Viva Las Vegas

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California - cell Raf290
Lo Stratosphere.. e Raffaella

Nel mezzo della diga Hoover c’è il confine fra lo stato dell’Arizona e quello del Nevada, noi arriviamo poco prima del calar del sole ma veniamo fermati per il controllo dei mezzi che viene fatto a circa un km dalla diga. Due poliziotti ci chiedono di aprire il porta valigie sopra il tetto del Van, tira un vento fortissimo e prima di riuscire a tirar fuori la scaletta passa un po’ di tempo. I due poliziotti sono curiosi di sapere da quale paese arriviamo. Iniziamo quindi a parlare dell’Italia e uno dei due policeman ci dice fieramente che suo nonno era originario delle Cinque Terre (che “strano”, tutti i nipoti degli emigranti che abbiamo incontrato arrivano da Positano, Taormina o dalle Cinque terre. Ce ne fosse uno che viene da un posto brutto) ci racconta che quando il nonno è arrivato a Ellis island con la nave gli hanno cambiato il cognome, da Sabbatino a Sabadino, ce la racconta come la grande storia della sua famiglia e ci tiene nel dirci quello che per lui  è il suo vero nome Sabbatino ma la targhetta dorata che ha sul petto gli da torto. Appena aperto il vano dei bagagli sembra non interessargli più, ora tra di noi c’è una connessione, ce lo fa richiudere e ci saluta con un con un gran sorriso augurandoci un buon viaggio.

Passiamo sopra la diga con il nostro van, parcheggiamo oltre il ponte e scendiamo a vedere quest’opera costruita sul fiume Colorado all’inizio degli anni trenta.

fermi in mezzo alla diga leggete 2 orologi con un ora di differenza. Eppure fanno entrambi l'ora esatta.
fermi in mezzo alla diga leggete 2 orologi con un ora di differenza. Eppure fanno entrambi l’ora esatta.

Ai due lati della diga diga ci sono altrettanti orologi, uno segna l’ora dell’Arizona e l’altro quella del Nevada, il fuso orario cambia di un’ora dunque da adesso dobbiamo ricordarci che le ore che ci separano dall’Italia sono nove. La diga è davvero un’opera impressionante specie se si pensa agli anni in cui è stata costruita. Di quegli anni porta anche lo stile. È un posto turistico ma va visto per la sua maestosità e per la vista che ci offre. Il lago artificiale che si è formato è il più grande degli Stati Uniti, non visiteremo il museo vista l’ora, ma ammiriamo dall’alto i colori rossastri delle rocce dei primi canyon che incontriamo e le varie tonalità di blu che si formano nel lago.

Terminiamo il giro a piedi e ci mettiamo in strada per Las Vegas. Arriviamo al momento giusto, la notte è scesa e le luci della Strip ci danno un primo assaggio di cosa vedremo in questi giorni, la percorriamo tutta, dall’MGM allo Stratosphere passando per il Paris ed il Bellagio, ogni Hotel Casino qui ha un tema e un’attrazione.

No non è Parigi è Paris
No non è Parigi è Paris

Siamo davvero sorpresi dalle luci, Vegas è la città degli eccessi, dei casinò e dei mega alberghi, i più recenti sono di design, nuovi e origniali altri invece sono la perfetta copia ridotta in scala di luoghi esistenti altrove: NewYork, Paris, Venice. Chiediamo una camera in due motel economici ma le trattative con i due rispettivi gestori sono poco simpatiche, di una vediamo anche la stanza. Ci guardiamo e ci stupiamo che per terra non ci sia la sagoma disegnata del morto – No thanks- La signora gestora ci rimane male ma per pochi dollari in più possiamo permetterci lo Stratosphere, un hotel di 2500 camere con casinò annesso e affiancato da una torre di 350 metri. Non è lussuoso ma è uno dei simboli della città e dalla cima della torre si domina Sin City (la città del peccato)

Milioni di luci colorate ai nostri piedi e, oltre a quelle, solo il buio del deserto
Milioni di luci colorate ai nostri piedi e, oltre a quelle, solo il buio del deserto

Ci sistemiamo in una delle ultime camere disponibili e decidiamo subito di salire sulla torre. Prendiamo l’ascensore, piano 108, il vento quassù è fortissimo, godiamo tutti del paesaggio davvero spettacolare sulla città, milioni di luci colorate ai nostri piedi e, oltre a quelle, solo il buio del deserto e delle montagne. Per chi vuole farsi un’overdose di adrenalina, da qui è possibile fare bunging jumping o provare le montagne russe che ti sparano  giù nel vuoto a tutta velocità oltre il parapetto della torre, puoi anche sederti in una specie di braccio che ti fa roteare, faccia in giù, nel vuoto per cinque interminabili minuti. Nessuno di noi 4 li ha voluti provare ma, il solo guardare la faccia e sentire le urla di quelli che le facevano è stato uno spasso.

