The Joshua Tree – California 3

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Una luce puntata dritta negli occhi e il battito ancora accelerato per la sveglia improvvisa. Siamo nei boschi di pini sulle montagne vicino al lago Arrowhead. La sagoma prende forma attraverso chissà quanti film impressi nella memoria. Cappellone, mano appoggiata sul fianco al calcio della pistola quello che parla ad un paio di metri dallo sportello del Van è sicuramente uno sceriffo. Ha un tono gentile e calmo e ci dice che vuole solo verificare se va tutto bene. Poco più in la il collega, mano sulla pistola è davanti alla porta posteriore del furgone. La macchina con i lampeggianti accesi é parcheggiata in maniera da bloccarci.

Non avendo vie di fuga Giordano schiarisce la voce e cerca un sorriso in mezzo a tutto quel sonno. I racconti “leggendari” di amici che si sono fatti fermare da poliziotti americani parlano di tizi truci e severi, figuriamoci alle 3 di notte su un van pieno di graffiti.

Come parlare al tipo con la pistola dato che il finestrino scende solo con la chiave inserita ?
Aprire la portiera o girare la chiave nel quadro sembrano entrambe soluzioni poco igieniche.

Alla fine  apre un po’ la portiera e parla da dietro al vetro. -Hello officer! mmh..- cerca una comunicazione efficace e chiara dunque nella frase che segue ci sono, in ordine casuale le parole FAMILY, ITALIAN, VACATION il resto sono congiunzioni ed articoli inglesi anche essi in ordine sparso:AND, THE, OR.

Lo sceriffo sembra soddisfatto e ripete – Volevo solo controllare che fosse tutto a posto- Sorride, fa il saluto toccandosi col cappellone, mette in moto l’auto bianca con la stellona sulla portiera e se ne va col suo compare.
Max e Mael non hanno sentito il bussare energico, non hanno visto i lampeggianti e dormono. Giordano ancora rintronato risponde allo sguardo di Raffaella -Era gentilissimo! ..ma che ora é?-

L’alba ci sveglia ci muoviamo in fretta  e pochi metri dopo scopriamo che quelli attorno a noi sono i pini di Twin Peaks e subito il bosco e gli chalet tra i pini assumono un aria sinsitra.
Arriviamo al lago è avvolto nel atmosfera di un luogo di villeggiatura fuori stagione, nella piazza e davanti alle case abitate le zucche di Halloween aspettano la notte delle streghe. È ora di scendere abbiamo ancora parecchia strada e il panorama cambia da alpino, al pre-deserto grigio e sassoso.

Finalmente nel pomeriggio arriviamo a Twentinine Palms, una cittadina che si è sviluppata in mezzo al deserto e dove c’è il visitors center per l’ingresso al Joshua Tree National Park. Questo parco è meno famoso di altri ma è conosciuto per i suoi scenari stupendi e per la presenza di un particolare albero, lo Yucca o albero di Josua, non particolarmente bello ma buffo e spettinato che sembra camminare nel deserto. Per molti è conosciuto perché gli U2 gli dedicarono parecchi anni fa la copertina di un album, The Joshua Tree appunto che li ha fatti diventare quello che sono ora.

Clicca play e continua a leggere. Where the streets have no name

Ci dobbiamo sbrigare ad entrare se non vogliamo rimanere senza un posto dove dormire.

La signorina Ranger che ci fa la carta annuale dei parchi ci spiega come raggiungere il primo camping che è a circa quaranta km di distanza da li, Max e Mael invece dovranno occuparsi di un programma fatto apposta per i ragazzi, si chiama Junior Ranger, chiediamo come funziona, non sembra difficile bisogna osservare le piante, cercare segni degli animali, descrivere, ci facciamo rilasciare due brochures nelle quali ci sono le indicazioni. Se lo completano riceveranno il badge dei Ranger.

Il Cactus Orsetto
Il Cactus Orsetto… non lo abbracciate

 

Saliamo sul nostro Escape in direzione del ingresso del parco, attraversiamo i primi paesaggi desertici e monocromatici che troviamo semplicemente affascinanti.

Raggiungiamo la prima area di campeggio jumbo rocks grazie ad un cartello che in mezzo al niente ci indica di girare a sinistra. Arriviamo davanti ad una buchetta della posta e ad un dispenser di buste bianche da compilare. Non capiamo come funziona, nessuno nei paraggi, dei signori ci spiegano che dobbiamo prendere la busta e fare un giro nel campeggio per vedere se c’è ancora qualche posto poi, una volta decisa la “piazzola”, dobbiamo inserire nella busta i 15 dollari con il numero di posto scelto. Niente di piu facile, tutto si basa sulla fiducia.

