contro il tronco. In cima all’albero degli altoparlanti diffondevano i canti rivoluzionari dei Khmer Rouge a tutto volume per coprire le grida.


 

Il breve video qui sotto racconta l’atmosfera di quel posto. Un sentimento difficile da scrivere in parole

Non succedeva secoli fa, in Italia in TV andavano in onda gli ultimi Carosello, Goldrake, Starsky e Hutck.

Una follia che durerà meno di 4 anni e che sarà l’esercito del vicino Vietnamita ad interrompere quando persino i grandi gerarchi del partito e le loro famiglie diventeranno vittime dello sterminio. Ne nascerà un’altra guerra civile. Nel 1989 Pol Pot fa giustiziare il suo più fedele braccio destro, il suo compagno di sempre, per aver tentato una trattativa per mettere fine alla guerra civile. Poco dopo sarà arrestato dalla sua stessa polizia politica. Ci sarà anche un tribunale internazionale ma sa tanto di farsa per far piacere all’occidente per bene. Di fatto il dittatore morirà a casa sua. C’è persino un COGLIONE (Giovanni Scuderi) che nel ’89 in Italia gli dedicherà una sorta di lode funebre.

Il tribunale internazionale non giudica più nessuno perché la Cambogia deve pagarsi da sola le spese alle organizzazioni internazionali che lo controllano. E’ come se non ci fosse stato il processo di Norimberga perché la Germania del dopo guerra avesse dovuto pagarsi i giudici.

La memoria in Asia ha un altro valore e per noi è difficile da comprendere tanto che alcuni degli ex-dirigenti Khmer usciti dal movimento e diventati avversari sono oggi attivi in politica, molti sono liberi ed impuniti. L’impressione che abbiamo è che la gente non cerca più i colpevoli anche se di fatto tutto è finito solo nel 1998. Anche qui succede tutto in fretta ed una popolazione giovanissima deve confrontarsi con un modo completamente nuovo di vivere, con i milioni in investimenti che arrivano dal Giappone e dall’occidente con l’eredità di Pol Pot che ha lasciato un paese dove non c’è più nessuno che sappia suonare gli strumenti tradizionali, dove tutta una classe di intellettuali è sparita e non ci sono più “maestri”.

Per noi è un’altra esperienza, ce ne andiamo con un senso di malessere profondo ed una dura lezione sulla capacità degli uomini a sopravvivere a cose che sembrano inimmaginabili e lontane quando in realtà accadono quotidianamente a gente come noi che ancora oggi fugge dal folle di turno con la sola ambizione di sopravvivere.

8 comments on “Phnom Penh e i Khmer RougeAdd yours →

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  1. Ciao! Complimenti per la vostra decisione di viaggio, che porterà tanta ricchezza spirituale a voi e ai vostri figli! Io sono stato l’anno scorso in Laos e Cambogia dopo tanti studi e letture, ricordo che anche io non fui piacevolmente colpito da Phnom Phen. Scrivo perchè reputo importante dire a tutti che noi occidentali non possiamo comprendere ciò che è accaduto nella storia recente al Laos e alla Cambogia, o meglio non possiamo accettare che possa esistere un altro senso di giustizia oltre al nostro.I Cambogiani e i Laotiani sono rimasti schiacciati dall’arroganza dei colonizzatori, sono stati sfruttati attraverso giochi politici senza scrupoli e quando nel 79 il regime khmer Rosso fu abbattuto, per i Cambogiani le cose migliorarono, ma non come immagineremmo noi.
    Da allora i Cambogiani sono stati e sono ancora oggi sfruttati da tutti, non solo dagli occidentali che con il pretesto di aiutare la popolazione hanno spostato tanti soldi finiti non tutti, ne in gran parte nelle tasche dei cambogiani ed hanno corrotto la bontà e il sorriso della gente, ma anche dai paesi asiatici loro vicini. Infatti le autostrade Cambogiane le stanno costruendo i Cinesi………e la Cambogia paga; il sito di Angkor Wat è gestito dal Vietnam per ripagare i debiti di guerra…….Le entrate del governo Cambogiano dove sono se gli altri paesi si prendono i pochi canali disponibili?Non nego o voglio edulcorare le atrocità perpetrate dai cambogiani ad altri cambogiani durante i 4 anni di regime, ma bisogna anche sapere che il museo di tuol Sleng è stato realizzato dai Vietnamiti e non dai Cambogiani, ciò nonostante quando come voi compresi che quelli che stavo pestando non era immondizia, ma brandelli di vestiti, denti, pezzi di ossa………mi si è gelato il sangue. Insomma, questi paesi hanno subito devastazioni fisiche, naturali e culturali solo perchè qualcuno di noi si è sentito in dovere di dare a loro quello che per noi era importante, più passa il tempo e più sono convinto che i paesi in via di sviluppo staranno tanto meglio quanto noi saremo capaci di ignorarli, in questo modo non potremo portare loro armi, denaro per corrompere, medicine che creino mercati clandestini, ecc…..e tu Giordano? cosa ne pensi? Se riuscirai a scrivere io leggerò volentieri. Nel frattempo…….Vi seguo
    Ciao
    michele

    1. Condividiamo la tua analisi. Qui se si è solo un po’ attenti si capisce che applicare le nostre formule non funziona. La sensazione generale è che fondamentalmente il passato è passato e nessuno ha voglia di guardarsi indietro. Credo che il perdono in questa parte di Asia sia una questione davvero pragmatica.
      Altra cosa è la dimensione della tragedia che pare gigantesca rispetto a questo piccolo paese. In fondo è un po’ la stessa storia della guerra civile italiana tra fascisti e partigiani, degli Jugoslavi esplosi in staterelli regionali o dei desaparesidos argentini ma qui i numeri sono davvero impressionanti per un lasso di tempo così ridotto.
      Al punto in cui sono non penso che vogliano più essere ignorati dai soldi giapponesi, cinesi o occidentali certo mi chiedo cosa resterà a loro tra 15, 20 quando la “festa” sarà finita e avranno tagliato, costruito e saturato ogni mercato.
      Grazie mille per il tuo contributo ci aiuta a riflettere su cosa vediamo e cercare di dargli un ordine.

  2. Mamma mia che atrocità! Chissà poveri Max e Mael cosa avranno provato di fronte a quell’albero dove bimbi ben più piccoli di loro hanno perso la vita in modo così barbaro.
    Faccio davvero fatica ad accettare che un essere umano possa arrivare a compiere atti simili.
    Sono sconcertata e ho il cuore a brandelli.
    Grazie comunque per questa testimonianza che, per quanto cruda, ci mostra un aspetto “purtroppo” reale del mondo nel quale viviamo.
    Vi abbraccio forte forte.
    Sarah

    1. Max e Mael stanno integrando che il mondo non si divide in buoni e cattivi ma è molto più complicato. Queste cose accadevano da noi, sono accadute in Asia ora accadono in Siria e noi ci chiediamo cosa pensano di noi quei disperati che fuggono da orrori simili e si trovano davanti persone che li vorrebbero rimandare da dove vengono. E’ davvero difficile cercare di comprendere le ragioni di tutti.