Tokyo è il posto più caro del mondo ed altre frasi fatte

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tokyo - Lumix B (105)Il Giappone è un piccolo paese a forma di banana con il doppio degli abitanti dell’Italia e ogni volta che si muove qualcuno ne parla… a sproposito.

È l’oriente più estremo che c’è tanto che, dopo di lui, siamo in occidente. È un oriente così estremo che quando dal Giappone si va’ in occidente (negli USA) si torna indietro di un giorno. Per noi latini poi è estremo come stile di vita, alimentazione, cultura, lingua. Per i 4aZonZo è estremo anche perché  tutto costa una fortuna (sicuri?) e così resterà tra i posti dove saremmo curiosi di andare. (sicuri?)

La Cina sembra il posto meno caro per fare il grande salto dall’Asia all’America. Anche se, a ben guardare la differenza tra passare da Pechino e Tokyo è davvero minima ma le ore di viaggio sono molte molte di più nel primo caso. Ormai anche voi avete imparato con quale rigore e metodo scegliamo la nostra tappa successiva e dunque si scatena la ricerca incrociata; voli, alberghi, ostelli, guesthouse, dove mangiare per evitare di essere tutti i giorni da Mc. Chi c’é stato cosa racconta? Viaggiare così prima di internet sarebbe stato quasi, ….quasi, impossibile. Ma di Tokyo troviamo tanti luoghi comuni e qualche notizia fresca. Ci vien proprio voglia di verificare gli uni e gli altri e così decidiamo che uno stop ce lo faremo.

Già che ci troveremo li perché non trascorrerci un paio di giorni? Due giorni non ci manderanno mica in bancarotta.

Per farla breve troviamo casa a una cifra ragionevole, posizione ragionevole e, alla fine, trascorreremo non 2 o 3 ma 23 giorni nel posto in cui non saremmo mai andati, a Tokyo. James Bond aveva proprio ragione e il primo luogo comune da sfatare é che Tokyo sia la città più cara del mondo. Balla lo é molto meno di Londra, meno di Parigi, forse costa come Milano ma forse ancora meno. Seguiteci.

Sbarchiamo all’aeroporto Narita che è già sera, il doganiere di turno è serio ma non burbero. Ci squadra per bene uno alla volta, ci prende le impronte digitali, ci fa una foto e poi appiccica i bollini sui passaporti, per la prima volta non é un timbro. I tizi che vi fanno entrare in un pese hanno tutti una cosa in comune, dopo che vi hanno apposto il visto sul passaporto, assumono immediatamente un’aria più distesa, come se quel gesto avesse cancellato ogni possibilita che voi siate una minaccia per il suo paese.

Troviamo facilmente la stazione del treno arriviamo al nostro binario e li vicino alla striscia gialla del marciapiede una ragazza con una divisa da scolara blu, gonnellona a pieghe, calze bianche e mocassini che aspetta il treno. Siamo in Giappone.

Tokyo, Tokyo

NON aprite quella porta
NON aprite quella porta

A Tokyo c’é una fermata della metro che si chiama Tokyo e quando ci si arriva una voce registrata  ripete 2 volte con enfasi – Tokyoo! Tokyoo!-
Tokyo ha 13 milioni di abitanti, 23 quartieri che sono dei comuni dentro alla città e la nostra prima casa si trova a Shinagawa. Non è al centro ma d’altronde a Tokyo non c’è il centro, c’è un area grandissima con diversi punti interessanti. La metro la percorre in tutte le direzioni, ne esistono svariate linee e ben 7 compagnie diverse, di solito attorno ad una stazione importante ci sono le cose da vedere, più ci si allontana più si entra nei quartieri residenziali. Il nostro non fa eccezione dunque casa nostra è dici minuti a piedi dalla metro. È un po’ tardi, siamo stanchi dunque meritiamo un Taxi.

Qui sono macchine bruttine la cui linea é rimasta al 1980, cambia il colore ma l’auto é sempre quella. NON aprite o chiudete la portiera perché lo fa da sola. L’indigeno non parla inglese ma ci parla giapponese come se lo capissimo. Gli mostriamo la scritta, in giapponese, che ci ha mandato la proprietaria dell’appartamento ed anche così pare perplesso, ci pensa un poco e poi mette in moto. E già, perché  a Tokyo nessuno abita in piazza Garibaldi o via Pinco perché le vie non hanno nome ne numero e trovare un indirizzo é una piccola caccia al tesoro. Ecco gli indizi:

Tokyo, Shinagawa, 11,3,103

Città – Nome del quartiere – numero del Chome (che é un area e non una via del quartiere) – numero dell’edificio, cioè il civico, e l’appartamento o l’interno dunque noi stiamo a:

Tokyo,Shinagawa, chome 11, casa 3, appartamento 103.