Su scelta di Max e Mael ceniamo in un ristorante tipico nordamericano dalla grande M gialla. Lo trovate sicuramente anche da voi, il gusto è davvero lo stesso, quello che cambia sono le porzioni.  Subito dopo decidiamo di assaporare la vita notturna della città. Parcheggiamo dietro il Paris e ci dirigiamo a piedi verso la Strip, la via su cui si affacciano tutti i Casino. Naso per aria gironzoliamo osservando chi entra ed esce dalle sale. Arriviamo appena in tempo per lo spettacolo di fontane al Bellagio, enormi getti d’acqua e luci che danzano al ritmo di “con te partiro”di Bocelli ci fanno entrare nel pieno spirito della città, un misto di tamarro e patacca ma talmente grandioso ed esagerato da farti aprire la bocca. Ammiriamo lo show insieme a tanti altri passanti fino a quando Mael incomincia ad accennare segni di stanchezza, siamo talmente circondati da luci e gente in movimento che ci sembra un peccato andare a dormire subito però è mezzanotte e siamo tutti in piedi dalle 6 cosi torniamo allo Stratosphere dove il casinò è pieno di persone, la gente che vi è dentro non avverte il passare del tempo perché avvolta da un’atmosfera buia alla ricerca della combinazione vincente alle slots machines. Passiamo le sale da gioco, i tavoli verdi e i croupier quasi annoiati e andiamo a dormire.

Nonostante le lenzuola pulite e i letti comodi ci svegliamo tutti e quattro ancora con il sorgere del sole, non sono neanche le 6 e abbiamo tutti gli occhi spalancati, facciamo fatica a riprendere sonno. Ne approfittiamo per la doccia calda e per leggere un po’ di mail.

Non hanno vinto tutto. C'é ne andiamo con un voucher da 3 Cents..al portatore
Non hanno vinto tutto. C’é ne andiamo con un voucher da 0.03$..al portatore

Giordano ed io decidiamo di scendere al casinò e tentare la nostra fortuna, non siamo giocatori ci diamo un minuscolo budget oltre il quale non possiamo andare ma è talmente basso che basta una mezz’ora per perderlo giocando centesimi.

Bighelloniamo e cerchiamo di recuperare poi a metà mattina usciamo all’aria aperta per fare un giro sulla strip. A me sembra di conoscerla già dai racconti di nonno Cesare che c’è stato ben 2 volte. Il Venetian, il Cesar Palace o il Flamingo sono sì cosa nuova, ma non completamente. La giornata è bellissima e il sole riscalda l’aria rendendo la passeggiata davvero piacevole. Non abbiamo una meta, zonzoliamo fuori e dentro questi mastodontici hotel e casinò rimanendo impressionati da quanto possano essere l’esatta rappresentazione del kitsch. Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta, devo dire però che il Venetian in materia va mooolto forte. La piazza che affaccia su strada è una perfetta riproduzione della nostra Venezia dove persino i ponti e i canali sono veri solo che per salire sul Ponte di Rialto si usa un tapis roulant e le gondole, su cui puoi decidere di farti un giro, hanno un vero gondoliere che canta “O Sole Mio” con un accento degno di Dean Martin, rema senza fatica nel canale che per la cronaca si trova al terzo piano del Casino ed è abbastanza grande da far incrociare due gondole. La gondola è perfetta salvo il dettaglio del pedale acceleratore con il quale il piede del gondoliere regola la velocità. Tutto ciò a noi fa sorridere ma sembra essere estremamente romantico per gli americani che fanno mezz’ora di coda per salirci sopra pagando di più di una gondola a Venezia, quella vera.

Piazza S.Marco è affianco L'Isola del Tesoro
Piazza S.Marco è affianco all’Isola del Tesoro
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La serra incantata del Cesar

La parte dedicata ai casinò è immensa, oltre diecimila metri quadrati di slot macchine e tavoli verdi, gente di tutte le nazionalità si aggira per le sale, molti si fermano a giocare mentre noi ci limitiamo a guardare perché con i ragazzi al seguito possiamo entrare ma non possiamo soffermarci vicino ai tavoli o alle slots.

Le boutique che circondano le sale sono solo di lusso, ogni casinò ha il suo Gucci, Dior o Bulgari cosi se la serata è buona non devi neanche fare troppa strada per riuscire a spendere la piccola fortuna che hai vinto se invece è andata male ti puoi consolare con un poco di shopping compulsivo.

Questa notte pero non dormiremo in un casino, nel pomeriggio, verso le cinque abbiamo appuntamento con Zee, una ragazza che ha accettato la nostra richiesta di alloggio tramite il sito di couchsurfing (letteralmente significa fare del surf sui divani) questo mezzo permette di scambiarsi alloggi fra persone. I motivi per cui la gente pratica il couchsurfing possono essere tanti, principalmente si fa se si viaggia con budget limitati ma può essere interessante anche per conoscere la gente del posto, scambiarsi tradizioni o semplicemente praticare una lingua diversa dalla propria.