Chiunque potrebbe arrivare, sostare e andarsene la mattina presto senza pagare, ma qua nessuno lo fa. Qui sono tutti estremamente educati, puliti, rispettano il parco e cercano di preservarlo intatto.

Non c'è ma c'è il BBQ
Non c’è  la doccia ma c’è il BBQ

Facciamo un giro dentro il campground, enormi e stupende formazioni rocciose che sembrano castelli, animali, teschi… troviamo in un posticino davvero speciale, ai piedi di grossi massi dove Max e Mael si arrrampicheranno sopra almeno cinquanta volte. Il campeggio è essenziale, niente docce,il bagno comune e piazzole dotate di un tavolone con le panche e il posto per fare un barbeque (siamo in USA), noi non abbiamo legna e raccoglierla in giro per il parco può costarci fino a ottomila dollari di multa.

Questa sera ne faremo a meno…

La luce del sole comincia a riscaldare i colori delle rocce, assumono un colore fra il dorato e il bronzo, è un posto magico, c’è silenzio e noi ci godiamo il tramonto dalle rocce piu alte.Senza tempo non parliamo e guardiamo tutti la grossa palla di fuoco scendere piano piano e poi giù in un tuffo.

La notte scende e il silenzio sembra avvolgere il deserto, la temperatura cala cosi tanto che dobbiamo mettere, per la prima volta dall’inizio del nostro viaggio, felpe pesanti.

Non essendoci luce e non avendo acceso il fuoco mangiamo alla luce delle torce e a letto presto.

La mattina dopo in compenso ci svegliamo con il sorgere del sole, fa ancora un bel po’ freddino ma l’aria è talmente pulita che sembra ci faccia bene. Prepariamo la colazione, uova e bacon come i veri cow boy (niente fagioli…) ci piace pensare a come potevano vivere i pionieri alla conquista del west tanto cari agli americani, ci siamo posti spessissimo questa domanda, ci guardiamo attorno e pensiamo a come fosse difficile spostarsi con carrozze o semplicemente solo con cavalli.La risposta migliore probabilmente l’ha data un italiano, Sergio Leone, che invece di mostrare Cow Boys stirati e impomatati li ha filmati sporchi, puzzolenti e cattivi.

Non passano dieci minuti dalla nostra colazione che Raffaella intravede una manina nera muoversi attorno al tavolo, sapevamo della presenza di animali in questo posto ma non immaginavamo che potevano essere cosi vicini. Un “bellissimo” esemplare di tarantola ci viene incontro, rimaniamo un po’ impietriti senza saper bene cosa fare, sarà pericolosa? Morde? Chiamiamo Max e Mael, che agitati e contenti della scoperta, vogliono condividerla con i vicini. Max corre infatti a chiamare il nostro vicino di piazzola per fargliela ammirare, si fa un amico infatti lo re incroceremo e lo riconoscerà  -Hei ! è quello della Tarantola-.

Quelli della tarantola
Quelli della tarantola

Dopo questo risveglio un po’ speciale decidiamo di fare un breve percorso fra le rocce, fino allo skull rock, un’enorme roccia dalla forma di teschio. Il paesaggio è sorprendente, camminiamo fra i Joshua Tree e arbusti di Aloe, qualche coniglio ci passa davanti, le rocce che ci circondano sono altissime, difficili da scalare ma non impossibili, soprattutto per Max.

La Skull Rock è a forma di teschio, si intravede anche dalla strada, molti turisti si fermano per fare foto e per ammirare la grandezza di questa roccia, ci piace salire nei bulbi oculari, sono talmente grandi che ci si può stare in piedi. Noi però abbiamo perso tutte le foto ed i video e ve lo mostriamo attraverso la foto che un amico ( ve ne parleremo presto ) ci ha regalato.

Skull Rock foto di Koustubh Kulkarni
Skull Rock foto di Koustubh Kulkarni

Ritorniamo al nostro Escape, la temperatura adesso è salita e fa davvero caldo, ci dirigiamo verso nord, alla ricerca di un posto dove fare percorsi a piedi e li troviamo la Lost horse Trail, il nome non è motivante ma decidiamo di farlo perché si raggiunge una miniera d’oro abbandonata.

Parcheggiamo e ci armiamo di macchina fotografica e bottiglie d’acqua, il percorso non è lungo ma dobbiamo scendere nel canyon e la risalita sarà dura.

Incominciamo a scendere fra le rocce, gli alberi non ci sono piu e neanche le piante grasse sembra vogliano trovare casa qui, solo cespugli secchi, solo palle enormi di paglia quelle che ruzzolano per le strade nei film western prima del duello. Durante la discesa un altra Tarantola peloso dal quale ci teniamo volentieri alla larga senza disturbare.

