Su al nord

Su al nord

http://4azonzo.com/su-al-nord
Share Button

Si parte sempre in bus verso il nord del Laos alla ricerca di quello che cercano tutti i viaggiatori, un incontro unico, un esperienza rara. Ci dicono che su sia meno frequentato perché un po’ più scomodo ma, tra le colline attorno a Muang Sing prossimi alla frontiera con la Cina, ci sono numerosi villaggi di tribù tradizionali che vestono e vivono come molti anni fa. Sono gli Akha, Hmong, Lao Huay, Mien e i Lolo.

La prima tappa è la cittadina di Luang Namta, bruttina. Due strade parallele e 3 incroci di case nuove, troviamo però una guest house carina tutta legno e mattoni che fa da base a molti che poi partono in trekking di 2 o 3 giorni in mezzo alla giungla. Il parco dove siamo stati al Gibbon Experience arriva fino a qui. Noi scegliamo invece di starcene rilassati. Il giorno dopo affiatiamo due scooter e gironzoliamo attorno, ci troviamo su un alto piano e tutta la campagna è trasformata in risaie di un verde brillante quasi innaturale è uno spettacolo rilassante e bello.

Risaie
Risaie

L’orizzonte è ampio e vediamo le nuvole correre veloci con un sole splendente a sud e un viola nero venire dalla Cina, quella notte verrà il diluvio.

laos -NamlangTha (18)
Cascate Luang Namtha

Questa terra è ricchissima di acqua da nord a sud e anche qui ci sono delle piccole cascate sempre belle da vedere. Qualsiasi cosa che abbia un minimo interesse in Laos costa un piccolo biglietto d’ingresso (per noi stranieri) che può essere 1, 2 o 3€ e spesso questi soldi vanno alla comunità del villaggio vicino. A fare i biglietti questa volta c’è un ragazzino che avrà 15 anni e fa fatica a dirci quanto costa. A suo insindacabile giudizio Mael non paga. Raffi crede di aver capito e gli fa segno  – Tre!?- con le dita: mignolo, anulare e medio perché il 3 “nostro”, pollice, indice, medio non sempre lo capiscono ma anche così non passa.

La comunicazione è davvero difficile allora lui ci dice quant’è col sistema che probabilmente gli hanno insegnato a scuola per imparare i numeri. Batte 3 volte le mani e a ogni battito scandisce una cifra. Dunque 30.000 kip.

Io gli chiedo di indicarmi in che direzione andare ma sembra uno di quegli impiegati della posta nostrani dietro al vetro e col microfono spento, dunque ci incamminiamo lungo un sentiero da dove vediamo arrivare altre persone, questo finisce poco dopo in mezzo all’acqua ma da li la cascata la intravediamo solo. Non sia mai che non ne abbiamo per la nostra moneta, decidiamo di guadare nonostante un po’ di corrente, le piccole disgrazie sono il nostro parco giochi. In questi momenti topici uno dei ragazzi parte immancabilmente a cantare a trombetta il tema di Indiana Jones.

Bhe, ne è valsa la pena.laos - muang sing (16)_1024x575 L’acqua fresca è piacevole e le cascate sono sempre uno spettacolo. Intanto, scorgiamo un sentiero sul lato opposto del ruscello e capiamo, non bisognava andare dritti ma salire la collina per un poco e poi svoltare a destra per ridiscendere verso la cascata. Tornando, per la strada giusta, dall’alto vediamo e sentiamo due ragazze francesi che sghignazzano e strillano per l’acqua fresca altre due vittime del potere comunicativo del bigliettaio adolescente.

Facciamo fare a quei motorini salite e pantani finché una troppo ripida e bagnata ci obbliga a tornare indietro nel frattempo incontriamo altri motorini, sorridiamo e loro ci salutano – Sabadee- Alcuni son guidati da bambini più piccoli di Max che mal digerisce quell’ingiustizia. A lui tocca aspettare altri 3 anni.

Facciamo fare a quei motorini salite e pantani
Facciamo fare a quei motorini salite e pantani

Il giorno successivo sarà in bicicletta che affronteremo la campagna ancora una giornata rilassante prima di salire più su e più a nord.. Ci siamo accordati con la guesthouse , terranno i nostri bagagli mentre noi con i loro motorini saliremo per altri 60km a Muang Sing e dormiremo lì per visitare le famose tribù delle colline che qui chiamano minority. Qualche anno fa era un avventura da Enduro per motociclisti seri (ed è ancora descritta così da molte guide e articoli su internet) oggi c’è una strada discreta per i nostri standard e eccellente per i loro.

Muan Sing è ancora più brutta ma dei tour salgono da dove siamo venuti noi all’alba per portare i turisti a vedere il mercato del mattino e qualche villaggio, il tutto in giornata, la famiglia di tedeschi che era con noi sugli alberi lo ha fatto il giorno prima di noi e non è rimasta entusiasta. Noi abbiamo tempo dunque lo faremo in due giorni.

laos - muang sing (50)_1024x575
Il verde rilassante delle risaie

La salita è scenografica, foresta e alberi già altissimi che ci guardano dall’alto. Il disordine della giungla è interrotto da campi di grano in pendenza che solo un contadino stambecco può coltivare e da boschi di alberi del Caucciù, un alberino col tronco dritto al quale sono appese le ciotole che raccolgono la gomma naturale.