In realtà non é difficilissimo ma può essere lungo specie a piedi, si parte dal macro e si cerca di avvicinarsi al micro. Quando sulle case trovi scritto ad esempio 12-4 sai che sei al Chome 12 quindi continui dritto, se cominciano a comparire sulle case dei 13-x torni in dietro, se invece cominci a vedere un 11-10 sei vicino. Empirico.

Il tassinaro sorride, l’ha trovata e ce la indica. A noi basterà trovare il numero sulla porta.

Nella mail c’erano anche le istruzioni per trovare la chiave ma dopo una lunga caccia al tesoro sul pianerottolo alla luce dei cellulari, disperiamo. Sono passate le 23, il nostro contatto ci ha scritto che parla poco inglese e di scrivergli cose semplici, figuriamoci parargli al telefono, noi siamo in un area silenziosissima con una voglia sola… urlare. Poi Raffaella tenta l’intentabile. Qualcosa che nessuno dei 3 maschi avevano pensato di fare. Abbassa la maniglia della porta e invece di spingere tira verso di se. Quella si apre come se niente fosse . Silenzio.

Lezione numero 1: In Giappone la porta di casa si apre verso l’esterno e non verso l’interno.

Lezione numero 2: I Giapponesi sono diffidenti. Falso! Si fidano tanto da lasciare la porta aperta.

Dentro, su un tavolino, le chiavi, un bigliettino di benvenuto e le istruzioni della casa e del quartiere.

L’appartamento é davvero piccolo e tutto in lunghezza. Si entra diretti in cucina, nello stesso ambiente c’é il bagno, più piccolo di quello di un Airbus, poi infilate la prima camera e la seconda. Il pavimento è di stuoia, le pareti scorrevoli separano le camere e nascondono l’armadio.

Mael: -Papà! È come l’armadio dove dorme Doraimon!!- Siamo in Giappone.

La mattina dopo Giordano riprende in mano le istruzioni lasciate da Miyuki. C’é la stampa della cartina della zona e la strada fotografata in decine di scatti per arrivare alla lavanderia, alla fermata del bus, al piccolo market vicino. Una specie di street view di Google cartaceo e dettagliato. 7eleven sono dei drugstore che si trovano ovunque in Thailandia e che hanno salvato qualche cena e pranzo, li ritroviamo qui. Hanno un po’ di tutto, sono aperti di solito fino a tardi. Stiamo cercando la nostra prima, prima colazione in Giappone che sarà a base di ciambelle e latte.

Il latte pare una cosa banale ma è la prima cosa che recuperiamo con piacere. Fin qui, in oriente era quasi assente. Si incontrano mucche e capre eppure nessuno beve latte o fa formaggio, quando c’é, é un baloccone che sa di sottiletta fila e fondi e viene dall’Australia. Insomma perché dovrebbe fare così schifo agli orientali un alimento che da noi serve ad iniziare la giornata?

La risposta sta nell’evoluzione della specie. Solo il 35% degli esseri umani digerisce il latte naturalmente. Tutti gli altri lo devono “imparare”. Noi europei cominciamo da subito, gli orientali no perché non é tradizione ma, dato che i Giapponesi hanno cominciato a frequentarci più di chiunque altro da queste parti fin dal dopo guerra, un Cappuccino ogni tanto se lo fanno anche loro ed ecco spiegato perché  qui é facile bere latte mentre in Cambogia o in Vietnam no.

Ancora una volta é bello avere una casa, una cucina e una chiave che non sia attaccata ad un portachiavi con un numero.

20151019_164639Esploriamo il quartiere e sentiamo subito un’altra differenza. La sentiamo con le orecchie. C’é silenzio. Nelle stradine strette di case basse dove stiamo ma anche sulle strade molto più ampie e trafficate poco lontane. Motori diversi dal resto dell’oriente?

L’unica anarchia è consentita ai cavi delle luce che come nel resto dell’Asia si annodano da una parte all’altra della strada, senza però eguagliare quelli di Bangkok.
Le strade sono immacolate nonostante la totale assenza di pattumiere. A Tokyo portatevi in tasca un sacchetto perché qualsiasi cosa vogliate buttare dovrete portarvela a casa o, come abbiamo imparato guardando gli altri, dovrete entrare in un market che abbia anche l’angolino per scaldare le vivande ed usare i loro cestini.

A Shinagawa ci sono grandi edifici di uffici e le casette dove stiamo, una lunga strada pedonale, piccoli commerci, ristoranti. Sembra che riescano a sopravvivere anche senza un mall o un centro commerciale vicino.

tokyo - Lumix A1 (12)

I giapponesi sono frenetici e stressati.

Falso anche questo. Questa potrebbe essere la Lezione numero 3. La gente per strada cammina, sorride, ascolta l’ipod e corre molto meno di un romano o di un parigino che esce dalla metro.