Arriviamo alla miniera abbandonata, le entrate sono state bloccate con degli assi di legno per evitare che curiosi e turisti ci si possano avventurare, ci sono ancora i binari con i carrelli e buttata in un angolo una caldaia ed un enorme pistone probabilmente muovevano i vagoncini carichi pietre. Un cartello racconta la storia dei vari proprietari, di come la miniera abbia cambiato padrone anche grazie ad una pistola e di come in definitiva di ora da li non ne sia uscito tanto quanto sognato.

Tornati al Van una ragazza ci sente parlare e ci saluta in italiano è partita da Faenza, vive qui da 2 anni e si sposta con la sua piccola Harley Devidson (si ci sono anche quelle piccole). Ci racconta che trova lavoretti per mantenersi un po’ e poi si sposta di nuovo. Un altro viaggiatore che non sa ancora dove va e quanto dura il suo viaggio.

Proseguiamo il nostro giro, i paesaggi cambiano, arriviamo fino al Cholla cactus garden, un cactus particolare chiamato anche Teddy Bear Cholla, sembra se visto da lontano, un orsetto dal quale bisogna trattenersi dalla voglia di abbracciarlo… si capisce il perché. Si tratta di una pianta grassa dalle spine molto molto dure e difficili da togliere. E’ bellissimo, il verde ed il giallo dei cactus contrastano con il colore del cielo blu, un giardino con un sentiero labirinto creato apposta per camminarci in mezzo. Max pesta un piccolo ciuffo di Cholla, le spine perforano la suola delle scarpe e per piu di mezz’ora rimarremo li a cercare di togliere gli aghi .

La notte dormiamo in un campground piu piccolo, solo 10 posti, per fortuna siamo arrivati in tempo per accaparrarci uno degli ultimi. Affianco a noi una coppia di canadesi che ogni anno viene al Joshua a passare le vacanze da circa vent’anni. Guardano Mael e Max arrampicarsi sulle rocce e ci raccontano con un po’ di nostalgia quando venivano con i loro figli. Sono innamorati di questo posto, conoscono ogni angolo e ogni particolare, ci danno il benvenuto e ammiriamo con loro un tramonto indimenticabile, probabilmente uno dei piu belli del nostro viaggio fino ad ora.California - cell Raf89

La notte è scesa e si è portata con se il freddo, ci sediamo con le nostre seggioline attorno al piccolo fuoco che siamo riusciti ad accendere, durerà poco ma ci mette di buonumore ed il suo spegnersi ci che la giornata è finita.

Ogni luogo che si vuole visitare qui deve essere raggiunto in macchina le dimensioni di questo parco sono sterminate, per 3200 km quadrati non si può costruire niente. Parcheggiamo e scendiamo a piedi nella  Hidden Valley, la valle nascosta dove i ladri di bestiame nascondevano cavalli e buoi rubati. Sembra strano pensare che Garibaldi aveva appena finito la sua vacanza a Teano quando qui i ladri di bestiame cancellavano la marchiatura dei vecchi proprietari.
La valle è circondata da formazioni rocciose, chiuse a cerchio, difficile farsi scovare qui dentro anche con 200 vacche, le rocce sono altissime e dei ragazzi scelgono questo posto per fare arrampicata. Camminiamo lungo il sentiero, basta poco e ci immergiamo nel silenzio. I due piccoli aspiranti Renger trovano insieme a Giordano (che forse vorrebbe anche lui avere il kit ) le tracce di un serpente, dei corvi, dei piccoli topi canguro. Identificano piante, arbusti, cactus rocce è un vero lavoro scientifico.

The Pladge ( il giuramento )

Il viaggio riparte, malvolentieri, lasciamo il Joshua che ci ha emozionato con il suo silenzio ma prima di uscire ci rechiamo dai Ranger. Il lavoro di Max e Mael viene analizzato. Gli chiedono cosa si può fare per aiutare il parco e la natura in generale poi, la mano destra alzata, devono recitare difronte al Ranger il giuramento.
Quando saliamo sul van siamo sempre in quattro: Mamma, papà e due Junior Ranger con tanto di distintivo. È roba seria.
California - cell Raf109California - cell Raf107
Andiamo a cercare la Route 66 il nostro road movie continua.. e comunque a Bono e compagni… anche nel deserto le strade HANNO un nome… seguiteci

3 comments on “The Joshua Tree – California 3Add yours →

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  1. Siete fenomenali! Io la tarantola l’avrei spappolata senza pensarci su due volte.
    È davvero un posto magnifico e il tramonto che avete immortalato è magico.
    Un abbraccio ai due nuovi Rangers.
    Sarah

  2. quante emozioni quanti bei posti….ci fate attraversare….con i vostri viaggi…. grazie <3

  3. …io sono sempre con voi, nonostante i lunghi percorsi, non sono mai stanca……Leggervi e guardarvi mi riempie il cuore di emozioni….Vi abbraccio, un grosso bacio ai Rangers..