Dicevamo, il paese di Muang Sing è brutto e polveroso ma dieci chilometri oltre pare ci sia una guest-house in mezzo ai banani. Perdiamo l’indicazione e arriviamo alla fine della strada, anzi alla fine del Laos. Una riga tratteggiate per terra e oltre c’è la Cina. Possiamo dire di averla vista.

Oltre la linea trattegiata la Cina
Oltre la linea tratteggiata la Cina

Ora i turisti che vengono qui sono pochi ma per tutti gli anni 90 c’è stato il pienone e la guest-house s’è fermata li. Siamo gli unici ospiti di una struttura con camere, ristorante, un laghetto e a 500 mt da due villaggi. Si veniva qui non solo per le tribù ma perché fino ad allora era tollerato un discreto commercio di sostanze “strabilianti”. Qui era il cuore del triangolo d’oro, oppio nell’ottocento e primi novecento ed Eroina dagli anni sessanta fino al 90. C’è un ospedale, opera caritatevole di un ex agente della CIA, Tom Dooley, che proprio durante la guerra d’Indocina decise di fare del bene forse per espiare qualche colpa passata o più semplicemente perché gli aerei di medicinali che faceva venire poi ripartivano carichi di eroina che servirà anche a finanziare la guerra segreta dell’America contro l’espansione comunista in Laos. Non lo sapevate? Nemmeno noi ma merita un capitolo a parte.

Ci installiamo nei due bungalow infondo al giardino e poi andiamo a piedi a trovare gli Aka.

Il villaggio è semplicissimo o povero se preferite ma non triste. Le strade naturalmente tutte di terra

Le case sono grandi case di famiglia
Le case sono grandi case di famiglia

costruite su dei pali, sotto è tutto aperto e serve da ricovero per gli attrezzi e per tenerci galline e maiali. Sono maialini piccoli, tutti neri e pelosi che ricordano in piccolo quelli di Cinta senesi. Raffi ed io ci chiediamo perché non imparino a fare due prosciutti, qualche salame che diamine!

Il piano di sopra è una grande sala con un balcone largo sul quale si chiacchiera, si cucina, si cuce. Il tutto fatto di un bel legno duro, tropicale, i tetti sono fatti di paglia o di onduline.

laos - muang sing (46)_1024x575
Gli abiti tipici non ci sono più, restano solo le foto ingiallite nella nostra guesthouse

Siamo osservati ed accolti serenamente, cerchiamo di fare foto discretamente perché ci sentiamo un po’ invadenti. C’è una piccolissima scuola e dei bimbi che giocano nel ruscello. Gli abiti tipici non ci sono più. Restano solo le foto ingiallite nella nostra guesthouse e qualche vecchia signora che porta i loro copricapo, per il resto sono vestiti come noi.

20150730_121159-1_1024x544
Bagno al fiume

Sono bastati 20 anni di turismo per spazzar via i costumi, ora c’è la luce e le prime 2 case di muratura (brutte come la città vicina). Paradossalmente qui si sono conservati grazie ad un regime ottuso che lì ha isolati completamente dal mondo, appena questo ha aperto un po’ hanno cominciato a perdere la loro identità. Cerchiamo di immaginarci gli Aka tra 10 anni e Max li trova molto meglio così, probabilmente ha ragione ma chissà, noi qui ci stiamo solo qualche istante per curiosare e fare foto. Qui c’è gente che sgrana e fa seccare il granturco su delle stuoie, abbrustolisce le arachidi davanti a casa, bambini che inseguono polli, un papà che fa il bagno a suo figlio.

C’è tanta vita, semplice e all’apparenza serena.

Concludiamo la nostra serata mangiando in riva al laghetto dove dormiamo. Ad un altro tavolo ci sono due coppie che erano già li alle 3 quando siamo arrivati uno di loro è alticcio mi parla a gesti, non capisco molto ma fa ridere parecchio i suoi amici. Viene e mi offre di assaggiare un bicchiere di Laolao – Whisky Lao! Whisky Lao!- mi dice mentre versa. Io che ho imparato dalle serate di piano-bar con Paolino a non contraddire gli alticci quando si sentono generosi butto giù tutto d’un fiato il liquore giallino chiaro e mentre lui fa una smorfia che gli contorce tutta la faccia penso -Tutto qui?- E’ una grappa di riso morbida e nemmeno troppo forte suppongo di aver dimostrato di essere un tosto così mi spetta un’altra dose -Ma si va là! Che non è neanche male-

La mattina dopo è il passaparola dei galli che ci sveglia prestissimo. Tanto meglio, c’è da tornare a Muang Sing il mercato del mattino apre prestissimo.

Ancora riso
Ancora riso

Ma voi ci arrivate domani intanto … seguiteci.

2 comments on “Su al nordAdd yours →

Comments are closed. You can not add new comments.

  1. Il verde di quel paesaggio è davvero meraviglioso!
    Ma in pratica il giro alle cascate quanto vi è costato? Certo che hanno una mente contorta, come si fa a fare il tre con mignolo, anulare e medio!?!? Forse sarà questione di abitudine ma a me sembra molto più naturale farlo all’europea!
    Siete sempre fantastici.

    1. Non c’è un dritto e un rovescio, si impara a contare al contrario, si mangiano cavallette e riso e ci pare che è così da sempre e per tutti. Si conta dal pollice, si mangia prosciutto e salame ed è la stessa cosa.