Sono di un’educazione stra-or-di-na-ria, tanto che fanno la coda anche sotto la pensilina degli autobus in attesa che arrivi, se piove 5 o 6 stanno al coperto e gli altri si bagnano perché una fila e fatta di persone .. in fila. Da noi, come direbbe Giacobazzi, c’é sempre un primo, due secondi a pari merito e quattro che se la giocano per il terzo posto ma tutti al coperto sotto la pensilina, aggiungo io. Sono talmente educati che se gli chiedete un’indicazione e non sono in grado di darvela vanno in paranoia. Potrebbe anche essere un divertente passatempo sadico, andare in contro a uno con un foglietto scritto in italiano o in inglese e vedere che faccia fa quando gli chiedete – Belo!  In du ela la stazion dla Metro?- Anche qui rigorosamente in ferrarese tanto il loro inglese é mediamente più scarso di quello di un italiano scarso in inglese. Poi, godersi lo stupore e la disperazione mentre vi parla come se lo capiste. Noi però non siamo così sadici e poi i giapponesi hanno pensato anche a questo. Ci pensano le istituzioni.

20151020_181727

Ogni tanto trovate un ufficetto il Koban. Dentro, uno, massimo due poliziotti che sono li apposta. Alla domanda tirano fuori un librone con tutte le risposte e cominciano a sfogliare finchè voi, stufi di non capire li ringraziate e ve ne andate sorridendo. – Si belo. Grazie belo – A modo suo il Sistema funziona e questo é un buon esempio di come vanno le cose in questo paese. Devono funzionare, magari in modo paradossale ma funzionare.

Girare per Tokyo però non é poi cosi difficile. C’é un segreto che nessuno di quelli che ci sono stati vi dice e persino noi ci abbiamo scherzato nei nostri video (clicca QUI per vedere Li proviamo per voi – La metro a Tokyo )

Qui quasi tutto é scritto anche in inglese. Dunque nella peggiore delle ipostesi sapete almeno come si pronuncia.

I giapponesi mangiano solo pesce crudo.
Luogo comune che anche sta volta é falso. Sarebbe come se un australiano vedendo che tutti i ristoranti italiani nel suo paese sono pizzerie pensasse che gli italiani mangino sempre pizza (ed infatti molti lo pensano). I ristoranti di sushi sono davvero una minoranza rispetto a tutti gli altri, d’altronde non é che qui il pesce saliti da solo dentro ai pescherecci dunque è costoso come da noi. Il riso, quello si che non manca mai. Finalmente un punto per i luoghi comuni.

20151019_164721Camminiamo tanto e, affamati, entriamo a mangiare in un posto che scopriremo essere una catena diffusissima. Non ci sono tavoli ma solo un bancone, ci si siede uno accanto all’altro e ti servono da mangiare, indichiamo cosa vogliamo sul menù ma la cameriera sembra non capire e ci vuole spiegare qualcosa eppure stiamo indicando col dito le foto di quello che vogliamo. Davvero tonta!

Cerca di spiegarci qualcosa poi ci scrive il totale su un foglietto, alla faccia della fiducia si paga in anticipo. Se ne va e torna col resto ed un fogliettino che mostra e ci riprende. Mentre aspettiamo osserviamo che chi entra va ad una macchinetta, una specie di bancomat. Sceglie il piatto, infila dei soldi ne ritira un foglietto e lo da alla cameriera.

Tonti noi a non aver capito come si ordina, era andata coi nostri soldi a fare l’ordine alla macchinetta al posto nostro, tra parentesi la macchinetta è anche in inglese e basta schiacciare la foto di quello che si vuole.

Arrivano i vassoi, Mael ci spiega come si mangia il riso con le bacchette a Tokyo, l’ha imparato da Doraemon. Avvicina la tazza alla bocca e poi lo spinge dentro con le bacchette come fossero una pala, stiamo per sgridarlo ma affianco a noi c’è un signore che fa la stessa cosa dunque o guarda lo stesso cartone animato oppure é un altro punto per gli stereotipi.

Fin qui strambo ma non strano però stiamo per salire sulla metro per andare a AKIHABARA il quartiere dedicato all’elettronica, ai videogiochi e ai cartoni manga. Preparate 170 yen, il biglietto ve lo fa Max e poi… seguiteci.

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  1. Beh non ci trovo nulla di strano nella voce che dice Tokyo Tokyo, anche da noi quando si arriva con il treno da Bologna o Venezia si ode una messaggio vocale che annuncia:”FFerara FFerara sssstazione di FFerara”!

    1. Hai proprio centrato. Quel FFerara sssstazione con una R sola e tante S é proprio come ci si aspetta che lo dica uno di Ferrara.
      Ora cerca di immaginarti una signora di Tokyo che dice :”tokyoo, tokyoo”.
      L’hai sentita? Bhe! Era proprio come l’hai sentita tu.

  2. OK HO TUTTE LE ISTRUZIONI X ANDARE IN GIAPPONE,GRAZIE.E’ PROPRIO L’HO DICO E’ UN PECCATO MORIRE E ANCHE SOLO ESSERE VECCHIETTE,MA GRAZIE A VOI RIESCO A VIAGGIARE.