Arriviamo a casa di Zee con una mezz’ora di anticipo, abita a circa 20 minuti dal centro di Las Vegas, siamo un po’ agitati, per noi è la prima esperienza e non sappiamo bene come dobbiamo comportarci. La casa di Zee è molto grande, si trova in un quartiere residenziale, simile a quello di centinaia di film americani, scendiamo e suoniamo alla porta principale, aspettiamo un po’ e vediamo dietro la porta di vetro che ci viene ad aprire una bambina. Salutiamo e ci presentiamo, dietro a lei c’è Zee, la riconosciamo è quella della foto del profilo!

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Nuovi amici a casa di Zee

Ci accolgono tutte e due con un gran sorriso, Zee è una “signora” di quarant’anni che vive a Las Vegas da quando è andata in pensione… avete capito bene, in pensione. Ha lavorato 20 anni per il governo americano, in giro per il mondo in Sicilia, Giappone, Vietnam… Ha due bambini, un maschio di 11 e una femmina di 9. Come Max e Mael.

Ci mostrano la nostra camera e ci dice che Max e Mael possono anche dormire nella camera di suo figlio Rachid, ovviamente accettano molto volentieri, hanno voglia di condividere qualcosa con qualcuno della loro età.

Per ricambiare il piacere di essere ospitati, andiamo a fare una piccola spesa per preparare la cena, niente di speciale ma pasta alla Norma e bruschette faranno la gioia di Rachid e sua sorella. I 3 maschi, all’inizio timidi, rimarranno svegli fino a tardi, sembra non esserci una barriera di lingua, poche parole ma i gesti e sorrisi fanno il resto, se la cavano bene.

Il giorno dopo i ragazzi vanno a scuola ma gli promettiamo che torneremo presto per giocare con loro, sono contenti e sembra che vadano con uno spirito diverso.
Noi 4 intanto ne approfittiamo per fare un altro giro in città, ci piace visitare i mercatini di modernariato e troviamo una via un po’ decentrata che sembra essere una concentrazione di antiquari e rigattieri e murales.California - cell Raf305 California - cell Raf304 California - cell Raf299 Ci perdiamo nei vari magazzini e nel pomeriggio, come promesso, facciamo ritorno a casa.

I ragazzi si ritrovano e  vanno giocare in strada, Rachid da lezione di skateboard a Max. Noi parliamo con Zee non ci sono barriere, lei ci fa sentire come se fossimo a casa nostra, ci capiamo bene e ci scambiamo grosse risate su esperienze di vita passate. Zee ospita gente in continuazione con questo sistema. È anche lei una viaggiatrice e ci racconta che avere sconosciuti a casa e il suo modo di viaggiare anche quando non viaggia. È curiosa e sogna di partire un anno come noi con i suoi figli che allora ne avranno 14 e 11. Non credo abbia bisogno di incoraggiamenti ma il fatto di incontrarci la rassicura sulla possibilità di fare questo viaggio.

a lezione di skate
a lezione di skate da Rachid
Zee e Raffi
Zee e Raffi

La sera Zee si presenta con i capelli più lunghi di 20 cm e andiamo tutti a Freemont street, si tratta della “vecchia” Vegas. Caduta in disgrazia a favore dei giganteschi Casino della Strip é oggi risorta grazie al suo “soffitto” che è uno schermo di led lungo quanto la strada. È punto di incontro di buskers più o meno bravi tra cui una signorina in toples che per un po’ di soldi si fa prendere in foto e che ha messo in fuga gli sghignazzanti Rachid, Max e Mael con un solo sguardo.

Ristoranti storici e vecchi casino fanno da cornice a questi personaggi stravaganti e alle bancarelle. È in una versione irriconoscibile di questa strada che comincia il film del ’64 Viva Las Vegas con Elvis Prisley. Il film era davvero una schifezza ma la canzone è praticamente l’inno non ufficiale di Vegas. Salutiamo Zee e i suoi 2 figli, gli ennesimi viaggiatori che incontriamo, salutiamo anche il dormire in un letto.

La strada ci chiama e come, abbiamo imparato, sarà dritta come la pista di un aeroporto, ci deve portare in un posto che solo per il nome è già evocativo. È il regno dei coyote, dei serpenti a sonagli e degli avvoltoi pelati. Portate l’acqua perché dove andiamo non c’è riparo dal sole e non c’è scampo dal caldo. Andiamo nella Valle della Morte…seguiteci.

3 comments on “Viva Las VegasAdd yours →

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  1. Mi sorprende molto che non abbiate provato il bunging jumping…..la Zoee deve essere proprio una tipa in gamba

  2. rientro ora da un incontro con molti altri e la presentazione di un non probabile sindaco di ROMA (NON che lui non sia capace ma solo perchè questa “mia” sinistra per ora stà al 4.6% ma auspichiamo una risalita.apro il mio comp. e leggo della vostra straordinaria visita a Las Vegas e dintorni e dell’ospitalità straordinaria e delle stupende amicizie dei nostri ragazzi.Esperienza GRANDE che mi da la visuale di questo grande mondo fatto di straordinari personaggi e come diceva mia nonna,”le un pca murir”grazie a voi vivo tutto insieme a voi come fossi li.La vostra intelligenza e sensibilità sono esaltanti e meritano tutto il rispetto del mondo.vi sono vicina più di quanto percepiate.allargo le braccia per stringervi forte forte.